JENNIFER VANDERBES.
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UN GIORNO SAPRAI.
Parte 1.
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Titolo originale: Easter Island. 2003.
Traduzione di: Katia Bagnoli.
2004. Arnoldo Mondadori Editore, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
            Fondazione Ezio Galiano
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Quell'isola era materiale mitico, una paura resa fisica: la solitudine fatta terra. Forse per questo aveva deciso di venirci, per esplorare la geografia della sua solitudine.
Mystery, amore, egotismo si mescolano in questo romanzo che segna l'esordio di una voce nuova e di forte personalit, trasportandoci nell'isola di Pasqua, "la pi remota che si conosca", per raccontarci le vicende di due donne le cui vite si riflettono e si intrecciano al di l degli anni che le separano.
Nel 1912, dopo l'improvvisa scomparsa del padre, Elsa Pendleton sposa un antropologo inglese pi anziano di lei: non  solo per dare un futuro alla sua vita,  anche l'unico modo che le resta per prendersi cura dell'amatissima sorella Alice, una ragazza difficile che sfiora l'autismo. Anche se questo vuol dire trasferirsi nell'isola di Pasqua in una lunga spedizione finanziata dalla Royal Geographic Society per studiare i moai, le grandi teste di pietra il cui mistero non  mai stato svelato.
Per Elsa  l'inizio di un'avventura, non sa che in quell'isola sperduta conoscer se stessa, lasciandosi conquistare dai misteri di quella civilt sconosciuta e riscoprendo un disperato amore.
Sessant'anni dopo, la biologa americana Greer Farraday giunge sull'isola per verificare una strana teoria sulla rovina dei moai e la loro parziale distruzione a met del Settecento.
Come Elsa, cerca di affondare nello studio i ricordi di un passato doloroso, il suicidio del marito e i tradimenti della comunit scientifica.
E come per Elsa  l'inizio di un'avventura dentro se stessa, la ricerca di una verit che  prima di tutto la verit sui propri sentimenti e sui propri ideali. Una serie incalzante di scoperte segna le vicende di queste due donne fragili e coraggiose che nel portare alla luce i misteri di quell'isola non esitano a confrontarsi con se stesse e le persone che amano, in un modo che cambier per sempre la loro vita.
Costruito su trame parallele che convergono attraverso il tempo, Un giorno saprai  un romanzo elegante e di grande respiro narrativo, sicuro nel dare vita ai personaggi, colto e suadente nelle descrizioni storiche e scientifiche, ricco di pathos ed energia.
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Jennifer Vanderbes ha 29 anni. Laureata alla Yale University nel 1996, ha conseguito un Master in Scrittura creativa all'Universit dello Iowa. Un suo racconto  stato inserito nella raccolta Best New American Voices del 2000.
Attualmente  professore associato nel dipartimento di Anglistica della Colgate University. Un giorno saprai  il suo primo romanzo.
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UN GIORNO SAPRAI.
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Dedica: Per i miei genitori e mio fratello.
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Sull'isola di Marae-toe-hau, mentre dormiva sotto la luna piena, Hau Maka fece un sogno.
L'anima del sogno di Hau Maka vol verso il sole nascente e sopra sette terre, ispezionandole una a una. Non trovandole di suo gradimento vol pi lontano sull'oceano deserto e sconfinato e a lungo sotto di s vide soltanto le onde del mare, fino a quando non raggiunse una riva sabbiosa. Qui l'anima del sogno discese. Si ferm sulla spiaggia bianca e nell'acqua vide il pesce Mahore. Allora attravers la terra e vedendo frutti maturi di tutti i colori li assaggi e li trov di suo gusto.
Annus il profumo di ogni fiore fragrante e ne raccolse uno bianco, che si mise dietro l'orecchio. E infine l'anima del sogno si arrampic fino al punto pi alto della terra, dove cielo e mare si incontravano tutt'intorno. Mentre guardava l'isola sent avvicinarsi una brezza delicata...
Era qui che voleva vivere.
Quando Hau Maka si svegli and a cercare il re Hotu Matua e gli raccont ci che la sua anima del sogno aveva visto.
Dobbiamo trovare quella terra disse il re.
La leggenda di Hotu Matua e della scoperta dell'isola Te Pito O Te Henua.
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CAPITOLO 1.
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Il colpo decisivo, per la flotta tedesca nella Grande Guerra, fu innegabilmente l'arrivo alle Falkland nel momento sbagliato. Erano riusciti a sfuggire agli alleati per tre mesi, da quando erano iniziate le ostilit, ma ebbero la grande sfortuna di puntare diritti sulle isole Falkland proprio poche ore prima che la flotta britannica arrivasse a fare rifornimento di carbone. Se avessero sferrato l'offensiva da sottocosta avrebbero sorpreso gli inglesi nella confusione del rifornimento. Al contrario, e per ragioni del tutto incomprensibili, le otto navi comandate dal viceammiraglio Graf von Spee tentarono la fuga. Un clima atipico contribu a rendere fatale la decisione: il cielo era sereno e luminoso; mancavano gli abituali banchi di nebbia e le basse nubi temporalesche che avrebbero offerto almeno una momentanea protezione.
Gli incrociatori inglesi, pi rapidi, si lanciarono all'inseguimento. Bombardarono i tedeschi da tutti i lati.
Dopo tre ore di fuoco la Scharnhorst, l'ammiraglia di von Spee, si mise al traverso, sband lentamente a manca e affond nell'Atlantico ghiacciato mentre le sue ciminiere sputacchiavano nuvole di fumo nero. Alla violenta battaglia scamparono soltanto un fuochista in seguito incarcerato in Argentina e il piccolo incrociatore Dresden che, riuscito a fuggire, fu catturato e distrutto tre mesi dopo. Nel giro di poche ore il resto dello squadrone and incontro al proprio destino in fondo al mare.
La domanda : che cosa fu a provocare questo evento decisivo? Come ci si spiega l'inopportuno arrivo di von Spee alle Falkland? Perch ordin alle sue navi di darsi alla fuga? Come mai un ammiraglio prode e valoroso, un uomo che andava famoso per la scrupolosit delle sue scelte, port l'intero squadrone tedesco nell'Est asiatico alla distruzione, decidendo cos in maniera definitiva le sorti della Grande Guerra?
Flotta sventurata: Graf von Spee e l'impossibile ritorno a casa.
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CAPITOLO 2.
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14 gennaio 1912. Hertfordshire.
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Mio carissimo Max, pur non sapendo dove sei mando questa lettera a Grete a Gjellerup Haus nella speranza che abbia notizie della tua famiglia e riesca a fartela recapitare.
Di recente Alice e io ci siamo trovate in circostanze difficili.
Un mese fa pap  deceduto, e io ho immediatamente lasciato l'incarico nel Lancashire. Ti prego di non essere in collera con me per non averti scritto prima. Avevo bisogno di tempo per capire in quale situazione esattamente mi ero venuta a trovare, e purtroppo le cose sono pi gravi di quanto temevo. Come vorrei maledire l'industria tessile e questa interminabile sequela di scioperi. A quanto pare la fede di pap nell'industria britannica ha inghiottito i risparmi di una vita intera. Secondo i miei calcoli pi ottimisti, la somma che ci rimane basterebbe per non pi di sei mesi di sopravvivenza. Non riesco ad accettare un nuovo incarico se non posso portare Alice con me, e anche la tua stravagante lettera di referenze ("condotta inderogabile"? ti prego, Max) non basta a compensare le difficolt che la sua presenza creerebbe in una casa rispettabile. Il nostro avvocato, un uomo persino pi giovane di me, sembra ritenere che una donna senza mezzi di ventidue anni non sia in alcun modo in grado di badare ai bisogni di una diciannovenne.
Con "grande enfasi suggerisce" per il bene di Alice, per il mio bene, nonch per il bene della comunit, che io la faccia ricoverare in uno degli istituti della Corona, Bethlam o St Luke's. Ebbene, per tutta risposta gli ho detto in termini poco eleganti che avrei preferito rinchiudere me stessa, piuttosto.
La reclusione va di moda, di questi tempi. Anche mentre ti scrivo il Feeble-Minded Control! Bill sta facendo il suo percorso attraverso le due Camere del Parlamento. Medici e legislatori lo chiamano progresso. Se la legge verr approvata, non so che cosa ne sar di noi. Ormai Alice ha soltanto me, e io non posso abbandonarla.
So che noi due non ci siamo fatti alcuna promessa. Tuttavia, durante l'anno passato, sono stata felice soltanto quando sognavo di rivederti. Niente  pi meraviglioso al mondo che immaginarti mentre lasci tutto e vieni a salvarmi. E, dimentico di responsabilit e doveri, ti presenti davanti alla mia porta con un mazzo di gigli del tuo giardino. Come mi sembra sciocca oggi questa speranza. Ti eri mai reso conto di quanto sono infantile? Con la scomparsa di pap la mia visione del mondo si  incupita. Ho smesso di credere che alla fine la vita si risolva sempre nel migliore dei modi.
So che la mia situazione ti fa sentire frustrato. Anch'io vorrei che le cose stessero in modo diverso. Per arrabbiarsi per le difficolt in cui mi trovo equivale ad arrabbiarsi con pap. Come posso rimproverargli i suoi tentativi di migliorare le nostre prospettive? Spero che tu creda, come lo credo io, che la mia educazione  stata un dono pi prezioso di qualsiasi investimento. Che non possa metterla a frutto, come tu hai sempre desiderato, se non aiutando i bambini a coniugare verbi e a disegnare con i pastelli carte geografiche del mondo,  un destino al quale non posso sfuggire.  meglio che lo accetti.
Ti prego di non ritenermi debole solo perch rassegnata.
Condividiamo ancora lo spirito guerriero, noi due, solo che in questo momento io non mi posso permettere di assecondarlo.
Qui in Inghilterra non giungono tue notizie da mesi. Senza dubbio sono i tuoi numerosi doveri a trattenerti dallo scrivermi, e io non mi posso pi permettere nemmeno di sperare che un giorno tu compaia alla mia porta. Abbiamo sempre saputo che hai degli obblighi nei confronti di famiglia e carriera. Che senso ha desiderare che un bel giorno tu ti possa districare dalla vita che hai condotto per anni? Oggi capisco con chiarezza che non succeder mai... che non ti vedr mai pi. Serbo caro nel cuore il tempo trascorso insieme. Nemmeno per un istante rimpiango le nostre conversazioni su quella panchina ombrosa, le passeggiate in giardino... mi fa ancora ridere che proprio tu conosca i nomi di ogni pianta e ogni cespuglio. Chi sospetterebbe mai un simile amore per la natura?
La realt  terribile: non riesco a vedere un fiore senza pensare a te. Quando tu sei partito ho dovuto lasciare Strasburgo. Non potevo affrontare la tua famiglia sostenuta soltanto dalla debole speranza che dopo qualche mese tu potessi tornare magari per un giorno o due.
Conosco il tuo timore che Alice consumi la mia esistenza e so che secondo te dovrei pensare a me stessa. Durante queste ultime settimane ho riascoltato nel ricordo tutte le motivazioni che mi hai elencato. Ma, mio caro, io devo chiedermi: quale vita? Alice  l'unica compagna che io abbia mai avuto. Per diciannove anni  stata la mia vita. Occuparmi di lei significa occuparmi di me stessa, ti prego, cerca di capire. Temo di dover venire al dunque: il professor Beazley (collega di pap al dipartimento di antropologia, ebbene s, "l'uomo della giungla" che ho deriso tante volte) mi ha proposto di prendersi cura di noi. L'universit gli ha offerto la cattedra di pap; lui aveva investito in maniera intelligente il grande patrimonio di famiglia (se soltanto avesse consigliato pap) e dovrebbe pertanto garantirci un'esistenza agiata. Entro la fine di questo mese ci sposeremo.
Sar davvero cos difficile insegnargli a essere affascinante? Potr tenergli una breve lezione sull'arte della risata? Non ho mai conosciuto nessuno cos impacciato; soltanto leggere e scrivere e ogni tanto disegnare una carta sembra rilassarlo.
Forse, se gli terr un libro aperto davanti agli occhi giorno e notte, riusciremo a costruire una famiglia normale! No. Oh Max, che cosa c' in me che non va? Non dovrei scherzare a sue spese. Dopotutto, se non mi avesse chiesto in moglie, be', io e Alice saremmo finite a vagabondare nell'East End. Posso forse chiedere di pi?
Max, ti prego di non credere che io abbia preferito il professor Beazley a te. Ho soltanto scelto di prendermi cura di Alice anzich aspettare l'impossibile. Vorrei tanto potertelo dire di persona, ma anche questo  un lusso che non mi viene concesso. Forse cos sar pi semplice, per te. Forse hai sempre saputo che sarebbe finita in questo modo. Credo tu abbia capito molto prima di me che c'erano poche speranze. Per me invece rappresenta una novit, un doloroso risveglio. Non ho altri che te al mondo a cui poter scrivere, nessuno oltre a te che mi possa capire.
Non  strano? Quando riceverai questa lettera io sar gi una donna sposata.
Perdonami.
Elsa.
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Elsa appoggia la penna, piega la lettera e la infila fra due pagine del diario rilegato in marocchino. Tra poco Edward sar a casa. La imbucher l'indomani mattina, quando lui uscir per andare all'universit.
Dietro le alte finestre del salotto sta tramontando il sole. Elsa si alza, accende un fiammifero e l'avvicina ai bracci del candelabro. Le ombre si agitano sopra le tende, sulla tappezzeria color bordeaux, sull'armadio di noce laccato. L'eleganza scintilla in ogni angolo della stanza. Attentamente, come un bambino ammonito a non fare movimenti bruschi, Elsa raccoglie la gonna nera e avanza pianissimo verso il divano. Non riesce ancora a immaginare che questo posto sia casa sua. Le ricorda troppo le case dove ha lavorato, le sterminate sale da pranzo illuminate dai candelabri, i freddi atri coperti di tappeti. A Strasburgo, a casa di Max, si muoveva con cautela ancora maggiore, sempre in ginocchio per raddrizzare l'angolo di una stuoia o intenta a sprimacciare i cuscini con le frange dorate quando si alzava dal divano, come se la prudenza dei movimenti potesse compensare, o nascondere, la negligenza delle emozioni.
Siede sul divano,  soddisfatta della lettera: proprio il giusto equilibrio di affetto e fermezza. Sa che il tono - molto pi adulto di quello delle sue precedenti lettere - lo sorprender.  lei a scusarsi, questa volta. Certo Max non si aspettava che fosse lei a chiudere, conosceva anche troppo bene la profondit dei suoi sentimenti. Ma certamente comprender. Anche se significa andar contro i suoi ideali di libert, la sua convinzione che con ardore, capacit e determinazione qualsiasi obiettivo fosse raggiungibile. Era questo dopotutto ci che diceva di ammirare in lei, l'ardore. Ed era l'ardore ci che Elsa amava di lui. Che bene pu farle, ora? Tutta la capacit di comprensione di Max non basta a spiegargli cosa significhi finire dentro una trappola.
Elsa getta un'occhiata al diario, con l'angolo della busta che spunta da una pagina. Che cosa strana che fossero pochi fogli di carta a comunicargli la sua decisione, fogli che in qualsiasi momento lei potrebbe decidere di avvicinare alla fiamma della candela o di non imbucare. Ma la sua  una decisione definitiva, e il fatto che Max ne sia a conoscenza  ininfluente. In fondo ci vorranno mesi prima che lui riceva la lettera. Forse l'ha scritta per se stessa, per capire una volta per tutte la spiacevole situazione in cui  venuta a trovarsi, l'idea insoddisfacente del suo cosiddetto futuro.
Sul tavolo accanto a lei c' l'ultimo libro di Edward: The Indigenous People of British East Africa. Sfila il nastro che ha tenuto il segno della pagina e incomincia a leggere.
Finora ha trovato il libro affascinante, e che piacere leggere uno studio tanto approfondito. Pratiche religiose, vita quotidiana, passaggi di propriet: a ciascuno di questi argomenti Edward ha dedicato un capitolo dettagliato.
Il padre di Elsa elogiava spesso le ricerche sul campo del collega. Il linguaggio tuttavia per Elsa  troppo formale - "a scadenze mensili il rito del pianto dei defunti consente ai membri adolescenti della trib di esprimere emozioni sotto forma di lacrime, strilli o canti occasionali" - per a lui non l'ha detto.  avvincente! ha esclamato a tavola una sera, tra loro la tovaglia candida come un viale coperto di neve. Edward, davvero, avete vissuto esperienze tanto eccitanti! E visto luoghi meravigliosi. E aveva notato un rapido sorriso dissipare l'abituale riserbo del professore. Mi delizia, mia cara, vedere che gli studi a cui ho dedicato la vita catturano la vostra attenzione. Il mondo  pieno di luoghi meravigliosi che aspettano solo d'essere studiati. Magari un giorno potrete collaborare alle mie imprese. Davvero, sono profondamente commosso dall'interesse che dimostrate per il mio lavoro.  il minimo che possa fare, pensa Elsa. Inoltre come potrebbe non rimanere affascinata da quelle terre lontane e dalla vaga promessa che un giorno lui potrebbe portarla con s?
Sdraiata a pancia in gi in mezzo al tappeto del salotto Alice disegna.  senza scarpe e agita per aria i piedi, distratta ed eccitata. Le lunghe trecce castane, che Elsa le ha fatto questa mattina, si sono gi sciolte in un groviglio di riccioli. A intervalli di pochi minuti salta in piedi e infila un disegno sotto il naso di Elsa: Beazley, annuncia sorridendo. Ha sentito il padre chiamarlo cos per anni e non si lascia convincere a chiamarlo Edward. Stupendo, mia cara risponde Elsa. Poi le aggiusta l'abito, sistemando i pizzi che si sono attorcigliati intorno al corpino, le spalline fuori posto.
Un paio di settimane prima, mentre Alice era sdraiata
sul divano con la gonna attorcigliata intorno alla vita e le
lunghe mutande bianche che quasi brillavano nell'oscurit
della stanza, Edward, tornato dall'universit, era entrato
a salutare ed era rimasto di stucco davanti allo spettacolo
indecente. Bisognava cercare di risparmiargli
futuri imbarazzi. Sotto le mani irritanti della sorella, Alice
si agita, sospira e sbuffa, le note d'attacco di una crisi incombente.
Allie cara, ho un'idea. Elsa si costringe a una smorfia
di allegria esagerata. Perch non me ne disegni un
altro? Allora Alice si riaffloscia sul tappeto con la gonna
nera che si sgonfia come un palloncino e ricomincia daccapo.
Ovviamente prima del ritorno di Edward Elsa dovr
nascondere i disegni. Mettono in rilievo le borse sotto gli
occhi, le rughe di preoccupazione sulla fronte, e senza
dubbio lo sorprenderanno spiacevolmente. Qualche sera
prima aveva osservato:  una cosa strana da dire, ma
tu mi fai sentire molto pi giovane. A cinquantacinque
anni, Beazley non  mai stato sposato. Un'anziana governante
si  sempre occupata della casa ed  evidente
che la presenza di due giovani donne lo innervosisce.
Ogni giorno consulta Elsa sulle tende, la tappezzeria e la
casa stessa. Sistemeremo ogni cosa perch sia di vostro
gradimento, signorina Pendleton. (Vi prego insiste
lei, cercate di chiamarmi Elsa.) Edward sembra a disagio
non meno di lei in questa casa appartenuta ai genitori
che, in quanto figlio unico, ha ricevuto in eredit alla
morte del padre. Negli ultimi quindici anni ha vissuto in
mezzo a tendaggi di broccato e porcellane, circondato
dalla scintillante argenteria della sua infanzia. Ma anzich
familiarizzare con gli oggetti con cui coabita da sempre,
sembra lui stesso un ospite.  soltanto dall'arrivo di
Elsa e Alice con le loro ceste piene di scamiciati e cappelli
e romanzi con la copertina gialla che Edward si  reso
conto di non essere un visitatore.  il padrone di casa, un
ruolo nuovo che lo assorbe. Nota tutte le cose che Elsa
tocca o sembra evitare - Il tavolino da parete di mogano,
vedo, non  di vostro gradimento; naturalmente lo
possiamo sostituire. E non ritenete forse che le tovaglie
dovrebbero avere un colore pi allegro? - come se le
donne fossero l'ennesima cultura straniera che si  imbarcato a studiare.
Max ha soltanto cinque anni meno di Edward, ma venendo
da una famiglia numerosa ha acquisito una certa
dimestichezza con le donne. Con lui si poteva sempre
trattare in maniera perlomeno rilassata, se non semplice.
Singhiozzi, risatine, niente lo innervosiva. Malgrado
la sua severit, comprendeva bene il linguaggio dell'affetto.
Elsa sa che nel passato di Edward c' stata una donna.
Forse una terza cugina che abitava a Dover? Oppure
la nipote del presidente della Royal Geographical Society?
Non conosce i particolari; per le ritornano alla
mente le allusioni paterne a una storia d'amore interrotta:
Il vecchio Beazley ha sofferto la sua parte di pene
amorose. Sufficienti per spedirlo fin sul continente africano.
Spesso penso che il mondo sarebbe ancora tutto
da scoprire senza l'impeto dei cuori infranti. Edward
non ne parla mai, e se questa fantomatica signora gli ha
lasciato qualcosa, si tratta di un'impressione di disagio.
Come spiegare altrimenti il suo imbarazzo nei confronti
delle donne? Dopotutto  un uomo di bell'aspetto. Manifesta
un'intelligenza flemmatica ed  capace di un'intensit
introspettiva che, da ragazza, Elsa ricorda di
aver ammirato. Lo trovava di indole molto pi gaia del
padre; dai suoi viaggi tornava con bambole di legno
con le trecce fatte di alghe e scatole di legno di rosa
chiuse con piccole chiavi d'oro per lei e la sorella; al termine
dello spettacolo di marionette che organizzavano
da bambine applaudiva con trasporto, e una volta si era
persino spinto a sfilare i fiori dal vaso sulla mensola del
camino per lanciarli a lei e ad Alice che si inchinavano.
Con il passare degli anni, tuttavia, man mano che Elsa
cresceva e diventava adulta, lui sembrava farsi pi sospettoso
e perplesso, e il riserbo gli si era stretto intorno
come un'armatura troppo piccola. Niente pi regali, le
risate venivano soffocate. Un goffo formalismo dava il
tono ai suoi saluti un tempo gioiosi. E adesso ogni suo
gesto sembrava studiato: la mano che si alzava incerta
per sfiorarle una spalla, il pomo d'ottone dello spogliatoio
di Elsa, che per aprire lui gira con la lentezza del
quadrante di una cassaforte verso il numero finale. "Impacciato"
lo aveva definito Elsa nella sua lettera, sottolineando
questa caratteristica di Edward quasi per consolare
Max, eppure era la verit. Tuttavia, si chiede: 
giusto criticare Edward perch non conosce l'arte di
amoreggiare e non ha la disinvoltura, l'esperienza di un
uomo sposato?
Quantomeno desidera compiacerla. Lei sa di poter
contare sulla sua pazienza, con Alice, bench sia evidente
che il suo modo di comportarsi lo disturba.
Quando gli si avvicina, lui fa un passo indietro come
spaventato. Dopo l'incidente delle mutande, a seguito
del quale ha trascorso l'intera serata a scusarsi - Non
sono abituato a bussare. Sono un vecchio scapolo con
vecchie abitudini. Chiedo perdono a entrambe - adesso
passa di corsa davanti al salottino se sente che dentro
c' Alice, oppure fa un gran baccano per segnalare che
si sta avvicinando, di modo che ogni eventuale sconvenienza
possa essere accomodata. Forse Elsa non  stata
onesta nel descrivere Alice? Forse lui ha creduto che
esagerasse? Eppure deve aver assistito di persona a
qualche crisi di nervi quando pap era ancora vivo, visto
che frequentava assiduamente la casa, mentre Elsa
si trovava all'estero; secondo pap Beazley sembrava
affezionato ad Alice. Elsa gli aveva detto che mai, per
nessuna ragione al mondo, gli avrebbe permesso di
trattare Alice come una stupida. Sapeva leggere e scrivere,
riconosceva sul mappamondo ogni paese dai confini,
sapeva recitare a memoria i nomi di tutte le specie
di uccelli del manuale di ornitologia di Swaysland. Gli
uccelli erano il suo vero amore. Uno dei primi libri che
Elsa le aveva letto era Birds Through an Opera Glass di
Florence A. Merriam Bayley, e da allora Alice aveva voluto
soltanto libri che parlassero di bird-watching.
Quando Edward le aveva fatto la sua proposta di matrimonio,
invitandola a trasferirsi nella casetta degli ospiti
sulla sua propriet fino alle nozze, una delle condizioni
poste da Elsa era che Pudding, il grigio pappagallo africano
che pap aveva comprato per un compleanno della sorellina, le accompagnasse.
 un animale abbastanza gradevole. In effetti praticamente
non parla aveva detto Elsa, ricordando con
tristezza che Alice era riuscita a insegnare a Pudding
soltanto: "uccello", "bacio", "superiore" (l'aggettivo
preferito del padre) e "Alice", le parole insomma che riteneva essenziali.
Mia cara signorina Pendleton. Non mi passerebbe
mai per la mente di separare Alice dal suo adorato animale.
Io stesso sono amante degli animali. E ho addirittura
vissuto in mezzo a popolazioni che li venerano come di.
Vorrei soltanto mettere bene in chiaro, prima di
qualsiasi accordo aveva continuato Elsa, il mio atteggiamento
nei confronti di Allie... Si era fermata, timorosa
di sembrare troppo diffidente, troppo calcolatrice.
Prima di dirmi il vostro s definitivo?
Esatto.
Capisco. Prima di accettare la mia proposta volete
assicurarvi che vostra sorella abbia la mia protezione.
S, signorina Pendleton, vi garantisco che l'avr.
Quelle parole l'avevano rassicurata, ed Elsa gli era
stata grata per aver capito le sue paure e finto di non
sapere che le sue pretese erano mera finzione, visto che in
realt lei non aveva alcuna possibilit di rifiutare la sua offerta.
Si tratta di molto pi che di protezione, Edward.  il
rispetto che voglio assicurarmi. Alice  diversa,  vero.
A volte  difficile da comprendere. Ma  anche molto
pi intelligente di quanto ci si aspetterebbe. Capisce e
prova molte emozioni che non riesce ad articolare. Per il
resto  come noi. Soltanto che in lei le emozioni tendono
ad avere il sopravvento. Emozioni, Elsa si trattenne
dall'aggiungere, che si esprimevano sotto forma di attacchi di nervi.
Signorina Pendleton, qualcuno potrebbe dire che le
emozioni hanno sempre il sopravvento. Se  il rispetto
ci che pi vi sta a cuore, vi assicuro che Alice ha il mio. Completamente.
Ne siete davvero certo? Elsa si era resa conto di suonare insolente.
Edward aveva risposto con calma: S... certo. Per il tono esprimeva disagio.
Bene aveva detto lei. Ottimo. S. Allora tutto  chiarito.
Elsa guarda Alice intenta a disegnare con calma
sdraiata sul tappeto. Tiene i grandi occhi scuri a pochi
centimetri dal foglio e sembra assorbire ogni dettaglio
dell'immagine che emerge. "Una bellezza delicata", cos
la descriveva loro padre: Alice ha i tratti finemente
scolpiti, il suo volto  un pallido ovale incorniciato da
folte trecce scure. Fin da bambina il suo comportamento
aveva attirato gli sguardi. Ma dopo i sedici anni la gente
cominci a fissarla prima ancora di notare le sue stranezze.
Quando apriva la pesante porta di legno della
casa di St Albans e usciva nell'intensa luce del mattino,
per un istante sarebbe potuta sembrare la pi leggiadra
delle fanciulle intenta a ripassare mentalmente, facendo
girare l'ombrellino, le frasi cortesi con le quali pensava
di declinare l'ennesimo pretendente. Ma poi all'improvviso
su di lei poteva scendere un velo di ottusit. Non
era idiozia, Elsa lo sapeva, era distacco. Restava a bocca
aperta, con uno sguardo smarrito come rivolto all'interno
verso un pensiero privato, un teatro personale, per
interi minuti e a volte per un'ora, fino a quando qualcosa
- una scintilla nella sua mente, oppure un forte rumore
proveniente dall'esterno - le restituiva l'attenzione
e la risvegliava lasciandola stupita e irrequieta. Era
in quelle occasioni che si manifestavano gli attacchi di
nervi. Alice sottolineava il ritorno agli odori e ai suoni
della stanza, allo spettacolo dei volti familiari, con un
grido e un salto, a volte batteva i piedi come una matta
sul tappeto scuotendo le pesanti trecce quasi a celebrare
la fine di un lungo viaggio, il rientro da un luogo che
nessuno, nemmeno Elsa, poteva vedere.
Beazley! grida un'altra volta. Nella stanza in penombra
le sue mani candide e affusolate stringono i
bordi del foglio come due quarti di luna. Nel nuovo ritratto
le sopracciglia di Edward convergono in una netta
V di preoccupazione.
Bello dice Elsa. Ne facciamo un altro?
Elsa chiude il libro di Edward. Vede che in strada sono
stati accesi i lampioni, una collana d'oro lungo la linea
scura di Heslington Road. Passano alcune biciclette,
una Rolls-Royce bianca si ferma davanti a una casa all'angolo.
Nel quartiere dove abitavano prima c'era
un'automobile sola, quella del dottor Benthrop, che la
utilizzava per le visite a domicilio. Il loro padre preferiva
andare in bicicletta anche quando il dottor Benthrop
gli offriva un passaggio. Era una delle sue molte teorie:
un corpo pigro impigrisce la mente. Quando furono
messe in vendita le Ladies Humbers, si precipit a comperarne
due per le figlie, insistendo perch pedalassero
almeno trenta minuti al giorno. All'inizio Alice si rifiut
di salire sulla bicicletta e fu soltanto quando Elsa, che
all'epoca aveva diciassette anni, cominci a girarle intorno
in goffe orbite che accett di toccare la strana
struttura metallica. Passarono altri sei mesi, con Elsa
che le correva accanto tenendo una mano sul manubrio
per insegnarle a stare in equilibrio. Che eccitazione,
per, quando infine fu capace di pedalare. Elsa amava
molto andare in bici con lei nel tardo pomeriggio lungo
le stradine strette, fare una sosta dal farmacista per
pap, Alice che sistemava nel cestino di vimini il sacchettino
di corteccia di sassofrasso o la bottiglia di olio
di germe di grano. Sulla strada del ritorno gridava: Ti
prendo!. Allora Elsa pedalava pi in fretta, e alla radice
dei capelli le si formavano goccioline di sudore. L'inseguimento
rendeva Alice molto felice, e quando infine
scendeva dalla bici - le guance arrossate, gli occhi che
lacrimavano per il vento - chiedeva quando l'avrebbero
rifatto. Se ne andavano in giro quasi ogni pomeriggio.
Ma quando Elsa ebbe il suo primo impiego a Heidelberg,
come istitutrice, le biciclettate cessarono. Alice era
depressa. E in una lettera del padre Elsa scopr che la
sorella, risentita perch non le veniva permesso di andare
da sola, aveva conficcato uno spillone per cappelli
nelle ruote della sua Humber.
In lontananza la campana di una chiesa suona sei
lenti rintocchi. Alice stringe il pastello come un bisturi e
sembra fare lente incisioni nella carta. Alice ha bisogno
di lei, Elsa ne  sicura. Le riesce impensabile l'idea di affidarla
ad altri, di metterla in una casa di cura isolata
dal mondo. Le sembrerebbe di punire la diversit. E di
non accettare il compito di prendersi cura della sorella.
Diventare la moglie di Edward significa poter badare
ad Alice,  senz'altro la cosa migliore. E scriverne a Max
era necessario. Cos  la vita, pensa Elsa. Questo  il destino.
Le scelte sono un lusso concesso a pochi e Max lo
capir. Come faccio a lamentarmi della mia situazione,
riflette, con Alice a ricordarmi quanto sono fortunata?
Sono fortunata, dice a se stessa. E una rassegnazione
che le appesantisce le membra l'assale mentre ricorda il
contenuto della lettera - Posso forse chiedere di pi? - come
se cercare di convincere Max consolidasse la sua accettazione.
Quando lui ricever la lettera sar tutto finito.
Questi mesi pieni di distrazioni saranno dimenticati.
Quante sere della propria vita si possono trascorrere a
occhi sbarrati, assorte in dolorose fantasticherie? Notti
cos erano il sintomo di una vita irresponsabile, una vita
conclusasi il giorno in cui suo padre era morto, quando
in piedi nel cimitero aveva stretto nella sua la mano della
sorella. Soltanto allora si era resa conto della frivolezza
del suo dolore precedente. Davanti alla bara del padre
le lacrime si erano rifiutate di scendere. Quando era
giunto il momento di dire la preghiera conclusiva del
servizio era rimasta in silenzio. Erano passate le settimane
ed Elsa non poteva piangere, non riusciva nemmeno
a nominare il padre. La perdita aveva trovato uno
stabile alloggio dentro di lei.
Ora, seduta nel salotto, pensa: non c' soltanto questa
tristezza, c' anche Alice. E, tra poco, un marito. Deve
smetterla di rimuginare sui sentimenti di Max, sui propri.
Deve pensare a se stessa come a una donna adulta.
Il colpo bussato alla porta la fa sobbalzare. Edward
chiama dall'ingresso: Buonasera, signore!. Ha una voce
sonora, baritonale, abituata alle sale da conferenza.
Elsa si alza, raccoglie i fogli dal tappeto. Bellissimi
sussurra alla sorella dandole una carezza sulla schiena.
Li aggiunger alla mia collezione.
Al suono dei passi di Edward Alice abbandona la smorfia imbronciata. C' un gran trambusto davanti alla porta, come se qualcuno buttasse qui e l oggetti voluminosi.
Un tentativo di annunciare il proprio arrivo, pensa Elsa, forse eccessivo.
Beazley!
Edward si ferma sotto l'archivolto. Ha i capelli pettinati con cura, la barba in ordine. E alto e robusto e porta una lunga finanziera nera. La borsa a tracolla  talmente pesante da costringerlo a inclinarsi leggermente su un lato.
Come stanno oggi le mie ragazze? Ma si rende conto che era esattamente questa la formula di saluto di loro padre? Edward ha adottato molti dei suoi atteggiamenti, ed Elsa non pu impedirsi di sospettare che sia stato proprio il padre a chiedergli di prendere il suo posto.
Stiamo molto bene risponde.
La sua ipotesi spiegherebbe l'offerta di Edward.  possibile che dopo tanti anni di celibato l'idea del matrimonio - e proprio con Elsa, che non gli ha mai mostrato il minimo interesse - gli risulti cos attraente?
Edward non l'avrebbe mai ammesso. Il senso del decoro gli impedirebbe una confessione tanto sfrontata. Comunque la possibilit di essere stata oggetto di un baratto mette Elsa a disagio. Questa nuova vita le  stata forse preparata, era gi in serbo per lei, come se il padre avesse detto: "Elsa ti porter il t", e lei ora si limitasse a eseguire l'ordine presentandosi con la teiera bollente?
Nella trama del mio futuro, pensa, non dovrebbero esserci almeno alcuni fili, anche se sottili, tirati dalla mia volont? Se sapessi di dover morire domani, non mi si concederebbe la scelta fra veleno e pistola?
Attraversa la stanza per andargli incontro. Bentornato, Edward. Gli appoggia una mano sul gomito, e alzando la testa lo bacia sulla guancia.
Beazley! Alice salta su e gli avvinghia al collo le braccia sottili. Lo soffoca di baci. Beazley, Beazley, Beazley!
Mentre lei lo stringe lui rimane immobile come una statua, un santo di marmo che si arrende a uno strano rito di affetto.
Allie, lasciamo che Edward si sieda e riposi.
Piano piano lui si libera dell'abbraccio, solleva la borsa di cuoio e, stringendosela al petto, vi batte sopra due pacche affettuose. Niente riposo questa sera! Estrae uno spesso rotolo, dispiega un foglio, lisciandolo, sul
tavolino da parete laccato.  una carta geografica dell'America del Sud. Con l'indice sospeso per aria insegue la ragnatela di meridiani e paralleli. Ma quando la mano scende Alice si impossessa della carta e con uno strillo la porta in mezzo al tappeto.
Bene! dice lui. Sembra che ad Alice piacciano le carte geografiche! Elsa sposta i pastelli dal tappeto lanciando alla sorella un'occhiata di rimprovero. Edward si esibisce in una risatina poco convincente. Tutte le sue carte, ma le carte geografiche soprattutto, gli sono care. Comunque sgridare Alice  impossibile, per lui. Forse le richieste di comprensione e rispetto sono state accolte davvero.
Bene riprende, magari Alice vorrebbe fare la navigatrice.
La navigatrice?
Si  presentata un'opportunit, Elsa. La possibilit di esplorare un altro "luogo meraviglioso", come l'avete definito voi. Una terra incognita.
Una spedizione?
La societ mi ha offerto un incarico.
Davvero? A quando la partenza?
Sono necessari molti preparativi, ovviamente. Bisogna
organizzare il viaggio, pensare all'attrezzatura. Ci
vorranno mesi prima di poter partire. Comunque s,
mia cara. Se voi acconsentite. Le spalanca le braccia
con un gran sorriso e la severit, la compostezza, i modi
impacciati svaniscono. Potrete considerarla, mia cara,
una luna di miele molto lunga e avventurosa. Soltanto
se siete d'accordo, per.
Elsa gli corre incontro, ma prima di farsi stringere in
un abbraccio si ferma. E Alice?
Verr con noi. Non accetterei altre soluzioni.
Una grande eccitazione le scoppia dentro. Un viaggio!
Vorrebbe chiedere dove, ma deve trattenersi... e se
Alice rifiutasse? A che cosa le servirebbe immaginare
un luogo che potrebbe non vedere mai? Vai piano, dice
a se stessa. Non abbandonarti all'entusiasmo.
Allie, cara, cosa ne penseresti di... un viaggio? Alice
alza brevemente gli occhi dalla carta geografica. Elsa
si rivolge a Edward cercando di tacitare l'ansia: Devo
riflettere con attenzione. Su come potrebbe essere per
lei. Se potrebbe causarle qualche difficolt. La mia decisione
dipende da molti fattori.
Edward affonda le mani nelle tasche della giacca e
china la testa. Certamente.
 deluso dalla sua mancanza di entusiasmo?
Tocca a lei decidere dice Elsa con fermezza. O meglio,
la decisione dipende da lei.
Che cosa desidera Elsa, invece? Dalla strada arriva lo
stridio delle ruote dei carri, il sibilo di una frusta. Guarda
l'armadio enorme, le tende pesanti, l'illuminazione
fioca di questa nuova casa, di questa nuova vita. La carta
geografica, un rettangolo giallo di possibilit, sembra
chiamarla dal tappeto scuro. Una spedizione.
Allie, si tratta di un viaggio con tanto bird-watching.
Alice li guarda socchiudendo gli occhi sospettosa.
Che tipo di uccelli?
Be', non sono proprio sicura, ci saranno piccioni del
capo, immagino. E procellarie e albatri. Elsa guarda
Edward che annuisce. Oh aggiunge, e pappagalli.
Alice giocherella con la treccia con aria annoiata.
Pudding  un pappagallo dice. Le capita spesso di rispondere
a domande che non le sono state fatte. E un
pappagallo grigio africano.
Credi che gli piacerebbe incontrare un pappagallo
dell'Amazzonia? chiede Elsa.
L'Amazzonia  in America del Sud. Pudding non
pu volare fino in America del Sud.  una sciocchezza.
In mezzo c' un oceano grande.
Hai ragione dice Elsa.  stato molto sciocco da
parte mia domandartelo, ma sai, Alice, potremmo portarlo
noi fin l.
Per un attimo il volto di Alice diventa inespressivo,
come se fosse assorta a immaginare Pudding in una terra
straniera mentre vola da un trespolo all'altro, girando
il becco grigio verso il sole. Chiude gli occhi, li riapre
e riprende lo studio della carta geografica.
Allie, mi fai vedere dov' l'America del Sud? Elsa
si avvicina. Sulla carta.
Elsa, questa carta  l'America del Sud.
Il Cile interviene Edward.
Molto bene. Fammi vedere dov' il Cile, allora.
Alice si illumina e appiattisce la carta con vigore come
se volesse farla aderire al tappeto. Siediti qua, Elsa.
Ti devi sedere. Cos vedrai bene.
Elsa le si accovaccia accanto.
Pronta! annuncia Alice, tenendo il dito sull'estremit
occidentale dell'America del Sud.
Ci-le. Il Ci-le. Vedi? Guarda, Elsa.
Rannicchiate vicine, Elsa e Alice fissano i paesi color
rosa, arancione e rosso, addossati l'uno all'altro come
particelle che convergono attorno al cuore magnetico di
un continente.
Alice dice Edward dall'alto, sposta un pochino il
dito a sinistra...
Il ditino di Alice si allontana dalla costa, veleggia sul
Pacifico azzurro e vuoto.
... ah, ancora un pochino. Pi lontano, un pezzettino
di pi.
Ombreggiando il tropico del Capricorno, il dito naviga
lungo una rotta che attraversa la distesa azzurra.
Infine Edward esclama: Ecco. Significa l'arrivo alla
destinazione immaginata. Ecco.
Elsa socchiude gli occhi per mettere a fuoco quel puntolino
di terra e stringe le spalle di Alice in un abbraccio.
 l che possiamo andare dice. Laggi. Tutti insieme.
Sente che la sorella trattiene il respiro. Non ha mai viaggiato
come Elsa, non ha mai lasciato l'Inghilterra.
Attraversando l'oceano?
Attraversando l'oceano proprio come Cristoforo Colombo
e Vasco da Gama.
Come... Hernn Corts?
Come Hernn Corts, Allie. E come Ferdinando...
Elsa lascia il nome in sospeso.
Capendo che si tratta di un gioco, Alice spalanca gli
occhi. Magellano! esclama, e quando si volta di scatto
le trecce le frustano il collo.
E proprio come il capitano...
Il capitano Cook! James Cook! Adesso Alice fa ruotare
la testa felice e si abbandona a mille risatine. Poi le
torna in mente il suo gioco di parole preferito: Il capitano
cuc! Il capitano cuc!. Si appoggia alla spalla di
Elsa facendola quasi cadere. Squittisce mentre la sorella
le fa il solletico e ondeggia esuberante e irruente come
una cascatella. Smettila, Elsa! Non fare la sciocca. Elsa,
stai facendo la sciocca.
S dice Elsa, cercando di controllare l'eccitazione
della sorella. Sono davvero sciocca.
Alice ridacchia ancora di pi, infine trattiene il respiro.
Su di lei scende la ben nota cortina. Oscillando in silenzio
studia la carta geografica, poi alza gli occhi con
aria preoccupata. Avranno un bagno per signore?
Edward ride, una risata sincera, la prima che Elsa gli
abbia mai sentito fare. Vedo che dovr organizzare il
viaggio in base alle esigenze delle signorine che prendono
parte alla spedizione.
S, Allie dice Elsa. Avranno certamente qualche tipo
di bagno per signore.
E io posso venire?
Assolutamente.
Attraverser l'oceano?
S, Allie.
E vieni anche tu? Ci sarai anche tu?
S dice Elsa gettando un'occhiata a Edward. Ci
sar anch'io.
Edward annuisce impercettibilmente e negli occhi gli
passa un lampo di orgoglio, vedendola acconsentire.
Per un attimo Elsa si chiede se tutta questa scena - la
richiesta di Edward, la sua decisione, il fervore di Alice,
la sua risposta - non fossero gi state immaginate da
lui, se anche lui non sia consapevole come lei della faticosa
finzione di libert e se, in un certo senso, non sia rimasto
tutto il tempo a guardarla divertito. Dopotutto
lei avrebbe potuto davvero rifiutarsi di seguirlo?
Oh, cielo! esclama Alice. Cielo, cielo, cielo. Devo
preparare la valigia.
Un colpo secco. Edward ha battuto le mani. Ha un'espressione
contenta o di divertita confusione. Aspettate
un momento.
Dall'ingresso arriva il rumore di un oggetto trascinato
con grandi tonfi e ben presto un grosso baule spunta
dalla porta. I cardini di ottone brillano contro il cuoio
nero e lucido. Edward lo trascina in mezzo al tappeto,
poi scompare e ritorna con un altro baule, identico.
Alice si  gi avventata sul primo. Lui sistema il secondo
vicino.
Dentro ciascuno di questi bauli, signore, troverete
una valigetta per i cosmetici, una borsa e un diario. Mi
elencherete ogni altra necessit in una lista e io far in
modo che tutto...
Questo  mio? chiede Alice aprendo il baule.
S risponde Edward.
E quello? Sta indicando l'altro.
Quello  di Elsa.
Alice guarda con costernazione il baule che ha aperto,
lo abbandona e si precipita verso l'altro. Voglio questo.
Puoi avere quello che preferisci, Alice dice Elsa alzandosi.
La stordiscono l'impeto con cui  stata presa la
decisione, la carta geografica di quella terra sconosciuta,
e la consapevolezza che ancora una volta la sua vita
sta per essere trasformata.
 stato davvero premuroso da parte vostra, Edward.
Un gesto molto gentile.
Niente di importante. Per viaggiare ci vogliono i bagagli
giusti. Vi ripeto che per qualsiasi altra necessit
dovete soltanto prepararmi un elenco. Far in modo di
provvedere a tutto l'occorrente per il vostro agio. In omnia
paratus.
Grazie, Edward.
Non  necessaria alcuna espressione di gratitudine.
Voi, signorina Pendleton, state per farmi la grande cortesia
di accompagnarmi. Ho sognato a lungo questo
viaggio. Il vostro desiderio di prendervi parte mi rende
felice.
 chiaro che non ha mai dubitato, nemmeno per un
momento, che lei potesse negargli il suo consenso.
Naturalmente dice Elsa.  naturale che io sia lieta
di venire. Anzi, speravo tanto che mi suggeriste qualcosa
del genere. Lo attendevo con ansia, in effetti.
Ah! Davvero?! Allora siete molto brava a fingere
sorpresa!
Lei si sente arrossire, ma l'eccitazione di Alice la salva.
Te Pito O Te Henua? chiede la sorella con il naso a
pochi centimetri dalla carta geografica.
 un'altra lingua, Alice le dice Edward. La lingua
polinesiana. Significa l'ombelico del mondo. Noi comunque
la chiamiamo isola di Pasqua.
 lontana?
Oh, molto lontana. La voce di Edward  calma e
soddisfatta. Impiegheremo circa un anno ad arrivare.
Alice  contenta. Lui  contento. Allora perch la frase
di Edward la disturba tanto? Certo non intendeva
criticarla. E ovviamente lei desidera partire. Dopotutto
la sua dose di malinconia l'ha avuta. Questa  un'opportunit
straordinaria.
Guarda il suo baule, poi Edward e Alice, seduta con
le gambe spalancate intorno alla carta geografica, e pensa
che forse questo  un momento particolarmente significativo,
che un giorno ricorder questa scena e l'eccitazione
che sta provando, il senso del mistero che il
futuro ha in serbo. A molte miglia da questa casa e da
questa citt ripenser al principio... al principio di cosa?
Mentre cerca di immaginare il momento lontano nel
tempo da cui si volter a guardare l'oggi, sente che il
momento presente le scivola via, come se l in piedi nel
salotto lei stessa fosse diventata ricordo:  il ricordo di
Elsa a ventidue anni in Inghilterra nella casa del fidanzato,
le mani giunte, gli occhi accesi, mentre un'Elsa futura
la osserva da una grande distanza.
La mente dice Edward risvegliandola dai suoi pensieri
 sempre ansiosa di esplorare, non  vero?
Come? Oh, s ride lei, riportata al presente. Ha di
nuovo ventidue anni e attraversa con semplicit la stanza
per avvicinarsi al baule. Lo apre come se fosse un libro
gigantesco. Dentro ci sono la valigetta, il sacco di
morbido cuoio, il diario con le pagine laminate d'oro, legato con un nastro.
La mia immaginazione pu dedicarsi all'esplorazione, pensa, per qualcuno deve occuparsi dei bagagli.
L'indomani mattina, al tavolo da toeletta, Elsa aggiunge un post scriptum alla sua lettera: Un viaggio in cui avevo tanto sperato sembra diventato realt. Lascer l'Hertfordshire per un lungo periodo...
...
.
...
CAPITOLO 3.
...
.
...
Era il febbraio del 1973.
...
Quando il piccolo aeroplano della Lan Chile cominci
l'atterraggio, Greer Farraday chiuse gli occhi con
grande autocontrollo. Il pilota aveva annunciato che sul
lato destro dell'aereo sarebbe stata presto visibile la
punta orientale dell'isola. Greer si trovava su quel lato,
ma voleva aspettare che comparisse l'isola intera, per
assimilarla in un'unica visione globale.
Con gli occhi chiusi il frastuono delle eliche le risuon
pi forte nelle orecchie. Intorno a lei era tutto un
fiorire di "Ooh!", "Magnifico!" e "Dios mios. Quando
alla fine l'aereo si stabilizz e Greer apr gli occhi, sotto
di lei l'isola emerse dall'acqua come la pinna frastagliata di una creatura marina.
Vrtigo? chiese una voce spagnola dal corridoio.
Lei si volt e vide che l'uomo con la camicia di lino la
stava di nuovo osservando. Aveva i capelli castano scuro
pettinati all'indietro, fatta eccezione per una folta
ciocca che si divideva sulla fronte, gli zigomi alti e le sopracciglia
che erano due linee decise. Era bello e, nonostante
il lungo volo, straordinariamente poco sgualcito.
Mentre veniva servito il pranzo aveva chiesto alla hostess
un'altra fetta di torta e Greer gli aveva offerto la
sua. Io non la mangio. Lo quiere? Lui l'aveva accettata
con un sorriso, rivelando la sorpresa nello sguardo. Lei
si era resa conto di aver commesso un'infrazione all'etichetta
di bordo - offrire una porzione di pasto a uno
sconosciuto - e la hostess, costernata, si era precipitata
con un'altra fetta, dopodich Greer aveva cominciato a
leggere Pollen Morphology and Plant Taxonomy di Erdtman,
per rassicurarli del fatto che non intendeva mettersi
a offrire in giro sorsi del suo caff.
Scosse la testa No. Niente vertigini. Eccitazione. Emocin. S?
Ah, s. Emocin.
Poi Greer si volt.
S, era eccitazione quello che stava provando. Si trattava
della sua prima ricerca sul campo dopo anni. Per
mesi aveva studiato l'isola, scritto miriadi di lettere per
organizzare il soggiorno e il laboratorio dove avrebbe
lavorato, imballato attrezzature. Da sempre desiderava
studiare l'ecosistema di un'isola, ma non era mai stata
sicura di poterci andare davvero. I preparativi erano
stati diversivi per non pensare alla vita quotidiana, a
Thomas, diversivi talmente efficaci da farle temere che
quella fosse la loro unica ragion d'essere. Il giorno prima,
al suono della sveglia, era scesa dal letto, aveva
chiuso le sacche, tutte le finestre e le porte, staccato le
spine degli apparecchi elettrici, abbassato il riscaldamento
- e poi ricontrollato tutto per tenersi in movimento
- e finalmente era salita sul taxi senza voltarsi a
guardare la casa silenziosa che si lasciava alle spalle. Eccola
l, ora, a trentatr anni e a settemila miglia di distanza
da casa, sola. Nessuno che dipendesse da lei. Era
libera per la prima volta da anni, e in un certo senso ne
era quasi spaventata.
Premette la fronte contro il finestrino dell'aereo che
incorniciava come un gigantesco oculare l'esemplare di
basalto a lungo atteso. Oltre la punta meridionale dell'isola
era sospesa una massa di cumulonembi. Dovevano
essere sottovento, pens. L'aria calda che sale dall'isola
viene spinta verso il mare, dove si condensa. Cos i polinesiani
avevano trovato le loro isole, insediandosi in
tutti gli approdi raggiungibili nel giro di undici milioni
e mezzo di miglia quadrate di oceano, un secolo prima
che gli esploratori europei immaginassero di poter alzare
le vele. Prima che gli agili scafi delle canoe polinesiane
raggiungessero le sue spiagge, la Nuova Zelanda era
conosciuta come Aotearoa, "paese della lunga nuvola
bianca". Chiss se ai polinesiani non era sembrato che
fosse la terra a trarre origine dalla nuvola? Anche nella
ricerca era facile confondere causa ed effetto, vedere
prima la nube e pensare alla terra sottostante come alla
sua ombra. Invece l'ombra vera era in alto, una
silhouette bianca, il fantasma dell'isola sospeso sopra il
suo gemello igneo.
Greer vedeva l'isola di Pasqua intera, adesso, il vertice
sudorientale del triangolo degli arcipelaghi polinesiani.
L'isola stessa era un triangolo isoscele concavo nel centro
di ogni lato. In ogni angolo c'era un vulcano spento, bulboso
e perfettamente rotondo, e dozzine di crateri pi
piccoli che butteravano il paesaggio. Era un'isola oceanica
la cui asprezza testimoniava un'antica eruzione abissale.
Diverse leghe sotto l'oceano si estendeva una cicatrice
lunga cinquemilaquattrocento miglia; l'East Pacific
Rise, la catena montuosa vulcanica che corre parallela alla
costa occidentale del Sudamerica e il cui occasionale
spurgo magmatico ha generato le famose croste vulcaniche:
Galapagos, isole della Societ, isole Marchesi. Circa
due milioni di anni fa uno dei suoi vulcani era entrato in
eruzione lasciando un altro cumulo senza vita di lava
raffreddata: l'isola di Pasqua.
Pasqua rappresentava il luogo ideale per un esperimento
controllato, ed era proprio questo che affascinava
Greer. Mai stata collegata al continente, l'isola aveva dovuto
aspettare pazientemente che flora e fauna venissero
trasportate dal vento, dalle correnti oceaniche e da qualche
uccello ostinato con le piume coperte di semi. Le isole
continentali come Bali e la Tasmania - quando i mari,
alzandosi, le mandarono alla deriva come arche sovraffollate
- erano popolate di lemuri, mammut e marsupiali.
Le isole oceaniche erano invece tabula rasa, e per
questo preferite dai naturalisti. L'arcipelago malese aveva
attirato Wallace e le Galapagos Darwin. Pasqua era un
ambiente ancora migliore. A millecinquecento miglia
dalla terra pi vicina, ci sarebbero volute migliaia di anni
perch la vita vegetale potesse raggiungere le sue rive, e
molte di pi per l'Homo sapiens. Un arco di tempo che
riduceva in maniera drastica il numero di influenze
esterne sul territorio, di incognite e variabili che rendono
ogni risposta scientifica eternamente incerta. L'isola di
Pasqua, pensava Greer, rappresentava il microcosmo
perfetto.
Tamburell per l'ultima volta con le dita sul libro appoggiato
sulle ginocchia e poi lo infil nel suo zaino. Le
fece piacere vedere l'involto che conteneva l'attrezzatura
da viaggio: taccuino, guida dei pollini, macchina fotografica.
Aveva proprio bisogno di quel viaggio, di otto
mesi di ricerca seria. Lasciarsi assorbire dai dati era sempre
servito a calmarla. Persino da bambina, guardando
nel microscopio del padre, aveva scoperto che la scienza
era una stanza in cui poteva entrare con la mente, una sala
di contemplazione sicura dove la tristezza non trovava
posto. In seguito si era resa conto che era soprattutto
una questione di misure. Il minuscolo - i granuli dei pollini
- e l'imponente - il tempo geologico, il movimento
delle re - rendevano insignificante il quotidiano, trasformavano
mesi e anni in illusioni trascurabili. Con il
tempo la scienza era diventata per lei la coperta che usava
per riscaldarsi contro il freddo della vita.
E con la morte del marito un profondo senso di gelo
si era insediato dentro di lei. Muovendosi in giro per la
casa di Marblehead per raccogliere le cose appartenute
a Thomas, tutto quello che toccava - vecchie fotografie,
le camicie di flanella, i suoi taccuini - la stordiva di ricordi
e di rimpianti. Quando non poteva pi sopportare
di vedere le sue cose, o le loro cose, sedeva per ore in veranda
a guardare l'oceano. Con l'arrivo dell'inverno si
ritir nel laboratorio del seminterrato a leggere svogliatamente
vecchi registri di dati, a esaminare nuove raccolte
di pollini. Se lasciava la casa, di solito era per fare
una lenta passeggiata nell'erbario di Harvard o al Peabody Museum.
L'idea di quel viaggio per era riuscita a distoglierla
dal suo malessere. L'organizzazione dell'aspetto pratico
del lavoro l'aveva tenuta occupata, in contatto con il
mondo esterno. Per mesi, nello smarrimento del suo
dolore, l'isola di Pasqua era stata la meta che non vedeva
l'ora di raggiungere. Eccola, finalmente.
L'aereo scese in picchiata e i passeggeri si aggrapparono
con ansia ai braccioli, controllarono le cinture di sicurezza.
Per Greer invece era stato l'imbarco a mettere a
dura prova i suoi nervi, l'arrivo le riusciva facile. Si limit
a ravviare i capelli dietro le orecchie e a prendere
una gomma da masticare dalla tasca.
Mentre le ruote dell'aereo toccavano l'asfalto e l'apparecchio
si stabilizzava, nella cabina scese il silenzio.
Dal finestrino Greer guard le due eliche rallentare i giri,
e le pale argentee che rivelavano la loro vera forma:
samare d'acciaio turbinanti, discendenti ferrosi dei semi
alati di acero che tante volte da bambina aveva osservato
roteare a terra. Le forme della vita erano un numero
davvero esiguo, pens. Il seme alato della zucca rampicante
asiatica (Alsomitra macrocarpa) aveva ispirato i primi
progetti di aerei e alianti. I semi del cotone egiziano
(Asclepiadacee) e della salsefrica (Tragopogon dubius)
grazie ai loro soffici ombrelli potevano attraversare vallate
intere. A Greer era sempre piaciuto immaginare lo
sgomento dei primi esseri umani alla vista di quei semi.
Quanto tempo doveva essere passato prima che nascesse
l'invidia, pens, prima che qualcuno si chiedesse: saprei
farlo io?
L'aereo si ferm gradualmente. Nella cabina scoppi
un breve applauso e subito i passeggeri si alzarono. Agguantarono
le loro borse e le sporte di paglia e qualcosa
- un gomito? una ventiquattrore? - la colp alla nuca.
Perdn, perdn si sentiva ovunque. Greer era eccitata,
ma dopo nove ore passate pazientemente seduta trovava
assurdo affrettarsi. Aspett che l'aereo si svuotasse,
prima di scendere. Quando raggiunse l'uscita una hostess
impeccabilmente abbigliata le sorrise radiosa:
Buen viaje! Le auguro una buona permanenza disse in
tono straordinariamente allegro. Greer si domand che
cosa facesse nelle brutte giornate, quella donna, se le sarebbe
stato difficile sorridere nel bel mezzo di un divorzio,
dopo la scoperta di un nodulo al seno o dopo la
morte dell'uomo con cui era stata sposata otto anni.
Fu l'ultima a scendere la scaletta mobile nell'aria calda
della pista. Di fronte c'era un edificio tozzo a un piano
con sopra scritto aeropuerto mataveri e sotto "Iorana,
Bienvenido, Welcome, Willkommen". La bandiera cilena
sventolava da un'asta molto alta. Era l'aeroporto pi piccolo
che Greer avesse mai visto, d'altronde l'isola era
grande solo il doppio di Manhattan e, perlopi, disabitata.
Le era stato detto che la corrispondenza, anche se ne
prevedeva poca, poteva essere indirizzata semplicemente
a: Greer Farraday, Correo Isla de Pascua. Il volo della
Lan Chile arrivava una volta alla settimana e solo dal
1967, l'anno in cui MacArthur e Wilson avevano pubblicato
The Theory oflsland Biogeography, la monografia che
aveva segnato un punto di svolta nel suo lavoro. Greer ricordava
di esser stata seduta al tavolo della cucina quando
aveva notato nella pagina dei viaggi del "Globe" un
annuncio della linea Santiago-Rapa Nui-Tahiti della Lan
Chile. Sembrava talmente perfetta. La biogeografia insulare,
una teoria recente su distribuzione e speciazione di
vasti territori isolati, e Pasqua, l'isola pi remota del mondo.
A quel tempo per lei lavorava nel laboratorio di Thomas.
E l'entusiasmo del marito per quell'argomento, come
d'altronde per qualsiasi altro soggetto, era smorzato
dall'ansia che gli procurava la sua ricerca sulle magnolie.
Greer non avrebbe mai potuto trovare i fondi per andarci
da sola, perci era rimasta a Cambridge.
La porta del vano di carico si spalanc e lei vide un uomo
in tuta che tirava fuori la lunga scatola con il suo carotiere
Livingston, messo in difficolt dal peso non
uniforme dell'asta d'acciaio lunga sei piedi e del pistone.
Greer corse in suo aiuto - aveva trasportato quell'attrezzo
anche troppo spesso e non poteva correre il rischio
che si danneggiasse - ma mentre gli si avvicinava l'uomo
le fece segno di no, scuotendo la testa con aria offesa,
perch aveva la situazione sotto controllo. Lei annu, poi
spost la sua attenzione sulle casse al di l del carotiere:
quelle contrassegnate estremamente fragile in cui aveva
imballato con cura il microscopio, i vetrini, i bicchieri
di vetro temperato e la centrifuga. Un'altra cassa marcata
PRODOTTI CHIMICI TOSSICI (S, RESPIRARE LE EMISSIONI PU
essere letale) su cui erano incollati adesivi raffiguranti
teschi e tibie incrociate conteneva i vasi di acido solforico
e acido cloridrico. Aveva portato tutto quello di cui
avrebbe avuto bisogno per prelevare campioni e analizzare
dati: sull'isola non esistevano strumenti scientifici.
Di fianco alla cassa dei prodotti chimici c'era un sacco di
canapa gonfio di lettere: la posta, dedusse. Oltre quello,
un'altra cassa con stampato su ogni lato la parola portales.
Portales... il nome le evocava un vago ricordo che
non riusciva a mettere a fuoco. Prefer non indugiare e si
avvi lentamente verso il terminal.
Dopo la luce forte dell'esterno l'edificio sembrava
fresco e in penombra. Quasi tutti i suoi compagni di
viaggio se ne erano gi andati. Una donna grassoccia
con i capelli grigi raccolti in uno chignon allentato teneva
in mano un cartello con sopra scritto farraday e fissava
con aria determinata un punto sulla pista, alle
spalle di Greer. Aveva gli occhi grandi e distanti, il naso
largo, le guance piene bruciate dal sole, una fisionomia
polinesiana. Un vestito bianco che aderiva alle morbide
curve del corpo ed era svasato alle ginocchia le dava
una grazia molto femminile. La donna teneva un piede
piegato dietro l'altro come se fosse sul punto di fare una
riverenza. Al collo portava una ghirlanda di ibischi
bianchi. Famiglia: Malvaceae, pens Greer. Specie: Hibiscus
moscheutos.
Residencial Ao Popohanga? chiese Greer.
Uno sguardo di scuse addolc il viso della donna.
Aveva la solidit di chi ha visto figli, mariti, intere nazioni
cadere, e la dolcezza di chi ha paura di ammettere
che il latte  finito o il vaso dei biscotti  vuoto. S, s.
Residencial Ao Popohanga. Ma no camere. Forse al
Residencial Rapa Nui. O all'Hotel Pascua. Hanno un tavolo da ping-pong. Molto molto bello.
Credo di avere gi una camera. Tese la mano. Sono
Greer Farraday.
Greer? Greer? La dottoressa? Una mujer? Aah.
S, sono una donna disse Greer con un lieve sorriso,
cercando di nascondere la frustrazione che ancora le
provocava quell'equivoco.
La donna si port la mano alla guancia. Io non sapere!
Doctora. Mujer.  bene.  molto bene. Molto americano,
s? E sorrise raggiante, si tolse la ghirlanda di ibischi
e gliela infil al collo. Baci Greer su tutte e due le
guance lasciandole addosso un profumo di gardenia e
olio di cocco. Sono Mahina Huke Tima. Iorana.
Iorana?
 salve e arrivederci in lingua rapa nui.
Be', adesso  un salve disse Greer.
S, adesso  salve ripet Mahina appoggiandole delicatamente
la mano sulla spalla. Molto molto salve.
La jeep procedeva lentamente lungo un sentiero di
terra rossa, sollevando pezzetti leggeri di roccia vulcanica,
polvere rossa che saliva dalle ruote come vapore.
Ogni volta che la jeep si avvicinava a una figura a dorso
di cavallo, Mahina, che adesso portava un ampio cappello
di paglia, suonava il clacson e gridava un saluto.
Sembrava riluttante a tenere stretto il volante, e lasciava
dondolare le dita come tentacoli. Un paio di volte cambiando
marcia fece impennare la jeep. Una donna che
ha imparato a guidare tardi nella vita, pens Greer.
Quante auto ci sono sull'isola? le chiese. Cuntos
autos en la isla?
Solamente un automvil disse Mahina. Per il sindaco.
Gli altri hanno jeep come questa, non tante. Questa
jeep non mia.  di mio cognato. Io vado a cavallo. Tu
vai a cavallo?
S disse Greer. Ma il suo spagnolo andava meglio
per le domande che per le risposte.  da molto che non
vado. Per dicono che ci si riabitua in fretta.
S, s. E guidi macchina?
S disse Greer.
Donna doctora. E guida macchina! Molto bene. E
quante ore di volo?
Quasi dieci disse lei. Diez. Da Santiago. E circa altre
tredici da New York. E un'ora da Boston.
Venticuatro! Tanto tempo in aeroplano!
Il vento si rafforz e Greer leg i capelli in una folta
coda di cavallo. Era stata sua intenzione tagliarli prima
del viaggio - sull'isola faceva caldo in febbraio - ma se
ne era dimenticata e adesso le arrivavano oltre le spalle,
arruffati e ingombranti. Gett un'occhiata nello specchietto
laterale. Il suo viso lungo aveva un pallore invernale
e mostrava la stanchezza del viaggio, per vide
la stessa fronte alta, le familiari sopracciglia scure. Era
strano, non c'era nulla nella sua espressione che rivelasse
la tristezza dell'anno passato. Niente che parlasse
delle malefatte di suo marito, della recente vedovanza.
Aveva tutto l'aspetto di una donna giovane e sana, un
po' scarmigliata ma fondamentalmente composta, e
non somigliava in niente a una donna desiderosa di ricominciare
la vita daccapo.
Guard verso la costa, dove l'acqua brillava alla luce
in forte contrasto con il paesaggio monotono. Anche se
aveva letto che la vita animale e vegetale dell'isola era
esaurita, rimase sorpresa dall'asprezza del terreno. Solo
l'erba sbiancata - famiglia delle graminacee, una monocotiledone
ostinata - era riuscita a farsi strada.
L'isola era nata senza vita, pens Greer, poi aveva accolto
i semi e le spore vaganti che raggiungevano le sue
spiagge. Il terreno di origine vulcanica era ricco di calce,
carbonato di potassio e fosfati, nutrienti fondamentali
per i vegetali. Quando nel 1883 un getto vulcanico aveva
cancellato tutta la vita sull'isola di Krakatoa, erano
bastati trentacinque anni perch l'isola si ripopolasse.
L'eruzione era stata per i naturalisti l'avverarsi di un sogno,
quanto di pi simile alla nascita di un'isola nuova.
Orde di ricercatori avevano documentato l'apparizione
di ogni nuova felce e fiore sul paesaggio ricoperto di
pomice fino a quando le foreste erano rinate. Certo,
Krakatoa distava appena venticinque miglia da Giava,
vero e proprio deposito di flora e fauna. Pasqua invece
si trovava a millecinquecento miglia dal pi vicino fornitore,
l'isola Pitcairn. Comunque anche cos Pasqua
avrebbe dovuto essere gi rimboschita. Due milioni di
anni erano un vasto arco di tempo. Qual era la causa di
quel paesaggio sterile, dunque? All'inizio si era sospettata
una specie di estinzione, una catastrofe che avesse
distrutto secoli di eco-ospitalit.
Hanga Roa annunci Mahina imboccando una
stradina verso l'interno con una frenata. Per un attimo
tent di mettere tutte le marce possibili contemporaneamente,
infine decise per la prima e premette con delicatezza
l'acceleratore.
Hanga Roa ripet. Erano arrivate all'unica cittadina
dell'isola.
Piccole case azzurre con i vialetti d'ingresso nascosti
da tralicci di cineraria (Senecio cineraria) e coltri di nasturzi
arancioni (Tropaeolum majus) affiancavano i lati
della strada. All'ombra di un largo cipresso dormivano
tr cani con le orecchie che vibravano ai sogni pomeridiani.
Mahina svolt a sinistra in una strada ancora pi
stretta, fiancheggiata qui e l da costruzioni di cemento
- negozi, si sarebbe detto - con il tetto di lamiera ondulata.
Un gruppetto di bambini comparsi dal nulla si precipit
intorno alla jeep, facendo a gara a chi toccava l'unica
palma da cocco in fondo alla strada.
Mahina li rimprover in rapa nui, poi si rivolse a
Greer. Abbiamo chiesa, correo per lettere, scuola. Siamo
piccoli per abbiamo quello che ci serve. Penso che a te
piace.
Ne sono sicura disse Greer.
Ecco mi residencial disse Mahina voltando a sinistra
per parcheggiare la jeep sotto un pungente eucalipto
amygdalinus.
Avenida Policarpo Toro disse. Per andare a laboratorio
cammina fino a Te Pito O Te Henua, poi a sinistra
in Atamu Tekana. Se vuoi disegno una cartina.
Di fronte a loro c'era un edificio di cemento a un piano,
la porta di legno scuro incorniciata dai fiori rosa di
due alberi corallo. Una piccola insegna con le lettere fatte
con nastro adesivo nero era conficcata nel terreno:
RESIDENCIAL AO POPOHANGA.
Scesa dalla jeep, Mahina and sul retro e cominci a
trascinare le due sacche di Greer. Greer protest, ma
l'altra insistette, sollevando ogni borsa con forza sorprendente.
Proprio allora da una fila di cespugli sul lato
della casa arriv strofinandosi gli occhi un uomo anziano
con un berretto da baseball rosso sbiadito; il profluvio
di offerte e rifiuti aveva chiaramente interrotto la
sua siesta. L'uomo parl in tono deciso a Mahina in rapa
nui, indicando il bagaglio con la mano, e qualcosa
nel suo tono suscit in Greer una grande tenerezza. Dal
ritmo misurato di scrollate di spalle e sospiri, ebbe la
sensazione che quella scena si fosse ripetuta molte volte.
L'uomo esamin la jeep e quando ebbe scoperto che
non c'erano danni - almeno cos sembrava - sorrise a
Mahina che, poco divertita, fece segno a Greer di seguirla
all'interno. Si affrett a indicare l'uomo e disse:
Ramon Liragos Ika. Vamos, Ramon! grid, al che lui
sollev le borse di Greer e le segu dentro casa.
La loro entrata nella stanza spaziosa fu annunciata
da un delicato scampanio. L'aria era fresca, le pareti
scure. Dal soffitto pendevano due file di sfere di vetro
verde tenute da reticelle di corda. Mahina deposit con
cura il suo cappello sulla scrivania di fianco alla porta e
dallo stipato cassetto superiore estrasse una chiave appesa
a una fiche da poker bianca. Greer la segu attraverso
la stanza e oltre una porta che dava su un giardino
lussureggiante di bamb africani e alti cipressi. Nel
mezzo di quella vegetazione caotica c'era una statua
della Vergine Maria quasi a grandezza naturale, il vestito
azzurro che si sfaldava alle pieghe e, all'estremit opposta
del giardino, un portico stretto fiancheggiato da
quattro porte. Mahina la condusse oltre le prime tre e
alla quarta prese la chiave, la inser nella serratura e
apr con una spinta del fianco.
La stanza era piccola. Un letto matrimoniale e due
comodini di vimini riempivano una parete. Sopra il letto
era appesa un'immagine rotonda della Vergine Maria
e accanto alla porta c'erano uno scrittoio e una sedia che
sembravano di mogano. All'unica finestra tende di iuta.
Bene? chiese Mahina.
Molto bene. Greer doveva fermarsi sull'isola almeno
sei mesi per estrarre i campioni e analizzarli, ma
avrebbe trascorso la maggior parte del tempo in laboratorio.
Bene per la doctora? Mahina sorrise. Certo, niente
piano. Niente ping-pong. Altri residencial hanno coperte
pi belle. Per noi vicini laboratorio. S? E io migliore in
cucina.
Alzando gli occhi al cielo Ramon deposit le borse di
Greer ai piedi del letto.
Va benissimo cos disse Greer.
L c' il bagno disse Mahina indicando una porta
stretta di fianco allo scrittoio. Quando vuoi acqua calda
per doccia devi accendere fuori. Io faccio vedere. Poi
possiamo prendere un'altra lampada. O spostiamo
scrittoio. E se qui non ti piace, troviamo altra camera.
La stanza era talmente piccola che immaginarvi altri
mobili riusciva difficile. Dall'espressione di Mahina comunque
Greer ebbe la netta sensazione che altri ospiti
avessero mostrato maggior entusiasmo.
Questa andr benissimo. E meravigliosa. In realt
la camera spartana le piaceva. Casa sua a Marblehead
era diventata un guazzabuglio di mobili, libri e oggetti,
pile di scatoloni aperti contenenti i vestiti di Thomas
sulla cui sorte non aveva ancora deciso. Era da quella
confusione che aveva sentito il bisogno di andarsene,
oltre che da tutto il resto.
Stasera cena  alle otto disse Mahina baciandola ancora
una volta sulle guance prima di lasciare la stanza.
Greer appoggi la borsa sullo scrittoio e si sfil i sandali
di pelle. Il pavimento era piacevolmente fresco. Dalla
sacca tolse il vaso da farmacia contenente il suo seme
di magnolia e lo apr con cura, poi lo tenne alla luce: eccolo
che fluttuava, grosso e lucente, nel bagno di acqua
salata. Era stato il regalo di nozze di Thomas - per vedere
insieme quanto poteva sopravvivere il seme nell'acqua
dell'oceano. Erano passati otto anni, pi di quanto si
fosse mai aspettata. Per un certo periodo di tempo Greer
lo aveva considerato un talismano e portato con s in
ogni viaggio di lavoro, posato sopra i comodini di alberghi
belgi e italiani. Quando la ricerca di Thomas si era
fatta frenetica, quando lei aveva smesso di lavorare sul
campo per passare tutto il tempo in laboratorio, il vaso
era rimasto sulla mensola del caminetto di Marblehead a
coprirsi di polvere. Per due anni era stato mosso di rado,
ma preparando i bagagli per l'isola di Pasqua Greer aveva
sentito di non poterselo lasciare alle spalle. Adesso
rimpiangeva quella decisione. Le ricordava troppo Thomas
e i loro otto anni insieme, quando a lui importava
ancora della scienza, e di lei.
Depose il vaso e guard l'immagine della Vergine
Maria. C'era un seme trasportato dalle correnti che portava
il suo nome. Il fagiolo di Maria, Merremia discoide-sperma, vantava il record della distanza pi lunga mai
percorsa da un seme: oltre millecinquecento miglia.
Greer si inginocchi sul letto, poi si alz in piedi
sprofondando nel materasso sfondato, tolse la Vergine
dal muro e la mise a faccia in gi sul comodino di vimini.
Cos va meglio, pens, e cominci a disfare i bagagli.
Greer si diresse al laboratorio solo nel tardo pomeriggio.
Ramon l'aveva gi accompagnata in macchina per
portare gli strumenti, ma adesso, pi sveglia di quanto
avesse previsto, pens di esplorare il villaggio. Camminando
lungo la strada di terra battuta fu seguita da diversi
cani randagi che persero interesse quasi subito, e
in lontananza un gallo cant, confuso. Pass davanti a
un edificio con un'insegna che diceva hotel espiriti; e lo
riconobbe, era uno degli alberghi che ospitavano i ricercatori.
Dalla porta d'ingresso emerse una coppia anziana
assorta in un'animata discussione, le dita che duellavano
sopra le pagine di una guida. Portavano camicie
hawaiane coordinate.
Iorana! gridarono.
Iorana! disse Greer.
Mi lasci indovinare disse la donna. Americana.
Costa orientale.
Sono colpita rispose lei chiedendosi che cosa l'avesse
tradita.
Visto? La donna si rivolse al marito. Dieci su dieci.
 un talento, credimi. Dovrei lavorare per il dipartimento
di stato o un'ambasciata o qualcosa del genere,
come rilevatrice di compatrioti. Spinse la guida verso
Greer. Allora, che cosa ne pensa di questa roba?
Come?
I moai.
Sono appena arrivata disse lei. Da poche ore.
Be' disse la donna annuendo al marito, non sa che
cosa l'aspetta. L'aspetta una vera meraviglia, mi creda.
Qualunque foto abbia visto non rende loro giustizia. Sono
e-nor-mi.
In effetti le foto erano piccole disse Greer. Suppongo
che le statue siano pi grandi.
La donna socchiuse gli occhi, poi sorrise. Spiritosa.
Allora le auguro un buon soggiorno.
Lei volt l'angolo e super un'altra schiera di case.
Vide che ognuna disponeva di un ampio cortile. I polli
si agitavano e chiocciavano dentro piccole stie di metallo.
Dai prati verdeggianti crescevano guaiave (genere:
Psidium) e piante di taro (genere: Colocasia). La flora poteva
svilupparsi soltanto l, al villaggio, in giardini molto
curati e protetti dal vento.
Pi in l sorgevano alcuni edifici di cemento. Nessuna
insegna annunciava la loro destinazione d'uso, ma
Greer riusc a individuare dietro ogni facciata un carattere
ben distinto; riconobbe l'ufficio postale e la banca;
l'emporio si rivel quando una donna ne emerse stringendo
un sacchetto di rete pieno di cibi in scatola. Greer
entr e aspett che gli occhi si adattassero all'oscurit.
Un uomo dai capelli rossi le sorrise da dietro il banco.
Iorana.
Iorana.
Era pallido, con una spruzzata di efelidi sulle guance.
Lei aveva letto che la popolazione dell'isola era mista. I
primi viaggiatori avevano notato persone con un aspetto
decisamente polinesiano e altre dall'aria europea, note
come oho-tea: "dai capelli chiari". Era quella una delle ragioni
per cui l'origine degli isolani era stata messa in dubbio.
Una razza mista lasciava aperte molte possibilit.
Greer oltrepass sacchi di riso e grano, scatole di dolci
e candele, un'enorme piramide di pesche in scatola.
Convertendo in dollari trov i prezzi alti, soprattutto
per le pesche. Comunque erano articoli d'importazione,
il viaggio era lungo e costoso. Compr una banana e
qualche scatola di biscotti di scorta da tenere in laboratorio,
poi port l'ingombrante pila al banco. Aveva cambiato
i soldi all'aeroporto di Santiago e ora pass al proprietario
un rotolo di pesos.
Inglesa?
Americana.
Aah. New York? Los Angeles?
Massachusetts. Marblehead.
Da dietro la sua scrivania l'uomo tir fuori un atlante
con le orecchie alle pagine e l'apr sul banco. Mostrare.
Greer guard il Nordamerica e vide che sopra Los
Angeles, New York e Salt Lake City era stata messa una
piccola X nera. Qui disse indicando la costa orientale.
Marblehead. Lo stato  il Massachusetts.
Riva riva disse lui togliendosi una penna da dietro
l'orecchio per marcare una X sulla costa. Marblehead
isola? S?
Penisola.
Pe-ni-so-la. Riva Riva. L'uomo chiuse la mappa e
lentamente cont i soldi.
Gracias disse lei.
Iorana.
Fuori, nella luce che si affievoliva, Greer sbucci la
banana e continu a camminare in direzione del laboratorio.
Aveva portato con s un dpliant consunto con
una mappa dell'isola e Mahina aveva cerchiato il punto
dove si trovava il laboratorio. Il dpliant offriva in un
breve paragrafo i dati storici salienti: il leggendario arrivo
del primo re, Hotu Matua, la costruzione degli imponenti
moai, i geroglifici rongorongo ancora non decifrati,
la visita del capitano Cook, il crollo dei moai, l'emergere
del culto degli uccelli, la guerra fra "orecchie lunghe" e
"orecchie corte", il cannibalismo nelle grotte, la scomparsa
della spedizione scientifica britannica, l'ancoraggio
di otto giorni dell'ammiraglio von Spee durante la
Prima guerra mondiale. Per non parlare, naturalmente,
della storia geologica dell'isola e di flora e fauna cancellati.
Incredibile come la gente prestasse poca attenzione
alla narrazione dell'isola stessa. Come se sessantaquattro
miglia quadrate di pietra fossero soltanto un palcoscenico
per gli ultimi arrivati, gli esseri umani assetati
di protagonismo, la cui rappresentazione, calcolata in
tempo geologico, era durata un batter d'occhio.
Greer prosegu, sentendo in lontananza il passo pesante
degli zoccoli di un cavallo. Una lieve brezza sollev
la terra rossa del sentiero. Non visto, un cane abbaiava.
Il silenzio le ricord Mercer, la cittadina del
Wisconsin dove era cresciuta. Le sere d'estate, prima di
cena, andando all'emporio a piedi guardava le donne
spazzare la polvere dai portici, gli uomini con le maniche
delle camicie arrotolate che sotto i grandi aceri spingevano
le figlie sull'altalena. Una cittadina tranquilla,
dove non accadeva molto, ecco come la ricordava. Qui
la quiete era la stessa, come se le passate catastrofi fossero
state sigillate, rese impenetrabili.
L'edificio senza finestre le si present davanti come
un gigantesco mattone grigio. Poco era stato fatto per
mascherare il suo uso funzionale. Niente cipressi n
guaiava, niente nasturzi o margherite. In lettere bianche,
la scritta sociedad de arqueologia de amrica del
sud ornava il bordo superiore dell'edificio. Greer aveva
prenotato in anticipo il laboratorio attraverso la SAAS,
che alcuni anni prima aveva costruito sull'isola quello
spazio per i ricercatori. In realt era un po' una truffa:
gli scienziati pagavano per lo spazio e l'attrezzatura, e
dovevano accettare di comparire nei riconoscimenti
delle pubblicazioni come ospiti dell'associazione. Ma il
permesso di lavorare sull'isola di Pasqua dipendeva soprattutto
dal governo cileno, che era un membro importante
dell'associazione.
Greer entr in un lungo corridoio spoglio. Ogni laboratorio
era contraddistinto da targhe scritte a mano e a
met, sulla destra, c'era la sua: dott. farraday. Apr la
porta e dovette premere l'interruttore della luce un paio
di volte prima che tre lampadine fluorescenti dessero
qualche segno di vita. Le sue casse erano state ordinatamente
impilate con sopra il carotiere, in equilibrio. Per
il resto il laboratorio era quasi vuoto. Le pareti di cemento
poroso erano state dipinte di bianco, il pavimento
grezzo di una sfumatura di rosa - corallo, forse - in
un divertente tentativo di rallegrare l'ambiente. Allineati
sulle pareti opposte due lunghi tavoli metallici,
entrambi con sotto uno sgabello di legno. Nell'angolo
c'era un lavandino di metallo dal cui rubinetto di plastica
serpeggiava un manicotto verde da giardino collegato
con una sorgente esterna. Di fianco un piccolo frigorifero
bianco per conservare i campioni. Una colonna di
mensole vuote si ergeva sopra uno dei tavoli metallici e
sull'ultima stava un beaker di vetro polveroso - l'unico
strumento scientifico presente nella stanza - come un
teschio in un quadro del Rinascimento, a ricordare: Qui
abita la scienza.
Di certo lo spazio per la sua strumentazione non
mancava. Abbass lo sguardo sulle casse, le serviva
qualcosa - un palanchino, un martello - per aprirle facendo
leva. Fra la sua roba non c'era niente del genere.
E l'edificio sembrava deserto. Gett un'occhiata all'orologio:
sei e mezzo. L'indomani mattina, per prima cosa,
avrebbe chiesto a Ramon una leva e sarebbe tornata.
Appoggi la spesa sul bordo di uno dei tavoli, diede
un'ultima occhiata alla stanza cavernosa e si volt per
andarsene. Mentre tentava di chiudere la porta, questa
si incepp in una busta sul pavimento. Conteneva un
biglietto:
Dottor Farraday, da molto tempo sono un ammiratore del suo lavoro e non vedo l'ora di conoscerla. Occupo l'ultimo ufficio sul lato destro del corridoio. Inoltre, ogni gioved alle otto ceniamo tutti insieme all'Hotel Espiritu. Deve unirsi a noi e raccontare a tutti del suo lavoro qui. Iorana! Benvenuto!
Vicente Portales Greer infil il biglietto nella busta, si chiuse la porta alle spalle e si avvi in punta di piedi in fondo al corridoio.
Sull'ultima targa sulla destra c'era scritto dott. portales. Sotto c'era la cassa che aveva visto sull'aereo: portales. Allora le torn in mente dove aveva sentito quel nome. Quando era andata con Thomas nel Belize a prelevare campioni, aveva letto del lavoro di Portales sui geroglifici maya. L'articolo sottolineava la giovane et dello studioso cileno e il fatto che avesse stabilito un record mondiale, qualcosa che aveva a che vedere con le mongolfiere o con l'alpinismo. Qualcosa di sportivo.
Prese una penna dalla tasca, premette la busta contro la parete di cemento del corridoio e scrisse: "Grazie, ma prima devo ambientarmi". La infil sotto la porta.
Torn nel proprio ufficio, tolse la targa e fra le parole dott. e farraday aggiunse, in minuscolo, greer.
Una cena non le sarebbe dispiaciuta, per Portales non aveva invitato lei. E ben presto si sarebbe reso conto che sull'isola non era arrivato il celebre Thomas Farraday, di cui tanto ammirava il lavoro, bens la sua vedova.
Si volt e percorse il corridoio buio. Era stata colta da un'improvvisa stanchezza, come se dopo aver nuotato per ore avesse appena toccato terra; pi di qualsiasi altra cosa voleva dormire.
...
.
...
CAPITOLO 4.
...
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...
Gli interni della nave da guerra erano rivestiti di velluto,
il pavimento del salone coperto di tappeti persiani,
le pareti di acciaio decorate da acquerelli del Bois de
Boulogne dentro cornici d'oro. Sui tavoli coppe di
champagne, mazzi di carte, posacenere di giada colmi
di sigarette, tazze di t al gelsomino. Sopra una panca,
sotto la carta delle stazioni di rifornimento del Kaiser
nel Pacifico, c'era una scacchiera di onice con il re bloccato
in eterno scacco. Le sale dense di fumo e affollate
risuonavano di risate. In quel preciso istante un
Kapitanleutnant stava raccontando una barzelletta: Allora,
ci sono un inglese un tedesco e un cinese e il genio li invita a esprimere un desiderio....
L'abbiamo gi sentita! grid qualcuno. Erano sempre
gli inglesi, i tedeschi e i cinesi... sempre presenti sulle
navi da guerra ancorate nel porto cinese di Tsingtao, nel Mar Giallo.
No, questa non l'avete sentita...
Va bene, va bene, continua...
Poi nella stanza densa di fumo entr galleggiando il
suono dimenticato del radioricevitore, un suono gracchiante
e antico. Si ud un rumore di passi e un ufficiale si
precipit dentro. L'ago del fonografo venne alzato.
L'uccisione dell'arciduca, disse, aveva scatenato la guerra.
Ci fu un momento di silenzio durante il quale gli uomini
si guardarono l'un l'altro. Ci per cui si esercitavano
da anni, ci che da un mese aspettavano, infine era arrivato.
Allora gli inglesi si alzarono rassettando la divisa. I
cinesi appoggiarono le tazze di t. Una strana energia
attravers la sala... era cominciato un gioco che tutti conoscevano,
e come bambini disposti a chiudere gli occhi
e contare fino a dieci mentre qualcuno si nasconde, si
scambiarono gesti di cortesia. Strette di mano, offerte di
scuse. I saluti vennero pronunciati in tedesco, inglese e
cinese. Ben presto i tedeschi, centinaia di uomini che
non avevano pi di vent'anni, vennero lasciati soli nel
silenzio della loro nave ornata di festoni a immaginare
quel suono spaventoso - uno-due-tre-quattro-cinque -
senza sapere chi stesse contando e chi dovesse nascondersi.
Si trovavano in Cina, a migliaia di miglia dalla
Germania, da casa. Che cosa avrebbe significato, per loro, la guerra?
In cerca di una risposta gli uomini si rivolsero al viceammiraglio
Graf von Spee, che entrava a grandi passi
con l'uniforme bordata d'oro nel salone elegante e abbandonato
della festa interrotta dei tempi di pace.
Uomini disse. Preparate la nave. Preparatela per
la guerra e rimanete in attesa degli ordini.
Cos gli uomini strapparono la tappezzeria e tolsero i
tappeti dai pavimenti. Gettarono tutto nella baia: poltrone,
divani, pianoforti, dipinti. Appoggiati al parapetto
superiore restarono a guardare i vasi di porcellana
ballonzolare nelle acque del porto, mentre chitarre e
mandolini venivano trascinati via dalle onde. Quelle acque in cui le loro navi erano rimaste ancorate per anni ora sembravano cariche di presentimenti. Era solo questione di tempo prima che gli inglesi tentassero il blocco per affondarli mentre erano ancora all'ancora, solo questione di tempo prima che russi, francesi, e anche giapponesi, forse, cominciassero a dar loro la caccia.
Sapevano di dover fuggire... s, ma dove?
Nella confusione generale qualcuno, nel quadrato degli ufficiali, un giovane dotato di preveggenza, guard la sala spoglia di ogni orpello e disse agli amici pi vicini:
Dunque la storia  scritta.
Von Spee, che studiava il giornale di bordo, lo sent e alz gli occhi. Con una sfumatura di quell'arroganza per cui andava famoso, ribatt ai suoi: No, la scriveremo noi.
Flotta sventurata: Graf von Spee e l'impossibile ritorno a casa.
...
.
...
CAPITOLO 5.
...
.
...
Cronologia redatta per il professor Edward Beazley
a cura della Royal Geographical Society.
Lowther Lodge, Kensington Gore
Te Pito O Te Henua, nota come Rapa Nui;
comunemente detta isola di Pasqua,
oceano Pacifico del Sud
latitudine 28e 10' S, longitudine 109e30' O
1722 (giorno di Pasqua): ammiraglio Jacob Roggeveen (regno dei paesi bassi). Si tratta del primo contatto
documentato con una popolazione nuda di razza mista; veneravano
enormi statue, "accovacciati sulle ginocchia e con la
testa china... le statue di pietra dapprima ci sbalordirono poich
non potevamo comprendere come una popolazione che
non disponeva n di legname n di cordame con cui costruire
attrezzature avesse potuto erigerle; alcune di queste statue
raggiungevano l'altezza di trenta piedi ed erano larghe in
proporzione". Si osserv che alcuni indigeni avevano i lobi
delle orecchie tagliati e lunghi fino alle spalle, ripiegati sopra
il padiglione auricolare. Gli abitanti dell'isola vennero descritti
come allegri e pacifici e di buone maniere bench abili
ladri. Arrivarono a bordo della nave nuotando e remando su
fragili canoe. Un equivoco port all'uccisione di un indigeno
a bordo della nave e un'altra dozzina furono presi a fucilate
sulla spiaggia. Dalla nave dell'ammiraglio scomparvero una
tovaglia e alcuni cappelli.
1770: DON FELIPE gonzlez (Spagna). Rifer che gli indigeni
avevano una scrittura propria. Stim una popolazione di
tremila persone ma non vide bambini. Not grandi statue collocate
lungo la costa. Una dichiarazione di cessione dell'isola
in favore di sua maest Carlo III di Spagna fu presentata agli
indigeni, che firmarono con i loro nomi (scrittura a forme di
uccelli e altre curiose figure) "con manifestazioni di giubilo e
felicit". All'isola venne dato il nome di San Carlos. Dopo
quattro giorni gli spagnoli partirono per mai pi fare ritorno
nel loro "territorio".
1774: capitano JAMES cook (gran bretagna). Riferisce
di una popolazione decimata, composta da circa seicento uomini
e trenta donne. Notando la presenza di parecchi mucchi
di pietre davanti a stretti pendii, Cook sospett la presenza di
una rete sotterranea di grotte che servivano da nascondiglio.
Gli indigeni rifiutarono di indicare l'accesso a queste grotte. I
colossi di pietra non erano pi venerati e sembra che nella
maggior parte dei casi fossero stati abbattuti. Un tahitiano a
bordo, in grado di capire almeno parzialmente l'idioma indigeno,
riusc a stabilire che i colossi erano monumenti funebri
eretti in memoria dei defunti e non immagini di di.
Cook scrisse nel suo giornale di bordo: "Faticavamo a comprendere
come questi isolani, totalmente all'oscuro dei principi
della meccanica, potessero erigere simili grandiose figure...
dovevano aver richiesto un lavoro infinito, e mostravano
senz'ombra di dubbio l'ingegno e la perseveranza degli abitanti
dell'isola all'epoca della loro costruzione; quanto agli
abitanti attuali, invece, era evidente che non avessero alcun
merito nella loro realizzazione, poich non sembravano in
grado di riparare nemmeno quelli in rovina".
La spedizione ripart con una piccola scorta di patate dolci.
1786: JEAN-FRANOIS DE GALAUP, COMTE DE LA PROUSE
(Francia). Calcol una popolazione di circa duemila persone;
i francesi vennero fatti accedere alle grotte e ai passaggi sotterranei
dove si erano nascosti donne e bambini; si ritiene che
ci fosse la conseguenza della condotta pacifica tenuta dal
capitano Cook e dai suoi uomini. Tentativi di introdurre sull'isola
maiali, capre e pecore non incontrarono successo.
1864. Frate Eugne Eyraud, missionario cattolico francese,
si stabil sull'isola; si ritiene che la maggioranza della popolazione
si convert al cristianesimo. Nessuna statua era pi in
posizione eretta.
1877. Popolazione: 111 (resoconto di un'epidemia di vaiolo
seguita alle scorribande degli schiavisti peruviani).
1886. Ispezione di George S. Cook, medico chirurgo della
Marina degli Stati Uniti d'America, a bordo del Mohican USS.
1888. Annessione dell'isola al Cile.
La Societ si augura che i ricercatori trovino una risposta
alle seguenti domande:
come sono stati realizzati i colossi? E come sono stati trasportati?
Sono stati scolpiti da antenati degli attuali abitanti
o da una razza pi antica che si  estinta?
Che cosa ha provocato il crollo collettivo delle statue?
La scrittura di cui riferisce Gonzalez presenta qualche relazione
con altre lingue conosciute? Esistono testimonianze
scritte di questa lingua?
Gli indigeni sono polinesiani o sudamericani?
Che tipo di alimentazione seguono?
Com' strutturata la famiglia? Qual  l'attuale rapporto
tra maschi e femmine nella popolazione?
Viene praticata la poligamia?
 il marzo del 1912.
La nave di linea White Star attraversa a tutto vapore il
grigio Atlantico. Tre grossi fumaioli la incoronano. Proprio
sotto la plancia, dopo gli alloggi del capitano, Alice
ed Elsa condividono una piccola cabina rivestita di legno.
Le nuove valigette di cuoio sono appoggiate sul
com, sopra il tavolino c' la gabbia di Pudding.  una
cabina elegante e ordinata.  in quella di Edward, accanto
alla loro, che sono stipate le casse contenenti le
tende, le selle e tutti i libri di consultazione. L'equipaggiamento
 molto importante, per noi, non possiamo lasciarlo
a sballottare nella stiva spiega ai passeggeri che
lo vedono sbucare affannato dall'intrico degli strumenti.
Spazzolandosi la giacca dice: Siamo in partenza per una spedizione.
In effetti Edward non perde occasione per parlare del
viaggio. A colazione, all'ora del t, mentre passa a un
commensale lo zucchero intorno alla tavola accuratamente
imbandita, dice: Vi abbiamo detto che una volta
terminato questo viaggio ci dirigeremo nel sud del Pacifico?.
A volte chiede: La vostra famiglia  a Boston?
oppure Andate in Massachusetts per affari? soltanto
per sollecitare una domanda e poter rispondere: Boston
per noi  soltanto un punto di partenza!. Conversa con
architetti, con magnati americani dell'acciaio, con solitarie
vedove di Cambridge, mostrando con gli estranei, osserva
Elsa, una disinvoltura che con lei non ha.
Il quinto giorno, quando si svegliano sotto le nubi
temporalesche che oscurano l'orizzonte, si ritirano nel
salotto con i tappeti rossi per una partita di bazzica. L
vengono avvicinati da un signore anziano che annuncia
di essere Andreas Lordet, dal Belgio, esperto viaggiatore
che per tre anni ha amministrato la famosa miniera di
rame di Lemaire in Congo e che intende unirsi a loro
per un breve tratto del viaggio.
L'uomo si siede e guarda con aria stanca la pioggia che
batte sui vetri degli obl. Dice che aspetta di essere raggiunto
dalla moglie. Poi, con meticolosa lentezza, li studia
uno a uno: prima Edward, poi Elsa e infine Alice. Per
un momento lascia indugiare lo sguardo sulla ragazza,
attirato dal mazzo di carte da gioco che lei stringe in una
mano, dal modo in cui le tiene, incerta se offrirle come un
prestigiatore al suo pubblico o abbracciarle. Con un cenno
rapido della mano rugosa chiama un cameriere e ordina un gin.
Congo dice Edward. Ho trascorso un lungo periodo
nell'Africa Orientale Tedesca. Io sono un antropologo
e attualmente noi tre, tutti noi, in effetti, stiamo partendo
per una spedizione all'isola di Pasqua.
Ah s. L'antropologia riflette l'uomo. Ehm. Chiude
gli occhi e li riapre soltanto quando sente avvicinarsi il
cameriere con il gin. Merci dice e beve un lungo sorso.
Ovviamente riprende Edward, il Pacifico del Sud
 profondamente diverso dal continente africano.
L'Africa! Gi! E senza preamboli l'uomo comincia a
raccontare in tono impaziente la propria esperienza con
quel che chiama "lo scontento dei selvaggi", fenomeno
sul quale spera di scrivere presto un'erudita dissertazione.
Un antropologo come Edward non pu non essere
interessato alle sue osservazioni. Ed eccolo partire con
racconti di revolver rubati e bande di indigeni, frecce avvelenate
che piovono dal cielo, per concludere ogni
aneddoto con una sorsata di gin, come se la propria capacit
di sopravvivere a simili pericoli lo sbalordisse ancora.
Bien sur. Picchia il bicchiere vuoto sul tavolo.
Eppure sono ancora qui, vedete? Si batte un pugno sul
petto. Bisogna avere forza, coraggio, determinazione.
Inoltre le rivolte indigene possono essere fa uno svolazzo
in aria con la mano un bel rimedio alla noia.
Non sarebbe pi facile restarsene in Belgio e andare
a teatro? domanda Elsa prendendo una nuova carta dal tavolo.
L'uomo si rivolge a Edward. A teatro?
Elsa riordina le carte con grande concentrazione. 
stanca di fare da pubblico a quest'uomo noioso.
Ebbene, ci che dite del coraggio  senz'altro vero
risponde Edward. Gli stranieri vanno incontro a esperienze
nuove che possono scombussolare. Basta il cambiamento
di dieta a causare preoccupazione.
Thdtre? ripete l'uomo in francese.
Parlate come una persona spietata, vorrebbe dirgli Elsa.
Le rivolte dei nativi come forma di intrattenimento!
Ne ha avuto abbastanza. E perch mai Edward deve essere
cos diplomatico? Sa che  d'accordo con lei - nel suo libro
ha sottolineato in pi punti la necessit che i sudditi
dell'impero rispettino le popolazioni delle colonie. Ma sa
anche che non si imbarcherebbe mai in una discussione.
Non Edward. A lei piacerebbe ricordargli l'ultimo capitolo del suo libro "Verso una pi vasta comprensione",
quello che preferisce a tutti: le fa pensare che Edward, oltre
a raccogliere e compilare dati, nasconda una profonda
simpatia per il soggetto dei suoi studi. Tuttavia ora dubita
della sincerit dei suoi sentimenti.
All'improvviso l'uomo guarda alle spalle di Elsa.
Hlne!
Elsa si volta. Una donna di circa settant'anni, elegantemente
vestita, si sta avvicinando. Porta una spessa catena
d'oro sul petto e tre grossi bracciali d'oro ai polsi.
Edward si alza e Andreas fa le presentazioni. Infine la
donna si siede compunta sull'estremit della sedia e si
rivolge al consorte.
Nous parlons de uoyages dice lui.
Edward: Siamo diretti nel Pacifico del Sud. Una spedizione
per conto della Royal Geographical Society.
Ah, le Pacifique du Sud. Dunque farete attenzione alle
zanzare. Avete con voi molto chinino, spero. Il chinino
non basta mai.
Ma questa gente, si chiede Elsa, non sa fare altro che mettere in guardia il prossimo?
Chinino? chiede Alice, che ormai stringe nella mano
quasi un intero mazzo di carte.
Chi-ni-no risponde Madame Lordet. Medicamento
impiegato nella cura della febbre malarica. Lo si ricava
dalla corteccia di un albero.  consigliabile una dose
di tre gocce prima di andare a letto.
Febbre?! Alice apre la mano e le carte cadono sul pavimento.
La donna piega la testa in atteggiamento contemplativo.
Le nostre tende sono dotate di zanzariere dice Elsa.
Non ti preoccupare, Allie.
Febbre?
Ma chrie, non vi preoccupate dice Madame Lordet in
tono gentile. Basta che diciate alla zanzara di andare via
e lei vi lascer tranquilla! Direte sci sci e voler via!
Alice sorride e lascia cadere anche le ultime carte.
Credo che qualcuno abbia vinto! Madame Lordet
si sporge verso Elsa facendo tintinnare la catena che
porta al collo e sussurra: Una mia nipote di Anversa
scuote la testa con aria di grande rammarico  nelle
stesse condizioni.
Dopo la partita Madame Lordet si offre di portare
Alice nel salone a guardare le partite di ping-pong. La
mia Adle adora guardare le palle andare avanti e indietro
dice sollevando un dito pallido per illustrare il movimento.
In effetti risponde in tono cortese Elsa, Alice ha
una variet di interessi molto pi stimolanti. Come 
stancante, per, la gente che fa sempre supposizioni.
Potreste chiederle di fare il vostro ritratto.  un'artista dotata.
Un'artista! La donna sorride. Scuote la testa per il
gran piacere, come se una scimmia fosse saltata con una
capriola dentro un cappello a cilindro. Merveilleux.
Elsa sorride a fatica e saluta gentilmente dando un bacio
sui capelli color miele di Alice. Prende dal tavolo L'origine
delle specie. Edward sorride. Il libro, una bella prima
edizione,  stato il suo regalo di nozze. La notte prima di
partire dall'Inghilterra le aveva offerto la raccolta delle
opere di Darwin: cinque volumi rilegati in pelle color
bordeaux, le coste scritte in oro e le nuove iniziali da sposata
- EPE - goffrate sul frontespizio di ciascun volume.
Questo l'ha portato dalla cabina al ponte e poi al salotto
senza riuscire a trovare nemmeno un momento per studiare.
Adesso pu rubare qualche minuto per s.
Sale i gradini che portano al ponte superiore, ma non
appena raggiunge la passeggiata ventosa decide di tornare
indietro. La disgusta il pensiero di quella donna
che trascina in giro Alice come un cagnolino. Cerca di
scacciare l'immagine dalla mente. Suo padre la sgridava
sempre per questo, per il suo desiderio di difendere
la sorella. Non importa come viene percepita dagli altri,
diceva. L'ignoranza ferisce soltanto gli ignoranti. Invece
per Elsa era questione di difendere l'onore di Alice. Anche
se gli sguardi di superiorit potevano essere ignorati,
non riusciva a impedirsi di credere che, lasciandoli
senza risposta, tutti insieme avrebbero finito per pesare
e opprimere la sorella. E in parte sospettava che il padre
fosse troppo stanco, troppo vecchio per indignarsi ancora.
Lei lo aveva visto arrabbiato una sola volta in vita
sua: a nove anni, seduta nello studio del dottor Chapple,
a Londra, in compagnia del padre e della sorella
ascoltava il medico spiegare la definizione dell'amenza
fornita dalla medicina - "stato di limitata potenzialit...
arresto dello sviluppo cerebrale... neuroni corticali insufficienti"
- all'epoca sillabe senza senso, che per negli
anni a venire avrebbe sentito spesso. Comunque allora
aveva capito che secondo il dottor Chapple c'erano
luoghi dove mettere Alice - il Royal Albert Asylum di
Lancaster, la Sandlebridge School per i frenastenici -
che accoglievano, e questa definizione si era incisa nel
suo ricordo per sempre, "le persone mentalmente difettose".
Al termine della visita Elsa si era spinta in avanti
sulla sedia e aveva rivolto al medico la domanda per lei
pi importante: Voi potete aggiustarla?.
Ho paura, mia cara ragazza aveva risposto il medico
togliendosi gli occhiali per rilasciare la dichiarazione
conclusiva e strofinandosi il naso, che la condizione
della amenza, sebbene le sue manifestazioni esterne
possano essere ridotte grazie a un bilanciato equilibrio
tra stimolazione e riposo, sia al tempo stesso permanente e incurabile.
Il padre aveva annuito in silenzio.
Il dottore cominci a scrivere. Comunque prendete
semi di cumino, radice di zenzero in polvere e sale in
parti uguali e spalmateli sul pane con un velo di burro.
 un rimedio che si  rivelato efficace nel calmare
momentaneamente lievi episodi di isteria. Siccome gli occhi
del padre erano fissi sul pavimento, era stata Elsa a
prendere la prescrizione dalle mani del medico.
Una volta fuori, sui gradini dello studio, dopo che la
porta si era chiusa alle loro spalle, il padre aveva alzato
una mano e schiaffeggiato Elsa sulla guancia. Era la prima volta.
Devi capire una cosa aveva detto. Alice non ha bisogno
di essere aggiustata. Ha bisogno di essere accudita.
E n ora n mai tu parlerai del comportamento di
Alice come di un problema o di un difetto. Sono stato
chiaro o mi devo ripetere?
Elsa era rimasta a testa china, muta... aveva soltanto
voluto chiedere se potevano aiutare la sorella. Non era
proprio lei che lottava sempre per difenderla? All'improvviso
uno strillo e Alice, con una mano alzata, paonazza
di rabbia, cominci a contorcersi fino a quando il
suo braccio, come un'elica, and a colpire il padre sulla
pancia. Si prepar a un altro colpo, ma lui le afferr il
polso. Aveva gli occhi rossi.
Alice. Mia piccola Alice.
Lei si limit a fissarlo furibonda, la vena sulla fronte
che pulsava, il petto che si alzava e abbassava nell'affanno
del respiro. Quando lui le lasci il polso, Alice
prov di nuovo a colpirlo.
Allie disse Elsa, fermandola.  tutto a posto.
Il padre le guard come se cercasse la risposta giusta.
Era troppo per lui, Elsa lo capiva. Per la prima volta
mostrava una grande stanchezza, molta confusione.
Scosse la testa, poi scese i gradini avviandosi verso la
trafficata via londinese.
Elsa, l'ho picchiato! Alice si liber dalla presa. Ho
picchiato pap. Hai visto? Si mise sulle punte e cominci
a saltellare.
Trascinandola per una manica Elsa affrett il passo.
Pap disse raggiungendolo. Ti prego... pap.
Lui non si ferm, non si volt nemmeno a guardarle.
Mi dispiace, pap.
Cosa? Cosa c'?
Mi dispiace.
Elsa  dispiaciuta! grid Alice.
Sembrava disorientato. Prendi fiato, Elsa. Calmati.
Perch ti sei agitata cos?
Elsa  dispiaciuta!
Elsa si dispiace? E di cosa mai deve dispiacersi?
Alz gli occhi verso il cielo e sospir, un suono lungo e
stanco che sembrava aver impiegato anni a uscire dal
suo corpo. No. Nessuno si deve dispiacere. Nessuno.
Rientriamo a casa prima che faccia buio.
E insieme, in silenzio, si avviarono lungo il marciapiede come se nulla fosse accaduto.
Sul ponte di passeggio bagnato dalla pioggia Elsa
ascolta il rombo del motore, una madre che con voce
acuta proibisce al figlioletto di correre, i sussurri di una
coppia appoggiata al parapetto a guardare il sole che fa
capolino fra le nuvole. Ha smesso di piovere, ma il ponte
 battuto da un vento gelido. Lei sfiora con un dito il
bordo freddo del parapetto e scruta l'orizzonte. Inghilterra
ed Europa non si vedono pi.  davvero possibile
lasciarsi alle spalle il passato e ricominciare daccapo?
Elsa conosce molto bene questo struggimento. Lasciando
la casa paterna per il suo primo impiego come istitutrice
aveva immaginato di poter ricominciare davvero,
di sganciarsi dai vecchi modelli seriosi e diventare una
persona nuova, spensierata, il tipo di ragazza che invidiava
da sempre. Ma il modello era troppo antico, e
malgrado le sue speranze, malgrado i suoi sforzi, aveva resistito.
Seduta su una panchina asciutta, apre L'origine delle
specie. Ne ha gi letto un po', suo padre naturalmente ne
aveva una copia, e nelle biblioteche delle case dove ha
lavorato lo si trovava quasi sempre. Per questo era il
suo volume. Di pelle color bordeaux, bellissimo. Sorride
all'idea di poterne sciupare la carta. Di poter fare le
orecchie. Pu addirittura rovesciare gocce di t sopra le
pagine color avorio, intatte. "Prima edizione" significa
poco per lei; ci che conta  che il libro sia suo e quindi
possa recare le tracce dell'uso che ne far. Con questo
pensiero Elsa lo apre dove incomincia l'introduzione, e
con il pollice e l'indice ripiega l'angolo superiore della
pagina. Ecco fatto. Guarda in su sperando di essere stata
vista. Un gesto sciocco, lo sa, che tuttavia la riempie
di grande soddisfazione, come se questa piccola azione
distruttiva e ribelle avesse per un istante controbilanciato
la prudenza di tutte le sue scelte.
Comincia a leggere, e con la matita sottolinea i passaggi
pi interessanti. Anche questo le d un grande
piacere e si chiede se non stia per caso seguendo un
qualche istinto primitivo. I suoi alunni scribacchiavano
sempre i loro nomi sui libri di testo - copertina, quarta
di copertina, pagine centrali - come se fossero animati
dal bisogno insopprimibile di documentare l'evento
dell'apprendimento, di segnare il territorio percorso
dalla loro mente. Elsa si chiede se in fondo non sia anche
lei come una scolaretta speranzosa che qualche oggetto
testimoni al mondo il suo passaggio.
Procede nella lettura.
Nel corso del tempo e dello spazio un notevole parallelismo
si evidenzia nelle leggi della vita; le leggi che governano la
successione di forme nei tempi passati essendo all'incirca
uguali a quelle che governano il tempo presente...
Le parole l'attraversano, scorrono in lei. Passato, presente...
s, c' una grandezza in tutto ci, qualcosa al di
l della sua persona, al di l di questo grande transatlantico
e di questo oceano sterminato. Sottolinea una
nota, gira la pagina e all'improvviso si accorge che sta
sorridendo. Mi piace, pensa. Mi sento come una vera
studiosa. Basta con le lezioni di grammatica e geografia
e matematica, ecco Darwin, con una teoria affascinante.
Una risata la distrae, poco pi avanti sul ponte passeggiano
due giovani donne che portano cappelli di paglia
di Firenze. Tengono gli occhi fissi su un giovanotto
intento a leggere, e quando gli passano davanti scoppiano
di nuovo a ridere, distraendolo dalla lettura della
rivista. Vinta questa breve partita, le due donne si stringono
l'un l'altra sussurrando, i cappelli a formare una
sorta di baldacchino. In loro c' una disinvoltura, una
spensieratezza che Elsa invidia. Lei non  mai stata cos.
Ha vigilato costantemente e con responsabilit fin dall'infanzia.
Ha sempre avuto Alice. Si  sempre dovuta
occupare della sorella, del padre. La sorella aveva bisogno
di tutta la sua pazienza. Il padre della sua obbedienza.
E quando  diventata istitutrice, a malincuore
ha dovuto acquisire il talento che meno possedeva, l'umilt.
Con il passare del tempo tutti questi doveri hanno
prodotto in lei una seriet che mette gli altri a disagio.
Gli uomini, soprattutto. Era tutt'altro che brutta,
aveva un bell'incarnato, serici capelli castani, anche se
non molto folti. Quando si guardava allo specchio le
sembrava di avere tratti regolari, non era pi sgradevole
di altre, pensava. Tuttavia una certa tensione nel suo
atteggiamento spingeva gli uomini a ignorarla per rivolgere
l'attenzione a ragazze pi leggiadre. Anche
Max, che condivideva con lei la gravit, all'inizio si era ritratto.
Parecchi giorni dopo il suo ritorno da Kiel era venuto
a salutare i bambini nella stanza adibita ad aula. Elsa sedeva
al banco con Otto e Huberta intenti a ripassare le
preposizioni inglesi, quando lui si era avvicinato allungando
le mani per un attimo sulle teste dei figli. Guardando
il libro su cui studiavano aveva chiesto al pi
grande, Otto: E ti piace, la nuova istitutrice?.
Sehr gut, Papa.
L'abbiamo fatta venire fin dall'Inghilterra per insegnarti
a parlare tedesco? Si rivolse a Elsa. Vi siete sistemata
nella casa?
S.
Preposizioni?
S, signore.
Ottimo.
E detto ci se ne era andato. Era trascorso un mese intero
prima che lui le rivolgesse di nuovo la parola, ed
Elsa pensava che il suo disinteresse volesse dire che lei
stava svolgendo bene il suo lavoro. Il personale reggeva
le sorti della casa... ma era preferibile vederlo il meno
possibile.
La conversazione successiva fu a proposito di un orologio
da tasca che Huberta aveva sottratto dallo studio
del padre e fatto cadere sulle scale di marmo mentre Elsa
cercava di riprenderlo. Nel raccoglierlo si era accorta che
il vetro era rotto. E perch Huberta - incredibilmente
goffa e distratta e a volte simile ad Alice - non fosse punita,
disse alla governante di averlo rotto lei e che il costo
per la riparazione andava detratto dal suo stipendio.
L'indomani Max l'aveva interrotta a met di una lezione
dicendole che c'era un debito di cui dovevano parlare.
Come, signore? Elsa chiuse il libro e appoggi le
mani sulle ginocchia.
Il mio orologio. Che cosa vi ha spinto a pagarne la
riparazione?
Huberta, che in inglese faceva rapidi progressi, si dimen
sulla sedia.
Non capisco. Invece subito dopo Elsa cap: l'orologio
era gi rotto quando la bambina l'aveva preso.
Oh, s signore. Mi scuso.
Lui indugi un attimo, guardando i suoi figli, i libri e
poi Elsa.
Mi  stato regalato quando ho compiuto tredici anni.
Che cosa, signore?
L'orologio, apparteneva a mio padre.
Bene, signore.
Ci tengo molto.
S, signore.
Per essere una persona che insegna conversazione
siete estremamente laconica.
A Elsa non piaceva essere pungolata. Era un pericolo
connaturato alla sua posizione, dal quale aveva stabilito
di difendersi. I datori di lavoro erano lunatici. Certi
giorni - se pioveva o avevano dormito male - potevano
decidere di indagare sui particolari della tua vita, o raccontare
quelli della propria. Dopodich, per paura che
tu ti prendessi troppe confidenze, smettessi di lavorare
e spettegolassi tutto il giorno, diventavano freddi, si davano
arie di grande superiorit. Se ti eri concessa di credere
nell'amicizia, era un duro colpo. Era pi semplice
e pi sicuro non metterli alla prova.
Immagino di s disse lei.
Molto bene, allora. Continuate con la lezione. E qualora
se ne verificasse la necessit, insegnate pure qualche
preposizione articolata.
Non parlarono pi fino al giorno in cui lei ricevette
dal padre la lettera in cui le diceva del piano governativo
di controllo dei frenastenici. Era andata a leggerla
sulla sua panchina preferita, e la lettera l'aveva messa
in uno stato di grande agitazione. Quando Max, fuori
per una passeggiata, la vide, le domand che cosa stesse
succedendo e fece il gesto di chiederle il permesso di
sedersi. Elsa era troppo infelice e troppo preoccupata
per rispondere. Il suo pensiero era con Alice, e cos
quando lui le sedette accanto fu di Alice che parl, descrisse
i suoi attacchi, le sue stranezze, il termine
"amenza", i dettagli della legislazione. Parl con una
franchezza che rasentava la sconvenienza, e tuttavia
Max non ne fu infastidito. Sembrava affascinato dal
comportamento di Alice, come se racchiudesse un grande
enigma. Mentre Elsa parlava, si accarezzava la barba
e guardava fisso davanti a s. Il vento faceva stormire le
foglie dei rami sopra le loro teste, e quando il sole tramont
le ombre si allungarono ricoprendoli come tendoni.
Quella panca era come un santuario, ed Elsa cap
che non era un caso se proprio l lui le esprimeva la sua
comprensione. Ed era il fatto che lei se ne rendesse conto,
sospettava, a metterlo a suo agio.
Anche dopo altri incontri, dopo che lui aveva cominciato
a portare i bambini a fare lunghe passeggiate a cui
voleva che lei prendesse parte, insegnando a tutti i nomi
degli alberi e degli arbusti, anche dopo che lui l'aveva
cercata pi volte, da solo, quando sua moglie Margarete
era in visita dalle amiche, Elsa si era sempre comportata
come se fosse soltanto il suo datore di lavoro. Era un'amicizia,
un farsi compagnia che nessuno dei due immaginava
potesse trasformarsi in altro. Parlavano volentieri,
e si piacevano, anche se all'inizio Elsa non avrebbe
saputo dire che cosa l'attraesse esattamente in lui. Era un
bell'uomo, per lei non aveva mai pensato di dare molta
importanza all'aspetto fisico delle persone. Era intelligente,
per all'universit Elsa aveva conosciuto molti
uomini intelligenti. Ecco, Max era la prima persona che
incontrava che non avesse bisogno delle sue cure. Di tanto
in tanto lo sentiva arrabbiarsi in qualche ala lontana
della casa, la voce che si alzava, furente, per un attimo,
per un telegramma consegnato in ritardo, una porta non
chiusa, ma si calmava subito. Non aveva mai l'aria turbata,
stanca, nervosa, e i domestici scherzavano del fatto
che la sua autosufficienza li facesse diventare matti. C'era
in lui una strana forza che attirava Elsa, se per ammirazione
o invidia non avrebbe saputo dire. Poi, inaspettatamente,
se ne innamor. A volte si era chiesta se fosse
stata la lontananza da Alice a permettere una simile indiscrezione.
Se la sorella fosse stata con lei non sarebbe mai
accaduto. Di questo era sicura.
Comunque ora Elsa  felice di avere Alice con s. E gradualmente
i suoi dubbi sul viaggio si placano. Edward ha
promesso che sarebbero tornati indietro se il viaggio si
fosse rivelato troppo faticoso per la ragazza, ma per il
momento sembra soltanto divertirla. A Southampton,
mentre salpavano, si era messa a gridare facendo grandi
cenni alla folla sul molo. Aveva esplorato e disegnato
ogni superficie del transatlantico. E le novit del viaggio
- i libri, i bagagli - la incantano. Pi volte al giorno Alice
apre la tracolla di cuoio e ne esamina il contenuto, poi la
richiude e la spinge sotto la cuccetta. Dentro vi ha messo
un pettine e uno specchietto, un paio di forbicine per
tagliare le unghie a Pudding, una fotografia del padre, il
sacchettino di seta profumato che Elsa le ha comperato,
un mazzo di gessetti e pastelli legati con un nastro azzurro,
un binocolo, il portacaramelle d'argento trovato nel
salotto di Edward (che mette in bella mostra sulla toeletta
ogni volta che lui  autorizzato a entrare nella cabina;
Aspetta! grida mentre lui indugia sulla soglia, tenendo
le palme delle mani sopra gli occhi) e, malgrado Elsa
avesse insistito che non ce ne sarebbe stato bisogno, un
dizionario tedesco-inglese, lo stesso oggetto che Alice le
aveva visto mettere nella borsa la prima volta che aveva
lasciato la casa paterna.
Naturalmente la parte pi lunga e difficile del viaggio
deve ancora arrivare. Clima tropicale, lingue straniere,
popolazioni con chiss quali inclinazioni. Il pericolo,
Elsa lo sa,  una possibilit reale, ma del resto non
c'erano forse pericoli anche in Inghilterra? Tutta la faccenda
della Royal Commission per il controllo e la cura
dei frenastenici, i loro interminabili articoli e le proposte,
il progetto di legge che avevano cercato di far passare
in Parlamento per rendere obbligatorio il ricovero
la terrorizzava. Nei suoi ultimi mesi di vita il padre aveva
mandato tre lettere al "Daily Telegraph" in cui denunciava
"The Journal of the Eugenics Education Society"
e la loro proposta di sterilizzare i malati per
evitare il diffondersi dell'idiozia. Il diffondersi! tossiva
dal letto scagliando il "Journal" sul pavimento. Credono
che sia infettiva come il vaiolo? Pi inquietante
ancora era il fatto che tra i nomi nella testata dell'"Eugenics
Review" c'era quello del dottor William Chapple,
il medico a cui si erano rivolti per avere una diagnosi
della condizione di Alice.
Mentre in compagnia di Edward metteva ordine nello studio del padre, Elsa aveva trovato in un cassetto gli
ultimi volumi della "Review". Perch, si era chiesta, lui
li aveva conservati? Pensava di poterne controllare il
contenuto, se li chiudeva nel cassetto? Com'era tipico di
suo padre credere che la sua ossessione, le sue lettere
lunghe dieci pagine, potessero risolvere il problema.
Mai un cedimento, mai un attimo di indolenza. Tanto
duro lavoro, comunque, poteva anche essere male indirizzato.
L'industria tessile per esempio... un grosso investimento
terribilmente mal consigliato. Guardando i
libri polverosi, le scatole di carte - la sua eredit, insomma
- Elsa aveva pensato: sono senza un penny. E ci sarebbe
voluto ben di pi della sua capacit di vigilare
per impedire che Alice finisse nelle mani di medici perversi.
Aveva tirato fuori i volumi dal cassetto cercando
un cestino dove buttarli.
Vi prego di riposarvi, signorina Pendleton aveva
detto Edward dall'altra parte della stanza. Mi occuper
volentieri io di questo disordine. E un genere di attivit
che sortisce sempre l'effetto di rattristare i congiunti.
Sto bene, professor Beazley aveva risposto lei con
una freddezza nella voce che lo aveva ovviamente risvegliato
di colpo da quel momento di tenerezza. Lo
aveva sconcertato la calma che lei aveva mostrato al funerale,
come se il dolore del lutto non la toccasse. Perch
anche lui si aspettava che fosse consumata dall'emozione?
Forse lo sarebbe stata, se non avesse avuto
tante altre preoccupazioni. Sto solo cercando di liberarmi
di questa robaccia delirante. Si era guardata intorno:
in effetti tutto sembrava da buttare, valigie e ceste
piene di carte, libri e volantini. Infine aveva
strappato i volumi a uno a uno lasciando cadere le pagine
sul pavimento. Ecco fatto. Cos non rischier di
scambiarli per qualcosa che valga la pena conservare.
Comprendo la vostra irritazione. La Eugenics Education
Society  una brutta faccenda.
Senza dubbio pap ve ne aveva parlato.
Qualche volta, s. Lui aveva scosso la testa. Un oltraggio,
in verit.  tutto qui quello che riescono a fare
gli esperti britannici? Non una cura, non un rimedio,
nemmeno un tentativo per alleviare il disagio di persone
in difficolt. Soltanto la segregazione sanno proporre?
L'imprigionamento? La sterilizzazione? Alz le
braccia al cielo. Buon Dio.
Quell'improvvisa passione aveva sorpreso Elsa... era
stato in silenzio per tutta la mattina mente riempivano
le casse. Ma ora la sua rabbia l'aveva contagiata, e fu felice
di essere autorizzata a mostrare frustrazione.
Sono stupidi e spaventati, professor Beazley. Non
un solo medico in diciotto anni  riuscito a spiegare che
cosa sia successo a mia sorella. Pi di venti cosiddetti
luminari sono stati consultati, e nessuno di loro  riuscito
a dire se  nata cos o se ha subito un danno al momento
della nascita. Poich non sono assolutamente in
grado di identificare la fonte di queste differenze, che
cosa chiedono allora i dottori? Chiedono che tutti i diversi
scompaiano, perch con la loro presenza gli ricordano
che sono incompetenti.
 un caso di eccesso di patriottismo britannico quest'attenzione
al successo politico anzich al benessere
dell'individuo.  un tratto della nostra cultura che mi fa
orrore. Presso gli hoonai e i mugundi dell'Africa orientale,
le persone nate con qualche difetto o con caratteristiche
insolite vengono considerate figli degli di affidati
agli umani perch se ne prendano cura.
Forse dovrei portare Allie nell'Africa orientale.
Non preoccupatevi, signorina Pendleton. Noi non
permetteremo mai che le accada qualcosa di male.
S, pensa Elsa, anche allora aveva detto "noi". "Noi
non permetteremo mai..." Gi prima di fare la sua proposta
di matrimonio, come se avesse ben chiaro che si
sarebbe dovuto occupare di Alice. E con quanta freddezza
si era comportata lei. Era stato il fatto di sapere
che lui l'avrebbe comunque salvata dalla sua brutta situazione
a spingerla ad agire con tanto distacco?
Quando aveva parlato di questo viaggio nel Pacifico
del Sud, aveva subito fatto riferimento alla necessit di
proteggere Alice, alla sicurezza dei paesi stranieri dove
sarebbero approdati. Elsa, voi e vostro padre avete
sempre desiderato che Alice fosse affidata alla cura di
persone che l'amavano. Questo viaggio - in luoghi che
certamente non somigliano all'Inghilterra - sar fatto
comunque con la sua famiglia, con le persone che hanno
a cuore il suo benessere. Le far bene. Desideratum.
Non c' nessun rischio che qualche orribile legge ve la sottragga, ce la sottragga.
Aveva ragione.
Elsa spera soltanto che sull'isola di Pasqua siano indulgenti
come gli hoonai e i mugundi.
Di sera studiano e lavorano nel salone della nave.
Saremo esperti prima ancora di arrivare disse
Edward mentre, seduto sul ciglio di un divano di velluto,
consultava alcuni documenti. Aveva intere scatole di
corrispondenza arrivata dalla Royal Geographical Society.
Alcuni membri, dopo aver letto sui giornali la notizia
della spedizione, avevano scritto per offrire i propri
servizi; di offerte per il ruolo di maggiordomo per
esempio ne erano arrivate ben trentadue. I geologi chiedevano
di ricevere campioni di roccia da ogni scalo.
Qualcuno azzardava teorie: "Vi devo informare, professor
Beazley, che la vostra isola misteriosa fa parte del
continente perduto di Lemuri (si veda la carta geografica
acclusa) di cui io sono un abitante originale"; altri dispensavano
ammonimenti: "E le acque ingrossarono
oltremodo sopra la terra e tutte le alte montagne che
erano sotto tutti i cieli furono coperte. E per ogni carne
che si muoveva sulla terra: uccelli, bestiame, animali
selvatici, rettili di ogni sorta striscianti sulla terra, e tutti
gli uomini. Perch vi avventurate a percorrere migliaia
di miglia quando la risposta al vostro "mistero"  nelle
Scritture del Signore? Non provocate la sua ira!".
Il compito di separare le lettere di utilit immediata
dalle altre era stato affidato a Elsa. Era come cercare un
ago in un pagliaio; teorie e avvertimenti oscuravano i
fatti rilevanti. Tuttavia Elsa si ritrov presto a leggere fino
in fondo le lettere anche dopo averne ricavato i dati
salienti. "Ho sempre desiderato viaggiare. Un giorno
sognai di un'isola nel Pacifico. Mio figlio, che mi  stato
portato via lo scorso anno dalla tubercolosi, voleva diventare
astrologo." Queste occhiate gettate di sfuggita
dentro esistenze di persone che non incontrer mai rappresentano
un'altra porta sulle novit che la spedizione
dischiude. Cos, per svagarsi, per non sentire gli staccati
del tango che arrivano dalla sala da ballo, compila
una lista di parole e frasi polinesiane. "Ciao, pace, cavallo,
cibo, acqua potabile" in tahitiano, hawaiano, samoano
e tongano. Dettaglia il clima dell'isola, la media
delle precipitazioni annuali e le temperature. Piante e
animali domestici hanno una loro lista. E da questi dati
la sua mente comincia a trarre un'immagine della destinazione
misteriosa che l'aspetta: verdi pendii, centinaia
di pecore al pascolo, forti venti che soffiano dal mare.
Io non ho un libro! Perch io non ho un libro? Alice,
seduta sul pavimento, meticolosamente intenta ad
aprire le lettere per Elsa, smette di lavorare e guarda
concentrata la sorella. Alice deve avere un libro.
Hai il tuo diario personale, Allie.
Lo so. Ho il mio diario. Che cosa ci scrivo?
Tutto quello che vuoi le risponde Edward con affetto,
alzando gli occhi dal mucchio di carte che ha davanti.
Lavorare lo rilassa.
Disegna. Tu sei l'artista ufficiale della spedizione dice Elsa.
Il libro  nella stanza. Voglio andare a prenderlo.
La cabina si trova a pochi passi ed Elsa dice alla sorella
che pu andare lentamente a prendere il libro e ritornare
subito. Alice sparisce in un lampo. Elsa chiude
il libro e guarda lungo lo stretto corridoio. Quando
riappare, Alice stringe il diario in una mano e la gabbia di Pudding nell'altra.
Allie.
Voleva vedere la nave!
Mettilo gi, qui vicino al divano. Questa  una sala
comune. Se comincia a gracchiare lo dobbiamo riportare
indietro.
Stai buono, Pudding, altrimenti Elsa ti porter via.
Alice va ad appollaiarsi con ostentazione su una sedia,
imitando l'atteggiamento assorto della sorella, e
apre il diario sulle ginocchia.
Che cosa disegnerai? le chiede Elsa.
Chi compone la spedizione?
Noi tre. Tu. Io ed Edward.
Un sorriso malizioso piega la bocca di Alice. Tre persone.
Esatto, Allie.
Alice conta con cura tre pagine, poi guarda Elsa. Ritratti.
Ottimo. Tre ritratti. Mentre la matita di Alice si
muove sulla carta, passa una giovane coppia vestita con eleganza.
Buonasera! dice Edward, e la coppia risponde al
saluto. Da come scrutano lui e il suo mucchio di carte,
poi Alice e lei, nonch la gabbia luccicante di Pudding,
Elsa vede che non sanno cosa pensare del gruppo. Il
pappagallo emette roche strida e la donna afferra il
braccio dell'accompagnatore.
 un uccello dice lui.  soltanto un uccello, mia cara.
Allie ammonisce Elsa.
Pudding redarguisce Alice.
Te l'ho detto che avremmo dovuto riportarlo in cabina.
Cosa c' nel tuo libro, Elsa?
Allie!
Che cosa stai scrivendo?
Parole da usare quando incontriamo persone che non parlano la nostra lingua.
Mettine qualcuna anche nel mio.
D'accordo. Elsa prende il diario e scrive: "Iorana:
ciao; ahi: fuoco; ana: caverna".
Adesso studiale, cos quando arriviamo le potrai
usare. Perch tutti vorranno parlare con te.
Alice sorride, poi sottrae il quaderno di Elsa. Tu hai
bisogno di qualche disegno.
Di sotto si sente venire il suono di un'altra canzone. 
una musica lenta, con tanti violini. Elsa immagina le
coppie ben vestite che volteggiano abbracciate. Immagina
le due giovani donne che ha visto sul ponte con le
lunghe gonne bianche, mentre cercano con gli occhi
l'uomo che leggeva la rivista. Vede la coppia belga scivolare
sulla pista, la collana d'oro della donna illuminata
dalla luna che entra dagli obl. Ma quando guarda
Alice scaccia quell'immagine.
Disegni. S. Ne ho bisogno, vero? Credi che me ne potresti fare qualcuno?
Lui pu restare? implora Alice, indicando Pudding.
D'accordo. Pu restare.
Dopo due settimane di navigazione arrivano al porto
di Boston, ed Elsa dice un silenzioso addio alla grande
nave, agli estranei eleganti, alla sala da ballo e alla sala
da gioco e ai ponti di passeggio coperti. In piedi nel caos
del molo, protetti dalle casse come fossero fortezze,
guardano grandi ondate di saluti frangersi sul molo: valigie
appoggiate, braccia che si spalancano, nomi gridati:
Charles! Clarissa! Pap! I bauli vengono sistemati nei bagagliai
delle autovetture. Le signore raccolgono le gonne
e infilano dentro una scarpa con la fibbia nera, poi l'altra.
Le portiere si chiudono. La folla sul molo si assottiglia e
le automobili si allontanano rombando. Che strano, pensa
Elsa, vedere la gente passare da un contenitore a un altro,
dalla nave all'autovettura. E tra poco, senza dubbio,
entreranno in un appartamento, in una casa. A lei  sempre
piaciuto stare all'aperto, in sella alla sua Humber o a
passeggiare a Kew Gardens. Il movimento la calma, le d
un senso di avanzamento e libert. La sera dopo la morte
del padre, quando era stata messa a conoscenza delle loro
condizioni finanziarie, Elsa aveva preso la bicicletta di
Alice (poich la sua soffriva ancora per le ferite inferte
dallo spillone) e pedalato lungo le strade buie il pi velocemente
possibile, con i muscoli che bruciavano per lo
sforzo, come se pedalando potesse lasciarsi alle spalle il
senso crescente di fatalit che la soffoca e lanciarsi verso
una nuova vita luminosa.
Adesso il movimento la sta davvero trasportando in
una nuova vita. Hanno attraversato l'Atlantico, tra poco
veleggeranno lungo le coste di due continenti. Quanto
le piacerebbe poter dire a tutte queste persone: Noi
non verremo rapiti da un'autovettura! Noi non verremo
infilati nello stretto lettino di una casa ordinata! Noi partiamo
per l'avventura! E rimane in piedi, in mezzo al
fragore e ai cigolii del porto, sorridendo, la mano posata
su una cassa, fino a quando si avvicina un giovanotto
rubicondo che si presenta come Ryan Fitzpatrick.
Di Fitzpatrick & Sons? chiede Edward.
Il quarto figlio. L'ultimo e il migliore. Sono qui per
accompagnarvi alla vostra goletta.
Assolda cinque facchini e li accompagna lungo il
pontile. Presto arrivano davanti alla goletta di cinquantadue
piedi che Edward ha noleggiato dall'Inghilterra
con un contratto di quattro anni finanziato dalla Royal
Geographical Society; ne disporranno per un periodo di
due anni sull'isola, pi un anno per il viaggio di andata
e uno per quello di ritorno.
Date un'occhiata dice Edward mentre controlla un
plico di documenti con Ryan Fitzpatrick.
Elsa guida Alice gi per quattro gradini nella lunga
cabina principale rivestita da spessi pannelli di legno
biondo laccato, un locale luminoso e allegro.  diviso in
due parti: la cambusa - con un fornello e una ghiacciaia -
e una zona per pranzare e cenare. L'angolo adibito a salotto
ha all'estremit due panche dallo schienale alto.
L'intera cabina non  pi grande delle stanze in mansarda
dove Elsa ha vissuto nelle case dei suoi datori di lavoro.
 pi piccola di come l'aveva immaginata, per c'
sempre il ponte, dove lei pensava comunque di passare
la maggior parte del tempo. Dietro le scale una porticina
di legno si apre su una spaziosa cabina quadrata, gli alloggi
del capitano, con un grande letto. Lei e Alice dormiranno qui.
Ti piace? chiede Elsa. Proprio come facevamo a
casa di pap quando eravamo piccole.
Alice si guarda intorno. Dove star Pudding? A casa
sta sulla mia toeletta. Qui non ce n' neanche una.
Magari possiamo appenderlo a un gancio. S, appendiamo la gabbia.
Ma Alice, carponi sul letto, si avvicina al boccaporto e lo spinge. Una via di fuga!
Sta' attenta.
La ragazza fa forza sul vetro vincendo la resistenza
opposta dai cardini cigolanti e lo spalanca. Guarda Elsa!
Guarda! La sua testa scompare dalla cabina, dopo
un istante si sente uno squittio. Ritira la testa di scatto.
Non devi infilarti in quel modo nel primo posto che
capita. Ti potresti fare male. E come fai a sapere che
quei cardini non si possono richiudere di scatto?
Le guance di Alice sono paonazze. Si protende verso
Elsa con gli occhi spalancati e sussurra: Ho visto Beazley.
Edward ingaggia due irlandesi, Kierney ed Eamonn,
che lo aiuteranno ad arrivare fino all'isola e poi torneranno
in Cile per conto proprio. Sar la societ a reclutare
l'equipaggio per il loro ritorno in Inghilterra. Gli uomini
dormiranno a poppa, in una cuccetta a V. Sono giovani e
muscolosi, con la pelle scura come il cuoio, molto raccomandati
per affidabilit ed esperienza. Si vantano di tutti
i porti che hanno visto - San Francisco con i venditori
cinesi, Acapulco piena di ladri - mentre caricano le interminabili
scorte di carbone e acqua, le provviste di carta e
inchiostro, t, biscotti, carne fresca, i contenitori con frutta
e verdura, le casse che contengono bende e macchine
fotografiche. Kierney, che dedica a Elsa molti sorrisi
sdentati, man mano che porta l'attrezzatura sottocoperta
si ferma a esaminarne i componenti.
Guarda qui, Eamonn. Hai mai visto una cosa simile?
Tiene in mano un grande calibro a corsoio, lo gira all'ins,
lo raddrizza. Credi che sia per un dottore? Un chirurgo?
Per tenerti la testa ferma mentre te la tagliano?
Mettilo a poppa e legalo bene, cos che non ti salti
addosso quando salpiamo. Vedi l? Vedi tutto quello
spazio vuoto? Dobbiamo riempirlo. Io e te. E chiacchierare
non servir a finire prima il lavoro.
Ohi dice Kierney a Elsa sbuffando. Sembra proprio la mia mamma!
Dopo alcuni giorni dedicati a fare le provviste e a stivarle,
il 6 aprile gli uomini salpano ed Elsa e Alice restano
a guardare la barca prendere vita. Bello e fiero nel
suo nuovo abito bianco, Edward assume una posa regale
dietro il timone. Sopra le loro teste le vele si gonfiano
e la goletta lascia le acque del porto di Boston.
Spinti da un vento costante, hanno una prima settimana
di navigazione molto piacevole. Seduta sul ponte
Elsa studia il sartiame e l'equipaggiamento e impara i
nomi di ogni cosa: argano, galloccia, Charley Noble. Si
abitua ai ritmi particolari della vita sul mare, allo spostamento
del boma, al guizzo veloce delle pesanti cime
bagnate. Si abitua ai noiosi gesti per liberare e fissare il
bollitore e la scatola di biscotti, poich tutto deve essere
legato se non si vuole che voli attraverso la cabina, una
lezione che impara presto quando, a due giorni dalla
partenza da Boston, un melone dimenticato in giro la colpisce sulla schiena.
Al largo di Capo Hatteras una burrasca improvvisa li
sorprende. Pioggia battente e forti venti saccheggiano il
ponte, l'imbarcazione beccheggia per ore, e Alice corre
di qua e di l aggrappandosi ora a Edward ora a Elsa,
infine vomita su una carta di navigazione.
Ehi, birbantella! Una barca non  il posto per queste
monellerie! grida Kierney pulendo la carta insudiciata
e facendosi aria per scacciare l'odore. Preferisco stare
di sopra a bagnarmi, se qua sotto non si respira.
Alice si rannicchia sotto i gradini. Cattiva borbotta.
Alice  cattiva. Non monella. Poi i suoi occhi si ritraggono nel loro dominio privato.
S, vai pure a prendere una boccata d'aria fresca. E
non affrettarti a tornare gi dice Edward, indicando il ponte al marinaio.
Kierney non si muove.
Niente aria, allora? Ti consiglio di controllarti, perch
in caso contrario avrai tempo pi che a sufficienza
per esplorare Recife. Anche il Brasile potrebbe andarti bene.
Elsa non pu che sorridere davanti a questa presa di
posizione. E tutto per difendere Alice. Nella luce fioca
Edward vede il suo sorriso e se ne lascia contagiare.
Giugno li trova sulla costa nordorientale del Brasile.
Mancano ancora alcune settimane all'arrivo a Recife,
quando vengono bloccati dalle calme piatte e lottano
contro la corrente settentrionale della Guiana. Salvo che
in alcuni punti, il mare  una distesa immobile. L'aria 
calda e appiccicosa e il sole sembra vibrare. Per giorni
interminabili, seduta sul ponte, Elsa osserva le vele immobili,
la mente cullata da quella stagnazione, i pensieri
che continuano a tornare alla lettera a Max. Lo vede
sfogliare le pagine, esaminando ogni frase come se fosse
un codice, leggere a voce alta, valutandone il suono.
Lo ha visto studiare inviti a cena come se si trattasse di
indovinelli. Sar il primo pensiero che le rivolge in mesi?
I suoi doveri lo hanno assorbito completamente?
Dopotutto lei  riuscita ad allontanarlo quasi sempre
dai suoi pensieri.  quest'indolenza che la induce a
chiudere gli occhi e a pensare a lui, pur non volendo.
Ha soltanto l'effetto di rattristarla, una tristezza che
sembra agitare Alice. A volte, aprendo gli occhi alla luce
abbagliante, Elsa vede la sorella fissarla da prua con
sguardo accusatore, come se sapesse che la sua mente
sta vagando in luoghi dove lei non  invitata.
Questi sguardi di accusa le ricordano sempre quel
che era successo con Rodney Blackwell. Quando aveva
sedici anni, per un breve periodo di tempo il figlio del
presidente della Zoological Society, Rodney, l'aveva
corteggiata. La portava alle partite di cricket, a Kew
Gardens, alla Royal Victoria Hall a vedere Macbeth, e
una volta, dopo molte insistenze, a fare un giro su uno
dei nuovi taxi a motore. Apprezzavano la compagnia
reciproca, bench senza slanci. A Rodney piaceva discutere
delle Meditationes di Cartesio oppure dell'Irish Home
Rule o dei fallimenti del governo parlamentare; idee
e concetti lo eccitavano. Elsa sapeva che lui non provava
alcun attaccamento emotivo per lei. Una curiosit puramente
intellettuale lo spingeva avanti nella vita. Da
bambino, per il semplice piacere di soddisfare il proprio
interesse, si era cosparso la mano di miele e l'aveva
esposta alla puntura di un'ape.
Una sera, in piedi davanti alla porta della casa di Elsa,
si era tolto il cappello e aveva detto: Elsa, vorrei
provare a darvi un piccolo bacio prima che ci si separi.
Lei non era mai stata baciata, e come Rodney aveva, se
non la passione, perlomeno la curiosit di fare un'esperienza
del genere. Molto bene aveva risposto. Lui
aveva fatto un passo in avanti e premuto la bocca tesa
contro quella di lei. Sentiva l'odore dei suoi capelli, la
colonia, il naso freddo. Quando si era allontanato le
aveva detto: Bene. Qualcosa di nuovo. Allora buonanotte.
Chiusa la pesante porta alle spalle, lei era salita
in camera da letto in punta di piedi e l aveva trovato
Alice con la camicia da notte bianca, seduta sul davanzale
della finestra. Alice era rimasta in silenzio per un
momento e poi le si era precipitata incontro: Io sono Rodney! Rodney!.
Allie! Sveglierai pap. Aveva parlato con voce dura.
Alice si ritrasse.
Mi dispiace, Allie. Vieni qua. Piano, per.
Perch non ti posso baciare?
Elsa guard le trecce sciolte della sorella, un'aureola
di ricci intorno al suo faccino, la fronte aggrottata per la
preoccupazione. Vuoi baciarmi?
L'altra annu.
Va bene.
Alice aspett, come se non si fidasse davvero di quella
concessione e poi, lentamente, si avvicin. Far Rodney
disse con gli occhi accesi, ravviandosi un ricciolo
dietro l'orecchio. Raddrizz la camicia da notte come se
fosse nervosa, come se fosse davvero Rodney o un altro
ragazzo che chiedeva il permesso di avvicinarsi.
Pronta?
Pronta. Erano ancora a diversi passi di distanza.
Vuoi che mi avvicini anch'io? chiese Elsa. Oppure ti avvicini tu?
Alice esit.
Rodney si  avvicinato.
Alice ondeggi sulla punta dei piedi. Va bene, va bene. Elsa, chiudi gli occhi.
Li sto chiudendo.
Aspett nell'oscurit e sent il fruscio del cotone, un
lieve sospiro quando Alice rilasci l'ombra di un pensiero
misterioso nella notte, poi lo scricchiolio delicato
del pavimento sotto i suoi piedi. L'alito caldo della sorella
arriv fino a lei, le sue labbra morbide e umide toccarono
le sue e si ritrassero. Poi ritornarono con pi sicurezza,
si appoggiarono. Cominci un lieve mormorio,
come onde sonore nelle guance. Non era diverso, pensava
Elsa, da quel che aveva fatto con Rodney. Era un
bacio pi sincero, gentile e affettuoso. Tutta la sua vita
era stata costellata di piccole concessioni intime ad Alice.
Da bambina a volte la sorella le chiedeva un pezzettino
di cibo gi masticato; quando Elsa ebbe le prime
mestruazioni, Alice fu presa dal panico trovando una
goccia di sangue in bagno e insistette perch Elsa le mostrasse
da dove era venuto. Di quei momenti Elsa non
parlava con nessuno.
Quando Alice infine si allontan, Elsa apr gli occhi.
Un grande sorriso illuminava il volto della ragazza.
Contenta? chiese.
Avr centinaia di baci rispose Alice.
Migliaia, Allie.
Nella stanza scura Elsa slacci l'abito e si vers un
bicchiere d'acqua per la notte. Quando finalmente furono
entrambe sotto le coperte augur la buonanotte.
Migliaia ripet Alice.
Allora Elsa spense la candela e premette la guancia
contro il cuscino freddo.
Dopo due settimane di calma piatta finalmente il cielo concede una breve pioggia. Tutti afferrano una ciotola
o una tazza e salgono sul ponte per catturare le poche
gocce, le leccano avidamente con la lingua. Nel giro di
qualche minuto comunque il cielo revoca il suo dono
investendoli con un'altra ondata di calore, con l'aggiunta
di un'umidit opprimente. Edward si slaccia il colletto
e scende sottocoperta a controllare le provviste. Poco
pi tardi torna su con aria preoccupata. Fino a quando
non siamo sicuri di arrivare a Recife dobbiamo dimezzare le razioni.
E Pudding? domanda Alice aggrappandosi al parapetto
per alzarsi. Deve avere l'acqua fresca due volte
al giorno! Non  vero, Elsa? Gli ho sempre dato acqua
fresca due volte al giorno. Guarda il sole con aria indignata.
Kierney, accovacciato sul ponte di prua, alza gli occhi
al cielo e beve le ultime gocce di acqua piovana. In mare
c' una gerarchia, signorina Pendleton. E gli uccelli,
anche quelli capaci di dire la parola "superiore", non
sono ai primi posti.
Pudding pu avere l'acqua due volte al giorno dice
Elsa. Va tutto bene, Allie. Per amor del cielo annuncia
alla barca intera, non finiremo le provviste.
L'ho gi visto succedere dice Kierney. Nominatemi
un disastro, e io l'ho visto accadere.
Andr tutto bene afferma Edward.  soltanto una
precauzione. Si gira verso Alice. Il tuo uccello pu
avere l'acqua dalla mia razione.
Elsa prova ansia per la prima volta. Potrebbero
davvero finire le scorte d'acqua? Si rimprovera per aver bevuto
troppo, essersi lavata troppo generosamente. Mette
da parte ci che rimane della sua razione quotidiana
per Alice. Pu farne a meno.
Ma l'indomani mattina, quando sale sul ponte, sente
raddrizzarsi i minuscoli peli sul collo. Il linguaggio misterioso
che sta imparando da mesi, la lingua silenziosa
delle brezze scrive sulla sua pelle. Quando l'aria fresca
le sferza il collo Elsa chiama: Allie, vieni subito! Credo
che stia arrivando un aliseo. Entro l'ora di pranzo l'imbarcazione
 lanciata verso una nuova vita.
In Brasile fanno sosta a Recife, a Bahia de Todos os
Santos, a Cabral Bay e a Rio de Janeiro. A ogni ancoraggio
ricevono visite dai funzionari delle capitanerie di
porto, ufficiali della dogana e medici. Edward va a trovare
il console e cerca le copie pi recenti del "Daily
Graphic" e dello "Spectator". Elsa acquista montone
fresco e verdure dai commercianti del porto. Fatti i
rifornimenti passeggia con la sorella mangiucchiando
un pezzetto di pesce fritto avvolto in carta di giornale e
Alice trascina i piedi sotto le lunghe gonne con la solita
aria distratta. A Elsa piacciono questi pomeriggi passati
a esplorare il labirinto di negozi, bancarelle e baracche
inondate dalla luce dorata del tramonto tropicale. E
porta sempre con s il suo quaderno fitto di informazioni
utili alla spedizione.
 contenta che Edward le permetta di collaborare. Lui
sembra riconoscere il valore degli sforzi che suo padre
ha fatto per insegnarle scienze e storia, e la consulta spesso:
Elsa, ti ricordi in che anno il Brasile  diventato una
repubblica?. Lei spera che una volta sull'isola lui le consenta
di aiutare con gli scavi o le interviste, o nella raccolta
delle tradizioni indigene, anche se non ha esperienza
di lavoro sul campo. Ma via via che scendono a sud e lei
viene sempre pi spesso chiamata a fissare una galloccia
o a trovare qualche provvista o a cercare il termine portoghese
per dire "certificato di buona salute", mentre Alice
ha il compito di rammendare le vele, diventa evidente
che lui non avr altra scelta che arruolarla sfruttando tutte
le sue capacit. Ha bisogno di aiuto.
Elsa sa che le sue ricerche in Africa le ha fatte da solo.
Per due anni ha percorso a piedi un tratto che dalla costa
portava all'interno, ha montato un campo e poi ha
registrato dati su matrimoni, nascite, morti, riti iniziatici
dei kikuyu. Ha redatto un catalogo delle erbe medicinali,
 andato a caccia di leoni e leopardi, ha raccolto e
analizzato fossili di primati, tutto senza l'aiuto dei colleghi.
Ma questo accadeva quindici anni prima, quando
lui ne aveva quaranta. Inoltre era un eccellente marinaio.
Aveva persino fatto parte dell'equipaggio di sir
Thomas Johnstone Lipton - cinque volte sfidante
all'America's Cup - una circostanza che durante le conversazioni
sul ponte cita con frequenza imbarazzante. Ma la
mattina, quando sale a fatica la scaletta asciugandosi la
fronte, ha un aspetto avvilito, come se il suo corpo non
fosse all'altezza delle abilit dichiarate. Da giovane ha
spesso navigato da solo e gli basta un'occhiata per capire
che cosa bisogna fare: fissare la randa, prestare attenzione
al fiocco, mettersi sottovento. A volte sembra che davanti
a s veda le proprie braccia, pi giovani, intente al
compito richiesto come si trattasse di arti fantasma.
Per affida sempre il lavoro a un altro.
Eamonn, sistemiamo la randa. E ti dispiacerebbe
cazzare la vela di maestra, Elsa?
Niente affatto. Elsa aziona con disinvoltura il verricello.
In questi mesi le sue braccia sono diventate pi
forti, ha le mani coperte di calli. Ti senti bene? chiede.
Ottimamente. Perfetto. Mai sentito meglio.
Perch se tu vuoi lavorare sottocoperta, Edward, sono
certa che qua sopra possiamo cavarcela da soli.
La sollecitudine della moglie sembra ferirlo, come se
avesse creduto davvero che le sue millanterie, dopo tutti
questi mesi, fossero riuscite a conquistarla. Fissa l'orizzonte.
Ho la responsabilit di ogni cosa, essendo il
capitano. Mi piace fare la guardia, controllare. Ancora
poche settimane, Elsa, e sarai in grado di condurre questa
goletta da sola. Sei diventata un vero marinaio.
Straordinario. Non l'avrei mai immaginato. Non significa
che non avessi la massima stima di te, naturalmente
ammiravo le tue capacit, tuttavia la vita in mare non 
per tutti. Semplicemente, be'... Si ferma, questo mezzo
complimento gli riesce difficile: Voglio dire: non ti devi preoccupare per me.
Alla fine di agosto raggiungono la costa dell'Uruguay,
di nuovo intrappolati dalla bonaccia procedono per non
pi di trenta miglia al giorno con la corrente meridionale
brasiliana. Bordeggiano senza sosta e senza risultati. In
pi occasioni, quando le correnti cessano, vanno addirittura
alla deriva verso nord. Dalla stiva arrivano zaffate
di carne, arance e pesci in putrefazione. Sulla barca c'
uno sciame di zanzare, e tutte le sere,quando accendono
le lampade a olio, segue una frenetica caccia i cui aspetti
comici potrebbero allentare un po' la tensione, se nell'aria
non aleggiasse la minaccia della malaria. Prima di andare
a dormire Elsa somministra chinino a tutti.
Durante queste interminabili settimane diventano
nervosi. Edward soprattutto  brusco con l'equipaggio.
Quando  sopracoperta, di notte, Elsa sente Kierney lamentarsi con Eamonn.
Se il capitano Beazley e sua moglie dormissero insieme,
forse lui non sbraiterebbe in quel modo.
Ah, piantala, Kierney. Andare alla deriva cos farebbe perdere la pazienza a un santo.
S, ma un santo si farebbe almeno dare un abbraccio dalla moglie.
Il capitano  un gentiluomo dice Eamonn. Tutto qui, Kierney. Il problema  che tu non sai che cosa voglia dire.
Gentiluomo, gentildonna. Chiamali come ti pare,
Eamonn. Ma se per i ricconi il matrimonio  tutto qui,
non mi vedrai mai fare nessuno sforzo per diventare aristocratico.
Eamonn ride. Sarai troppo occupato a cercarti moglie!
Chiudi il becco.
Elsa, sdraiata al buio, li ascolta e pensa che in effetti
Kierney ha individuato la fonte dell'agitazione di
Edward. Non la situazione in s e per s - Edward sembra
desideroso quanto lei, considerate le circostanze, di
rimandare il momento dell'intimit - bens il fatto di
avere degli uomini che lo giudicano.
La privacy  finita nel momento in cui sono saliti sulla
goletta. Certo Kierney ed Eamonn - che, sospetta Elsa,
trascorrono le notti a terra ubriacandosi di rum con
le prostitute - lo guardano con disprezzo. Una moglie
che dorme con la sorella  ai loro occhi una ridicolaggine.
E non migliora le cose il fatto che a Rio la sorella del
console, parzialmente sorda a causa di una grave tonsillite
- Vedete care, per me non fa nessuna differenza
se qualcuno parla portoghese, inglese o bantu! - ha
pensato che Elsa e Alice fossero le figlie di Edward.
Malgrado le proteste e i chiarimenti, nella confusione
generata dalla sordit e da alcuni brandy la donna insisteva
a sostenere che Elsa ed Edward avessero gli stessi zigomi.
Per far passare le interminabili giornate Elsa e Alice,
sdraiate a prua, si dedicano a gare di avvistamento di pesci.
Alice esagera sempre. Quanti pescecani hai visto,
sorellina? Cinquanta? Bene, spero proprio di non cadere
in acqua. Guardano una tartaruga marina scivolare accanto
all'imbarcazione e, di tanto in tanto, quando passano
vicino a qualche banco, un pesce volante salta a
bordo facendo andare Alice su di giri. Ridacchia, vedendo
il pesce battere le pinne laterali sul ponte, fino a quando
la sofferenza dell'animale non incomincia ad allarmarla
e allora lo ributta in acqua.
Anche i piccioni del capo la rallegrano. Edward le
porge brandelli di carne da lanciare agli uccelli e si accovaccia
dietro la sua macchina per scattare fotografie.
Poi, con evidente piacere, ne fa una anche ad Alice, con
lei che stende un braccio oltre il parapetto sorridendo
felice mentre un uccello a macchioline grigie le si tuffa davanti.
Sul ponte le due sorelle indossano ampi cappelli e
sciarpe legate intorno alla testa quando il vento  forte,
ma la loro pelle  gi pi scura. Di notte Elsa strofina olio
di mandorle sulle mani, sulle braccia e sul collo di entrambe;
poi scivolano una accanto all'altra nel sonno in
una nuvola di aria salmastra e profumo di marzapane.
A Buenos Aires trovano rifornimenti e lettere dall'Inghilterra.
Una settimana pi tardi si fermano brevemente
a fare rifornimento di acqua a Bahia Blanca - dove le
donne regalano a Elsa uova di pinguino e conchiglie - e
a Puerto Deseado. La calura tropicale lascia il posto a
un clima limpido e ventilato. Ma pi a sud, man mano
che si avvicinano alla Patagonia, diventa freddo; le focene
spiccano balzi intorno alla prua, le foche scivolano
lungo le fiancate dell'imbarcazione. Due albatri con ampie
ali bianche sospese in un arco delicato volano in cerchio
a poppa, seguendo silenziosi la goletta.
Il solcometro che sobbalza sull'acqua registra la velocit
di sei nodi, tuttavia il loro senso del movimento rallenta
via via che la luce del giorno, con l'avvicinarsi dell'estate,
si allunga. Elsa e Alice preparano la prima
colazione alle tre di notte, l'alba. Quando alle dieci di
sera si ritirano il sole entra ancora dall'obl della cabina.
E nel cuore della notte Pudding intontito incespica sul suo trespolo.
Stai male, Pudding? Stai male?
Alice brava. Uccello superiore. Uccello. Uccello.
Allie dice Elsa alzandosi dal letto. Credo che Pudding
abbia bisogno di dormire.
Oh no, Elsa. E arrabbiato. Io guardavo gli altri uccelli
e lui ha pensato che mi fossi dimenticata di lui. Non mi
sono dimenticata, Pudding, non mi sono dimenticata.
Ascolta, Allie dice Elsa, coprendo la gabbia con
uno scialle. Ha solo bisogno di un po' di buio, cos va a dormire.
Soltanto che per Alice  come se glielo nascondessero,
e ogni pochi minuti si alza per guardare sotto lo
scialle. Pudding sussurra, dove sei, Pudding? A letto,
incapace di prendere sonno, Elsa pensa: ora l'oscurit
 come una coperta troppo piccola per coprirti interamente.
Cerchi di avvolgerti, ma la luce del giorno
trova un punto scoperto in cui infilarsi.
La luce  una grigia foschia, come una nebbia che avvolge
costantemente il paesaggio. Un'umidit fredda
che ricorda Londra. Cos lontana ormai. Sono in mare
da otto mesi e passeranno anni prima che Elsa riveda
l'Inghilterra. Il campanile di St Albans, le mura romane,
le strette vie dove pedalava, la casa paterna. Per la prima
volta ne sente la mancanza.
Ancora pi a sud i venti antartici spazzano la cabina.
Elsa infila alla sorella le ghette e un altro paio di mutandoni
lunghi in pi. Di notte si rannicchiano vicine battendo
i denti l'una nell'orecchio dell'altra.
Fre-e-e-d-do dice Alice nel buio.
Elsa preme la bocca contro il suo collo e soffia per riscaldarla.
Alice ridacchia. Elsa trova un punto tra i capelli
della sorella e soffia ancora. Sente il vapore che si
forma sulle sue labbra. Alice si dimena tutta allegra.
Sono la tua stufa personale le dice.
Di colpo Alice si gira. Anche Alice ha una stufa.
Un'espressione eccitata negli occhi. Caldo, caldo, caldo!
squittisce. Apre le labbra in uno sbadiglio esagerato
e le avvicina al collo di Elsa. La zaffata  calda e umida.
Poi una breve suzione e un brivido freddo lungo il
collo di Elsa quando Alice posa le labbra nell'incavo e
inspira.  questo che devono provare le madri, pensa
Elsa, quando ascoltano i loro neonati respirare. Il suono la tranquillizza.
Poi, la notte del 10 ottobre, Kierney grida: Vedo la Punta Catalina!.
Sono arrivati allo stretto di Magellano. Ormai Elsa ne
sa abbastanza di navigazione da capire che passare sar
molto difficile:  un tratto di oceano burrascoso, lungo e
stretto e molto tortuoso. Max aveva definito lo stretto il
pi grande avversario dei marinai. Scilla! Cariddi!
aveva detto. Odisseo  stato fortunato a non dover attraversare lo stretto di Magellano!
Alla Terra del Fuoco gettano l'ancora per due notti,
aspettando che il vento ceda. Il console britannico, interessato
alla spedizione, li invita a cena. Anch'io avrei
sempre desiderato fare questo viaggio, se la mia salute
cagionevole non me lo avesse impedito. Soffro di
asma. Prendendo il brandy parla dei pericoli dello
stretto, suggerendo loro di ingaggiare un uomo esperto di quelle acque.
Ma Edward, avvilito dalle ultime settimane passate
alla deriva, ormai fa tutto il possibile per dimostrare la
propria abilit. Siede eretto. Non ci faremo scoraggiare
da pericoli minori.
Edward. Elsa appoggia il bicchiere.
Il console sorride. Ah, vedete? Spesso le signore
hanno idee proprie.
Elsa dice Edward. Non siamo dilettanti. Ho navigato
con Lipton, considerato uno dei migliori. Spero
che tu abbia fiducia nella mia capacit di giudizio.
In dubbio non ci sono n la mia fede n le tue capacit
risponde brusca Elsa, consapevole di rovinare l'atmosfera.
Il console alla sua destra si agita sulla sedia.
Penso soltanto che prima di decidere la rotta dovremmo
valutare la situazione.
Signora Beazley dice il console, tocca al capitano
stabilire la rotta della sua imbarcazione.
La rotta pi sicura.
Molto bene, rifletteremo interrompe Edward.
Un silenzio imbarazzato scende sulla stanza. Edward
evita di incontrare lo sguardo della moglie.
Salpano il terzo giorno. La navigazione della prima
sezione dello stretto si rivela difficile. L'acqua ribolle sopra
rottami arrugginiti: scafi e alberi rotti coperti di cirripedi.
All'erta, pronti ad allentare o fissare una galloccia,
sono sempre tutti sopracoperta. Ricordatevi di
tenere sempre le vele lascate dice Edward. Non
vogliamo essere sorpresi da una raffica improvvisa. Lentamente
la goletta procede attraverso lo stretto passaggio
e alle prime luci del crepuscolo gettano l'ancora.
Perlomeno Edward ammette che navigare al buio  rischioso.
Alle sei del mattino, approfittando della bassa marea,
affrontano la seconda sezione, ancora pi angusta dopo
il gomito quasi ad angolo retto, ed escono sani e salvi,
anche se sfiniti, a Punta Arenas. Qui la terra  piatta e
battuta dal vento; un paesaggio da pascolo erboso.
Edward si strofina un ginocchio e guarda Elsa. Vedi
cara, non ci ho portati fuori strada.
Vedo, Edward. Ora lo vedo.
Vi proteggo. Proteggo tutti noi.
Lo so. Ed  dispiaciuta di aver permesso che i suoi
dubbi gli si rivelassero. Edward ha agito con cautela e
gentilezza durante tutto il viaggio, e lei spera, una volta
arrivati e insediati sull'isola, di potergli dimostrare la sua fiducia.
Per due settimane navigano i canali della Patagonia,
un labirinto di fiordi, baie e insenature. Centinaia di albatri
e procellarie giganteschi girano in tondo a poppa,
formando con le loro ali un fitto baldacchino bianco.
Alice si sistema sul ponte di prua avvolta in una coperta,
le braccia incrociate sul petto, la testa piegata all'indietro.
Resta a osservare gli uccelli per ore, assorta, consigliata
da Eamonn di non gesticolare n gridare alle
procellarie, note anche come "puzzoni" per l'abitudine
di vomitare, quando si spaventano.
Elsa disegna una carta e traccia la rotta della goletta
paragonandola a quella percorsa da Darwin. Ora sta leggendo
Viaggio di un naturalista intorno al mondo, divora le
descrizioni di Rio de Janeiro, Bahia Blanca, Buenos Aires,
delle isole Falkland e della Patagonia, tutti luoghi da cui
sono passati. La spuma del mare ha fatto arricciare le pagine del libro.
All'Isla Desolacin vengono trattenuti dalla grandine
per cinque giorni, ma mentre procedono a zigzag
verso nord attraverso i canali, il clima migliora. Sopra
di loro si alzano in nebuloso splendore le Ande coperte di neve.
Il giorno di Natale gettano l'ancora al Golfo de Penas,
al largo della costa cilena. Una pioggerellina leggera lava
la goletta mentre cenano con un menu speciale a base di
manzo salato e patate bollite. Ma nell'aria umida c'
l'annuncio del caldo ed Elsa, per la prima volta da settimane,
suda sotto i vestiti. Finito di cenare, malgrado la
pioggia, Elsa, Alice ed Edward vanno a terra con la lancia.
Alice insiste per portare anche Pudding. Messa l'imbarcazione
in secca, imboccano un sentiero che serpeggia
in mezzo a una vegetazione lussureggiante.
Elsa! grida Edward pi avanti. Scostando un intrico
di rampicanti bagnati scruta l'ingresso scuro di una
grotta. Diamo un'occhiata?
Oh, s! dice lei mettendosi a correre. Lo sforzo la
rallegra. Come  piacevole muoversi! Alice, rallentata
dalla gabbia di Pudding, segue a distanza.
Dalla borsa Edward estrae una pistola e una piccola
lanterna, che accende usando il corpo come riparo.
Pronta?
Ma quando sta per fare il primo passo Alice lo supera
correndo dentro. C' nessuno!? C' nessuno!? grida
dentro la grotta.
Attenta, Allie. Elsa la costringe gentilmente a farsi
da parte. Non puoi precipitarti dentro in questo modo.
Potrebbero esserci dei pipistrelli.
I pipistrelli!
I pipistrelli non ti fanno niente, Alice dice Edward.
Ed  improbabile che ve ne siano. Comunque vado io
per primo, per essere sicuro. Tieni la mano di Elsa.
Io non vado dove ci sono i pipistrelli.
Allie.
La ragazza scuote la testa.
Allora aspetta qui con Pudding dice Elsa. Ci impiegheremo
un minuto.
Perch volete entrare l dentro se ci sono i pipistrelli?
Oh no, non andarci, Elsa.
Vogliamo esplorare la grotta, Allie. Impiegheremo
soltanto un minuto. Ti prometto che staremo bene.
Promesso?
Promesso.
Alice sposta gli occhi da Elsa a Edward e di nuovo alla
sorella e infine si allontana per andare a sedersi all'ingresso
della grotta, dove sistema la gabbia di Pudding
sull'erba. L'uccello batte le ali e gracchia, innervosito
dalla pioggia. Elsa si toglie il mantello e lo drappeggia
come un cappuccio sopra la testa di Alice.
Perch non gli racconti degli albatri che hai visto?
Gliel'ho gi raccontato.
E dei pesci volanti?
Oh, no. Non gli piace. I pesci non devono volare. Se glielo racconto lui penser di poter nuotare. Gli racconter dei pipistrelli, Elsa. Enormi pipistrelli orribili dentro grotte scure.
Allie, andr tutto bene. Ti chiamo da dentro.
Edward passa a Elsa la lanterna e la prende per mano.
Nell'altra stringe la pistola. Lei grida: Torniamo subito.
Dentro la caverna l'aria  fresca e umida. I loro passi
risuonano come tonfi sulla terra dura; e contro le rocce
scende lenta una goccia. Le pareti della grotta sono coperte
di muschio, il soffitto  basso, e mentre si chinano
per avanzare lungo lo stretto passaggio Elsa bada a dove
mette i piedi. Dopo poco Edward le lascia la mano per procedere da solo.
Non ci sono pipistrelli, Allie! grida Elsa guardando
Edward accovacciarsi, abbassare il cane della pistola e
batterla contro la roccia. Lei tende la lanterna. Per quanto pensi che prosegua?
Credo che siamo arrivati alla fine dice lui. Senti?
Batte ancora una volta il calcio della pistola contro la
roccia. C' una cavit. Forse un altro passaggio, per non vedo nessuna apertura.
Elsa si agita. Ne sei sicuro? Aveva sperato in una breve avventura.
Non c' niente di pi definitivo di una parete rocciosa.
Elsa fa ondeggiare la lanterna disegnando un mezzo
arco sopra il passaggio. Nemmeno una crepa dice.
Edward si infila la pistola nella cintola e prende la
lanterna. Segui la luce dice, passandole accanto. E allunga una mano perch lei gliela afferri.
Me la cavo risponde Elsa.
Usa le pareti rocciose per tenersi in equilibrio, e con
attenzione segue i passi di lui. Fuori la luce  grigia, e
loro si scostano, imbarazzati dall'improvvisa vicinanza.
Buon Dio! esclama Edward.
Il punto accanto all'ingresso della grotta dove prima sedeva Alice  deserto. Il mantello giace in un mucchio fradicio di pioggia.
Allie! Siamo usciti.
Alice! ripete Edward con il panico nella voce.
Non  lontana dice lei. Ci star sicuramente aspettando alla lancia.
Tornano sui propri passi lungo la costa chiamando la ragazza. Ma quando finalmente la vedono lei non li sta aspettando vicino alla barca.  seduta a bordo e rema con forza verso il largo, la testa piegata all'indietro per offrire il viso alla pioggia. Vicino a lei la gabbia con l'uccello che batte le ali frenetico.
Alice! Allie! Allie! Le loro voci disperate si coprono a vicenda. Ma Alice tiene la testa all'ins. Sembra muovere la bocca, perch le labbra sottili disegnano strane forme, ma Elsa non saprebbe dire se stia parlando con loro o solo leccando le gocce di pioggia.
...
.
...
CAPITOLO 6.
...
.
...
Greer si svegli al sole del tardo pomeriggio che filtrava dalle tende di iuta. Si puntell contro la testata del letto e premette le nocche sugli occhi per cancellare il sonno.
Si guard intorno nella stanza poco illuminata - comodini di vimini, pareti di cemento. Sullo scrittoio davanti a lei c'era una pila di libri sistemati in una spirale instabile: Plants of Polynesia. The Settlement of the Pacific. The
Theory of Island Biogeography. Textbook of Pollen Analysis.
Ah, ricord. Rapa Nui.
Scese dal letto e scost la tenda. Il cortile era inondato da una luce calda e la vegetazione variegata le ricord i quadri di Rousseau. Una volta aveva passato un mese intero a studiare approfonditamente i fiori del Sogno dopo aver letto, nel saggio di un botanico di inizio secolo,che Rousseau si era inventato la sua flora tropicale di sana pianta: secondo Tornei da giungla e risse botaniche, Rousseau ideava piante esteticamente piacevoli, larghi steli color smeraldo e corolle gigantesche, fiori bianchi su rami neri come il velluto. Nel Sogno Greer aveva trovato
un ramo di mimosa subtropicale grande dieci volte
la sua dimensione normale, un fiore di trifoglio giapponese
e un'agave nativa del deserto africano. Le piante
esistevano davvero, ma erano dipinte secondo proporzioni
confuse e la loro combinazione biogeografica era
un'accozzaglia da serra; una flora degna dell'immaginazione
del dottor Frankenstein. Per la verit era quello
il titolo dell'articolo scritto da Greer - "La giungla di
Frankenstein" - mandato a diverse riviste botaniche e
puntualmente respinto perch privo di rilevanza scientifica.
Poi lo aveva sottoposto a una dozzina di riviste
d'arte e anche queste lo avevano rifiutato, perch privo
di interesse artistico. Adesso giaceva in un cassetto a
Marblehead, dentro una cartella rigonfia di altri articoli
sugli ibridi, soggetti impubblicabili che, ora l'aveva capito,
se trattati da scienziati riconosciuti dalla comunit
scientifica parlavano del tuo robusto appetito intellettuale,
ma se affrontati da una giovane laureata erano
considerati solo la prova di un temperamento dispersivo
e tendenze fantasiose, se non addirittura emotive.
Greer riaccost la tenda, prese i libri dallo scrittoio e
li rovesci sul letto. Aveva portato guide dei pollini e
manuali di botanica, la sua raccolta di Darwin, Wallace,
Lyell e Linneo, due volumi contemporanei sulla storia
dell'isola con brani tratti dagli scritti dei primi visitatori
europei. Ma sapeva che avrebbe avuto bisogno dei loro
resoconti completi. Dopotutto, poteva darsi che nel
giornale di Roggeveen o di Cook fosse citata la flora. Da
qualche parte la SAAS aveva una buona biblioteca, per
il materiale era sotto chiave e l'accesso richiedeva delle
pratiche burocratiche. Si doveva rimandare.
Mentre si sistemava sul letto, le brontol lo stomaco -
non aveva mangiato niente dopo la banana del giorno
prima. Infil un cardigan e una gonna lunga, poi i sandali.Afferrando alcuni testi sui pollini e L'origine delle specie
- sempre un ottimo compagno per la cena - si avvi verso
la stanza con i globi di smeraldo. Nessuna traccia di
Mahina. La chiam, poi scost una tenda di perline dietro
il banco che rivel un ufficio vuoto. Siccome erano le
sei e quarantacinque, quasi ora di cena, Greer si sistem
su una delle sedie di vimini dallo schienale alto accanto al
tavolino da gioco e rilesse il famoso passaggio di Darwin:
Nessuno dovrebbe sorprendersi nel vedere quante cose rimangono
ancora da spiegare riguardo all'origine delle specie
e delle variet, se ha la dovuta indulgenza per la nostra
profonda ignoranza in merito alle relazioni reciproche fra gli
esseri che vivono intorno a noi. Chi pu spiegare perch una
specie sia largamente diffusa  molto numerosa, mentre un'altra
affine ha una diffusione limitata ed  rara? Tuttavia queste
relazioni sono della massima importanza, perch determinano
l'equilibrio attuale e, come io credo, la sopravvivenza e
l'evoluzione futura di tutti gli abitanti di questo mondo. Ancor
meno sappiamo delle relazioni tra gli innumerevoli abitanti
della terra durante le molte epoche geologiche della sua
storia. Anche se molto resta oscuro, e tale rimarr per lungo
tempo, non posso dubitare, dopo lo studio pi ponderato e il
giudizio pi spassionato di cui sono capace, che l'opinione
condivisa ancora di recente dalla maggior parte dei naturalisti,
e che io stesso prima condividevo - cio che ogni specie sia
stata creata autonomamente - sia erronea.
Studio ponderato e giudizio spassionato, pens
Greer. Proprio Darwin, che dopo vent'anni di studi meticolosi
si precipit come un pazzo a pubblicare la sua
teoria della selezione naturale prima che il giovane
George Wallace lo battesse sul tempo! Era una storia
che Greer amava e che il padre le raccontava spesso.
Darwin, timidamente rintanato nella sua casa di Down,
in Inghilterra, a scrivere a Charles Lyell e Joseph
Hooker per chiedere consiglio: avrebbe dovuto comporre
pazientemente la sua opera sull'evoluzione oppure
improvvisare una teoria prima che Wallace uscisse
allo scoperto? Alla fine ag in modo passionale, in gran
fretta, si conquist la fama, ma rimanendo comunque
ossessionato dalle lettere di Wallace, in seguito scomparse,
e dal manoscritto di Wallace sulla sua selezione
naturale, che Darwin sosteneva di aver ricevuto e messo
da parte senza leggerlo, come se l'argomento lo annoiasse.
Ma il giudizio spassionato era possibile, si chiese
Greer, in una scienza che richiede decenni di
osservazione per arrivare a comprendere un solo principio
fondamentale? La selezione naturale - un'idea davvero
basilare, davvero naturale, alle generazioni successive
sarebbe sembrata lampante. E, sopra ogni cosa, la
scienza richiedeva passione. Tuttavia, ci che lei pi
ammirava in Darwin era la capacit di esporre le sue
idee con distacco; sapeva presentarsi come un osservatore
clinico. E quello era sempre stato il problema di
Greer: aveva una grande difficolt a mascherare il suo
interesse personale, a far s che le sue opinioni apparissero distaccate.
I campanelli sopra la porta tintinnarono e Mahina attravers
preoccupata la soglia. Doctora! Mola, doctora!
Stai bene adesso? Venuta a mezzogiorno per fare la stanza ma tu dormi.
Greer chiuse il libro. Dovevo essere distrutta per il
viaggio disse. Cansada, si dice? Adesso mi sento bene.
Per non ho mangiato niente da tanto tempo. Se non 
un disturbo, potrei cenare presto?
S. Cena. Prepariamo tua cena. Mahina si chiuse la
porta alle spalle. Portava una gonna bianca e una blusa
rosa acceso con bottoncini di conchiglia. Il tessuto lasciava
intravedere un reggiseno di pizzo. Vieni. Senza
appoggiare il cappello condusse Greer lungo un corridoio
e dentro una stanza imbiancata a calce dove
quattro tavoli rotondi coperti da tovaglie floreali erano
ben apparecchiati con forchette e coltelli luccicanti.
Siedi, doctora ordin scostando una sedia dal tavolo
vicino alla finestra.
Ti prego, non disturbarti. Va tutto bene. Magari solo
un po' di frutta. Posso prenderla io.
Pollo annunci Mahina lanciando un'occhiata distratta dalla finestra. Domani sera pescado. Stasera, pollo. S?
Perfetto.
Ramon! grid Mahina, e quando l'uomo apparve
sulla soglia prese le istruzioni in rapa nui e scomparve
in un cortile sul retro da cui arrivava un frastuono di galline starnazzanti.
Uno momento disse Mahina, poi spar attraverso
una porta a vento di legno e riapparve all'esterno.
Attravers il giardino, staccando con mano esperta dagli
alberi due avocado e una guaiava che infil nella pettorina
della blusa. Si inginocchi, afferr uno stelo e sfil
una carota dal terreno. Si batt la radice contro la coscia
per liberarla dalla terra. Poco dopo dalla cucina arriv il
suono metallico di pentole e padelle, uno sfrigolio e la
dolce fragranza di burro che rosolava. Greer inal
profondamente, beandosi del profumo. Una vera cena.
Negli ultimi mesi aveva vissuto di spuntini a base di
frutta, cracker e formaggio e lasagne fredde. Un paio di
volte aveva pranzato con qualcuno del laboratorio di
Thomas che l'aveva invitata a mangiare polpettone e
pasticci di carne. E una o due volte era uscita da sola,
per avere la compagnia di sconosciuti. In fondo, era
quello che le dicevano di fare. Torna nel mondo. Ma non era facile come sembrava.
Greer torn al passaggio di Darwin sugli abitanti delle
isole oceaniche, in cui illustrava i campioni di flora e fauna insulari:
Ho invano cercato nelle memorie dei pi antichi viaggiatori
un solo caso, assolutamente certo, di mammifero terrestre
(esclusi gli animali domestici degli indigeni) che viva su un'isola
situata a pi di trecento miglia da un continente o da
una grande isola continentale; e molte isole situate a distanza
assai inferiore sono altrettanto sprovviste di questi animali.
Le isole Falkland, dove vive una volpe simile al lupo, sembrano
fare un'eccezione a questa regola. Trovandosi sulla stessa
piattaforma continentale della Patagonia, le Falkland non
possono tuttavia essere considerate isole oceaniche; inoltre
poich gli iceberg hanno portato, in passato, blocchi erratici
sulle sue coste occidentali, pu darsi che un tempo abbiano
trasportato volpi, come ora avviene di frequente nelle regioni
artiche... Non si trovano mammiferi terrestri su isole oceaniche,
per su quasi tutte le isole esistono mammiferi volatili...
perch nessun mammifero terrestre pu percorrere una vasta
distesa di mare, mentre i pipistrelli possono attraversarla volando.
Pipistrelli sono stati visti di giorno sopra l'oceano
Atlantico: e due specie nordamericane visitano le Bermuda
sia regolarmente sia occasionalmente, a seicento miglia di distanza dalla terraferma.
Greer depose il libro. S, le isole oceaniche ospitavano
solo piante e animali dotati della combinazione perfetta
di resistenza e voglia di avventura. La maggior parte
dei mammiferi terrestri non aveva alcuna possibilit di
diffondersi via acqua. Alcuni anni prima aveva letto di
un elefante della Sober Island che, entrato nell'oceano,
aveva nuotato fino a Ceylon, un terzo di miglio, pur
sempre un'impresa notevole. Diversi turisti avevano fotografato
la creatura che si trascinava stancamente sul
nuovo litorale e si faceva strada verso l'interno. In seguito
erano stati riportati altri avvistamenti di elefanti
solitari in acqua. Perci alcuni mammiferi terrestri avevano
la capacit di diffondersi via acqua. Ratti e topi
erano stati visti spesso traversare l'oceano su frammenti
di relitti. In realt roditori e pipistrelli erano gli unici
mammiferi esistenti sulla maggior parte delle isole.
Ma strani destini evolutivi aspettavano le creature
che riuscivano a raggiungere lidi lontani. Quando
Darwin parlava di "lievi modifiche" in realt sottostimava
il fenomeno. Le modifiche potevano sfuggire di
mano in modo bizzarro. Le isole alimentavano l'eccentricit,
producendo una variet faunistica di mammut
nani, rettili giganti e uccelli inabili al volo. I peggiori
erano gli insetti - blatte e scarafaggi i cui corpi con il
passare delle generazioni si erano gonfiati fino a raggiungere
le dimensioni di piccoli roditori continentali.
Per fortuna, mentre i corpi crescevano, le ali, come not
Darwin "si indebolivano", e quasi tutti quegli artropodi
erano destinati a muoversi velocemente sul pavimento
della stanza ma nottetempo non avevano alcuna speranza,
grazie al cielo, di finire sulla faccia di qualcuno
addormentato. In quanto agli uccelli, il fatto di non poter
volare era una tragedia. Il dodo, il cui antenato aveva
avuto la forza di volare fino alle Mauritius, una massa
vulcanica nell'Oceano Indiano a quattrocento miglia
a est del Madagascar, dopo diverse generazioni si era ritrovato
con le ali troppo deboli per alzarsi in volo.
Quando l'uomo import maiali e scimmie che apprezzavano
le sue uova, il dodo non ebbe scampo. L'ultimo
esemplare di questi uccelli rimasti prigionieri sull'isola era stato studiato nel 1681.
Bueno annunci Mahina arrivando con il piatto.
Ha un profumo delizioso. Greer accanton i libri.
Grazie.
Mahina appoggi sul tavolo un assortimento di verdure cotte. Tra poco pollo, doctora. Da bere?
Agua, por favor.
Un momento dopo la donna le port un bicchiere
d'acqua e si sofferm a guardare i libri. Pa-li-no-lo-gia?
Lo studio dei pollini disse Greer.
Ah, s disse Mahina. Tu studi pollini di Rapa Nui?
Prender dei campioni dal fondo dei laghi Green
mim l'inserimento del carotiere nel terreno e il modo
in cui lo estraeva torcendolo, e poi vedr che polline 
nascosto in profondit. Cos potr capire quali piante
crescevano qui tanti anni fa.
Bueno. Ho letto che dottori studiano polline per vestito
di Jesucristo!  il polline, s, che dice che era di Cristo.
Hai letto questo? La maggior parte della gente non
ha mai sentito parlare di palinologia. Passano la vita
senza mai pensare ai pollini, a meno che non siano allergici.
Mahina scosse la testa con aria orgogliosa. Io no allergica.
Letto in nostra rivista della Vergine Maria. Arriva
due volte all'anno, dalla Spagna. Questa arrivata
molto tardi, quasi un anno, ma letta tutta.
Ti ha convinto?
Con-vinto?
Credi a quello che dicono dei pollini?
Credo che la tela era di Cristo, s. Ma non perch polline.
Non ne so abbastanza. So abbastanza di Jesucristo.
Allora non resterai delusa se ti dir che l'analisi fatta
sul sudario non era valida. Il polline che c'era sopra
corrisponde alle piante della Palestina. Per di ognuno
di quei fiori esistono pi di settanta specie. Un granulo
dell'erba pi comune, supponiamo pure proveniente da
Gerusalemme, sembra identico a quelli di migliaia di altre
specie di pratolina. Inoltre la gente ha sempre lasciato
fiori davanti alle reliquie, che sono oggetti cosparsi di
pollini di tutti i tipi. Greer infilz una carota fumante,
vi soffi sopra e l'addent.
Un'espressione comprensiva addolc il viso di Mahina.
La doctora, penso, crede molto in scienza. Forse non
in jesucristo. Inarc un sopracciglio. E forse non piace
scienza usata per Jesucristo?
Oh, no, pens Greer. Perch aveva dato il via a quella
discussione? Non voleva mettere in dubbio l'esistenza
di Dio, aveva soltanto parlato di uno studio. Non voleva
offendere chi crede, per un dio o dieci di per lei
non facevano differenza. Non c'era posto per la religione,
nella scienza. E non poteva impedirsi di pensare che
la religione cristiana, che per secoli aveva contestato gli
sviluppi pi importanti del pensiero umano, aveva una
bella faccia tosta a ricorrere all'aiuto del microscopio
per dimostrare l'autenticit di un oggetto sacro. Ma il
suo spagnolo non era sufficiente a esprimere i suoi punti
di vista, e in inglese le sue tesi sarebbero andate perse
con Mahina. Non voleva che l'altra pensasse che stava
liquidando la sua fede quando, in verit, la rispettava.
La fede...
Facciamo un compromesso, Mahina. Diciamo che i
pollini non provano che la Sindone di Torino abbia toccato
il corpo di Ges Cristo. N provano che non lo abbia
toccato. Si doveva aspettare l'analisi del tessuto, un
test che avrebbe determinato l'et della tela. I granuli di
polline da soli non dicevano nulla sul tempo. I pollini
non invecchiano.
Mahina riflett. Bueno, doctora. Bueno.
Scomparve di nuovo in cucina, lasciando Greer a
mangiare lentamente l'ultima carota e la cipolla, e riemerse
poco dopo con un piatto di pollo fumante. Ecco
il pollo. Moa in rapa nui.
Rest a guardare Greer prendere il primo boccone.
Delizioso esclam Greer.
Mahina sorrise. In rapa nui: kai ne ne. Cibo delizioso.
Kai ne ne ripet Greer.
Bueno. Adesso tu lavora, doctora. Io giro qui ma tu
per favore non vedere me. Mahina prese il libro di
Darwin, lo apr di fronte a Greer alla pagina con il segno.
Tu qui per lavoro. Lavoro importante. Io non disturbo.
Non mi hai disturbato affatto.
Una doctora bisogno di silenzio per lavorare. Per
pensare. Io capisco.
Mahina se ne and e riapparve con gli steli di quattro
bicchieri di dimensioni diverse incuneati fra le dita.
Con movimenti abili ne sistem uno alla destra di ogni
posto a sedere e poi scomparve per andare a prenderne
altri. Dopo che li ebbe messi su tutti i tavoli esamin il
suo operato e si strofin le mani.
Anche se il libro era ancora aperto, Greer l'aveva seguita
con lo sguardo. Davvero, Mahina, mi fa piacere
se ti siedi con me.
Mahina batt le mani. Ah. Mahina qui per lavorare.
Dopodich torn verso la stanza comune. Greer fin
il suo pasto in silenzio, ripiegando l'angolo delle pagine
che trovava di suo interesse, poi port i piatti nella cucina
immacolata e li lasci nel lavandino.
Quando rientr nella sua camera vide che il letto era
stato fatto, le scarpe allineate ordinatamente contro la
parete e le sue sacche di nylon nere impilate in un angolo.
I libri che aveva lasciato sul materasso erano stati sistemati
in ordine su uno dei comodini di vimini con
l'aiuto di un reggilibri che prima non c'era. La Vergine
Maria era tornata nella sua posizione vigile sopra il letto.
Ora le pendeva accanto un piccolo crocifisso.
Greer rise. L'aspettavano dei mesi interessanti.
Butt il libro di Darwin sul letto, lasciando che fosse
lui a battersi con la religione, e tolse dalla sacca una
giacca e la torcia.
L'edificio della SAAS era di nuovo buio e deserto e
Greer fu contenta che gli altri ricercatori si attenessero a
orari di lavoro pi convenzionali. Anni addietro, al corso
di specializzazione, essendo una delle cinque donne
della sua facolt, aveva ricevuto il permesso di accedere
al laboratorio botanico solo a tarda notte, quando nessuno
voleva lavorarci. Si era talmente abituata al silenzio,
all'oscurit e alla solitudine, che adesso, pur avendo
diritto d'accesso alle attrezzature durante le ore
diurne, cambiare abitudine le riusciva difficile.
Le sue casse si trovavano di fianco alla porta, nel
punto esatto dove le aveva lasciate, ma ora aveva con s
una leva. Si inginocchi e forz delicatamente il coperchio
scheggiato della prima cassa, poi spost i prodotti
chimici sul tavolo metallico pi vicino al lavandino, sistemando
le bottigliette nel solito ordine - idrossido di
potassio, acido acetico, acido solforico, acido cloridrico,
olio di silicone - assicurandosi che le etichette fossero
ben visibili.
Era pignola nella sistemazione degli strumenti, una
caratteristica ereditata dal padre, professore di biologia
al liceo. Nel seminterrato della loro casa nel Wisconsin
lui aveva installato un centro di ricerca completo: vasetti
di prodotti chimici etichettati con cura, cassetti di ardesia
e arenaria e conchiglie classificate per colore, scaffali
di libri di consultazione in ordine alfabetico e uno
splendido microscopio di ottone che aveva portato dall'Ungheria
e che a Greer, la prima volta che lo aveva visto,
era sembrato un antico tesoro.
Quasi tutte le sere, dopo cena, il padre si ritirava nel
seminterrato con un nuovo campione da esaminare:
una farfalla o un fiore pressato che aveva raccolto, a
volte una mosca domestica o una coccinella arrivate per
posta dalla California o dal Maine; spesso scriveva agli
insegnanti di tutto il Paese chiedendo loro di mandargli
materiali organici locali. Semi di tarassaco, sacchetti di
terreno e aghi di sequoia secchi prendevano la strada
per la casa di Mercer; e una volta, da parte di un insegnante
del Tennessee, il padre aveva ricevuto un pacchetto
con un biglietto che diceva: "Questa pianta  cresciuta
a meno di venti miglia dalla nostra scuola. Se la
gusti". La scatola conteneva un pacchetto di sigarette.
Da bambina, Greer era ipnotizzata dal mondo segreto
del padre al piano di sotto, dal misterioso armamentario
di cui si circondava. E per anni toccarlo le era stato
vietato, perch lui non voleva che il suo ordine venisse
disturbato. Il che aveva solo alimentato la curiosit di
Greer, che considerava il padre una specie di genio. Un
paio di volte aveva convinto la madre a lasciarla scendere
con lei per spolverare, e aveva potuto esaminare i
pomoli e i cilindri d'ottone del microscopio, le belle bottiglie
di vetro del suo laboratorio alchemico privato.
La madre trattava il laboratorio con meno riverenza.
Le provette e i vetrini non esercitavano grande fascino
su di lei. Avrebbero potuto essere i pezzi di un modellino
di nave, frammenti di un hobby come un altro del
marito. Alla realt preferiva la finzione, e trascorreva le
serate seduta sul portico con un romanzo. Per lei il
mondo naturale era un canovaccio per la narrativa,
l'ambientazione di miti e leggende. All'ora di andare a
dormire raccontava a Greer storie di spiriti che vivevano
fra gli alberi - amanti perduti trasformati in alberi
d'alto fusto, bambini birichini in alberelli - e quelli erano
i loro segreti. Pap vede soltanto attraverso il suo
microscopio diceva la madre, il profumo dolce della
crema sulla sua pelle che si mescolava all'odore delle sigarette.
Tu e io vediamo tutto.
Erano i ricordi pi vividi che aveva di lei: il suo odore,
i sussurri quando sedeva sul bordo del letto e il suo
modo particolare di far apparire qualsiasi cosa - "Vado
al negozio a comperare il burro" - un segreto. L'aveva
uccisa un aneurisma quando Greer aveva nove anni.
Fu allora che il padre, nel tentativo di consolarla, le
lasci finalmente usare il laboratorio.
Un pomeriggio, due mesi dopo la morte della madre,
Greer torn a casa con una rana presa in un torrente. Tenendola
fra le mani entr in cucina. Ho preso una rana
annunci, e la chiamer Harvey.
Il padre si tolse gli occhiali da lettura e pieg il giornale.
Fammi vedere.
Greer gli avvicin al naso la creatura bagnata che le
pulsava tra le mani.
Non  Harvey disse il padre. Afferr la rana e disse
alla figlia di prendere una ciotola. Poi Greer lo guard
mentre faceva dondolare la rana sopra una ciotola di cereali
e le strizzava l'addome. Poco dopo una cascata di
piccoli bozzoli neri cadde nella ciotola. Uova disse.
Vuoi guardarle?
Greer non credeva alle proprie orecchie. Lo segu gi
per i gradini bui della cantina e, con uno strattone alla
catena arrugginita, la luce si accese. Trasal davanti al
disordine: il lavandino era pieno di bicchieri sporchi, il
tavolo coperto di polvere. Il padre avvicin il microscopio,
afferr un vetrino, poi dalla scatola scelse un paio
di pinzette e un contagocce. Prendi qualche uova, aggiungi
tre gocce d'acqua e copri con il vetrino. Adesso
fa' scivolare delicatamente il vetrino nel microscopio.
Proprio qui. Piano, Rosellina. Non vorrai romperlo, no?
Aspetta un momento.
Avvicin l'occhio all'oculare, mise a fuoco. Ecco fatto.
Prova tu.
Greer si alz in punta di piedi e premette l'occhio
contro l'oculare d'ottone. Davanti a lei apparvero tre
cerchi gonfi.
Che cosa vedi?
Cerchi.
Come sono?
Sono paffuti, grossi cerchi paffuti con i bordi spessi,
come se fossero stati disegnati con un pennarello.
Ma che cosa vedi, Rosellina? La voce del padre era
tesa... dunque doveva esserci una risposta pi giusta di altre. Che cosa stai guardando?
La vita? chiese lei.
Ah, Rosellina. Le appoggi una mano, ferma e orgogliosa,
sulla schiena. Noi due ci somigliamo.
Proprio mentre lei cominciava a sentirsi felice per la
sua conquista, la lampadina sopra di loro si spense e
Greer sent cadere una goccia. Guard e vide che c'era
una perdita nel soffitto. Le si strinse la gola. Il posto che
da tanto tempo aspettava di poter usare era svanito, la
soglia che aveva aspettato di varcare conteneva soltanto disordine.
Ora, molti anni dopo, capiva il pericolo che si corre a
lasciar entrare il dolore nel proprio santuario.
Greer apr la cassa con il distillatore - l'acqua presa
dal rubinetto conteneva pollini e doveva essere depurata
- e radun con cura i pezzi da montare. Disimball la
centrifuga e la sistem su uno dei tavoli, poi alz il coperchio,
controll gli otto alloggiamenti vuoti disposti
in cerchio e si assicur che durante il viaggio non si fosse
rotto niente. Tolse la pressa per le piante, pul tutti i
pezzi e li sistem nelle vicinanze.
L'ultima cassa, che conteneva il microscopio, fu la pi
difficile da aprire. Con delicatezza fece pressione verso il
basso, ma la leva le cadde di mano. Allora la incune pi
in profondit e premette con forza. Il legno si scheggi
aprendosi, la leva le sfugg e la colp allo stinco.
Oh, merda! strill saltellando sulla gamba sana.
Prov un'acuta fitta di dolore e sent salire le lacrime,
quando voltandosi di scatto vide che sulla soglia c'era un
giovanotto. Era l'uomo dell'aeroplano, quello della torta.
Lui alz l'indice. Abbiamo una cassetta del pronto
soccorso. Spar, i suoi passi si attutirono lungo il corridoio
e Greer si ricompose. Quando l'uomo fu di ritorno
con della garza e una bottiglietta di vetro, lei riusciva a
sembrare passabilmente stoica.
Sto bene.
 importante disinfettare. Per evitare il tetano.
Greer era ancora curva in avanti, la mano stretta intorno
allo stinco, ma l'onda iniziale di dolore si stava attenuando.
Tent di raddrizzarsi. Sto bene. Davvero.
Vuol dire oh merda bene?
In teoria.
Si accovacci accanto a lei. Be', s. Certo, che sta bene.
Solo che dovrebbe essere disinfettata, no?
Apr la bottiglietta, inumid la garza e gliela pass.
L'odore penetrante di alcol le solletic il naso.
Va bene cos disse lei sfiorando il taglio. Dalla ferita
usciva un filo di sangue. Davvero.
Bene disse lui. Bene. Bene. Ehm. Il mio inglese
non  molto buono. Mi perdoni, ma non credo di conoscere
questa parola. Incurv gli angoli della bocca in
un sorriso. Devo cercare di capire dal linguaggio del
corpo. Il sangue, il corpo piegato in avanti, l'espressione
sofferente. Forse la parola bene ha lo stesso significato
di doloroso.
No sussurr Greer. Significa terribilmente doloroso.
Un dolore terribile.
L'inglese  una lingua affascinante. Lei avr molto
da insegnarmi. Si alz. Una volta, tanto tempo fa, un
guasto al deltaplano mi fece cadere poco dopo il decollo
da una montagna a nord di Santiago. Atterrai sulla
gamba. Una frattura netta. Il pericolo, naturalmente,
non era l'osso ma la polvere di montagna. Il dottore disse
che ero stato molto fortunato a potermi disinfettare
subito le ferite. Indic ancora una volta la bottiglietta
dell'alcol.
Lei  Vicente Portales?
Qualche problema, se lo fossi?
Il problema di sentirmi in grande imbarazzo. Greer
tolse la garza e vide che la ferita non sanguinava pi.
Visto? Quasi come nuova disse lui. Be', almeno
stasera ho potuto constatare che in effetti lei  molto occupata
a sistemarsi. Certo, non  tenuta a cenare con
noi. Volevo soltanto salutare la nostra nuova ospite, la
dottoressa Greer Farraday. Sono davvero Vicente Portales,
crittografo. E le do il benvenuto a Rapa Nui anche
da parte dei nostri colleghi - il dottor Sven Urstedt e il
dottor Randolph Burke-Jones - che ci terrebbero molto
a conoscerla. Le offro un piccolo consiglio: se si vuole
evitare il mondo, Rapa Nui  un'ottima scelta. Forse
non c' posto migliore. Ma se si vuole evitare il prossimo,
a Rapa Nui si avr poco successo, perch, vede, si
tratta di un'isola molto molto piccola. Dopodich si accovacci,
prese dalla tasca un elaborato coltellino a serramanico,
fece scattare una grossa lama e con quattro
rapidi movimenti fin di togliere il coperchio dall'ultima
cassa. Per aiutarla a sistemarsi un po' pi in fretta
disse rimettendosi il coltello in tasca. Iorana, Greer.
Lei ascolt i suoi passi allontanarsi nel corridoio.
Grazie grid, pur dubitando che lui potesse sentirla.
Le torn soltanto l'eco della sua voce.
Il mattino dopo Greer si svegli all'alba, applic un
nuovo cerotto sulla ferita e prepar il necessario per la
giornata: sacchetti per i campioni, coltello, taccuino da
campo, macchina fotografica, un cambio di vestiti. Si
spalm sulle braccia e sul collo la protezione solare e si
avvi lungo le strade di Hanga Roa, che si stavano risvegliando
solo allora, in cerca del cugino di Mahina,
Chico, perch le avevano detto che avrebbe potuto noleggiarle
un cavallo. La notizia del suo programma
sembrava essersi diffusa in fretta: l'ometto con un paio
di baffi grigi e ribelli l'aspettava gi in mezzo alla strada
tenendo le redini di un sauro alquanto emaciato, e vedendola
avvicinarsi la salut con la mano. Dopo aver
concordato il prezzo le diede una spinta per aiutarla a
salire e le tese una logora carta geografica dell'isola con
disegnati diversi moai.
Qui moai migliori. Indic un punto sulla costa occidentale.
Ahu Tahai. Quindici minuti. Non pi. E qui
batt il dito su una distesa di sabbia della costa settentrionale,
buono per nuotare. Anakena. Forse due, tre ore.
Lei lo ringrazi e diede un leggero calcio al fianco dell'animale.
Non cavalcava dall'infanzia, e le piacque subito
come ondeggiava il torso sulla schiena del cavallo, il
lieve movimento trapezoidale dei piedi. Aveva cavalcato
spesso da sola per i campi, fino a vedere la casa dei genitori
ridursi a un puntino bianco in lontananza, per prendere
ciprinidi e tritoni nel torrente. Il padre l'aveva cresciuta
a pane e scienza fin dall'infanzia, raccontandole
mille storie di meraviglie naturali: piante centenarie che
crescevano per decenni nell'attesa di fiorire e fare frutti
per un breve istante, orchidee asiatiche che invece fiorivano
per nove mesi. Ma la sua preferita era la storia dei
piccoli semi a forma di cuore che cadevano dalle viti tropicali
e venivano gettati in mare dalle piogge. Milioni di
cuori marini che in ogni momento cavalcavano gli oceani
del mondo, trasportati per mesi e per anni fino a
spiagge di paesi lontani dove cominciavano una nuova
vita. I cuori marini erano buoni viaggiatori - diceva il padre
- tanto che i marinai li tenevano in tasca come portafortuna.
Mentre le amiche dopo la scuola si radunavano per
scambiarsi bambole e figurine del baseball, Greer andava
a esplorare i boschi, rovesciando sassi e ceppi marci per
vedere quali mondi in miniatura vi si nascondessero sotto,
indugiando per ore sopra colonie di ragni, lumaconi e
millepiedi. Oppure cavalcava per i campi, raccogliendo
fiori, e a volte smontava per inseguire un'ape che volava
di fiore in fiore, cercando di individuare uno schema nelle
sue preferenze. Da molto tempo si era abituata alla solitudine
e a una silenziosa alleanza con la natura.
Prosegu lentamente lungo la strada che usciva dalla
citt; l'oceano alla sua sinistra era dell'azzurro dei nontiscordardim.
Poco dopo vide spuntare dall'erba alcune
file di croci bianche. Secondo la sua cartina doveva
essere il cimitero locale, utilizzato dopo l'arrivo dei missionari
che predicavano la sepoltura cristiana. Prima i
defunti venivano seppelliti nelle grotte o sotto gli ahu, le
lunghe piattaforme su cui in origine posavano i moai.
Il sentiero era fiancheggiato da felci, che secondo
Greer crescevano da molto tempo l a Rapa Nui. Le spore
di felci erano fra le pi leggere del regno vegetale,
non pesavano pi dei granuli di polline e il vento le poteva
trasportare per centinaia di miglia. Le felci erano
state le prime a rinascere su Krakatoa; tre anni dopo l'eruzione
dell'isola, costituivano oltre la met della flora,
di gran lunga pi del solito quindici per cento. A Greer
piaceva pensare alle felci come ai polinesiani del regno
floreale - itineranti, avventurosi, adattabili - capaci di
insediarsi negli approdi di ogni oceano.
In mezzo all'erba, in lontananza, giacevano alcune
gigantesche figure di pietra - i moai - le statue che nell'immaginario
mondiale rappresentano l'isola di Pasqua.
Secondo la mappa di Chico si trattava di Tahai, il
gruppo di moai pi vicino al villaggio. Uno spettacolo
pi deprimente che impressionante, pens lei. Lunghi
nasi premuti contro il terreno, schiene nude offerte al
sole. Sembravano rovine. Greer tent di immaginarli in
piedi come li aveva visti Roggeveen nel 1722: una fila di
imponenti forme umane. La loro maest era scomparsa
da tempo. Non smont da cavallo, non erano i moai lo
scopo del suo viaggio.
Tagli all'interno verso la vecchia colonia di lebbrosi,
dove si diceva che ci fosse la terra pi fertile dell'isola,
usata dai malati per coltivare frutta e verdura; all'inizio
avevano incontrato qualche difficolt a vendere i loro
prodotti, ma alla fine la gente aveva superato i timori.
Dopo qualche minuto Greer si ritrov davanti alla distesa
di capanne abbandonate in cui avevano vissuto fino
a venti lebbrosi contemporaneamente. L'ultimo era
morto alcuni anni prima. Da allora le capanne erano
state abbandonate alla violenza del vento e della pioggia.
Gir intorno all'insediamento fino a un campo usato
per la coltivazione, smont da cavallo e prese un
campione del terreno. Poi torn verso la costa.
Dozzine di moai crollati punteggiavano la costa e da
lontano si confondevano con le rocce. Con il binocolo,
per, Greer riusciva a distinguere nettamente l'inclinazione
delle spalle e la tacca degli occhi fissi a terra. I lineamenti
di quelle statue di tufo vulcanico alte venti
piedi erano tutti identici, sembravano giganti snelli con
enormi teste rettangolari. Non erano n realistici n particolarmente
elaborati, ma le dimensioni e il numero
stesso erano impressionanti. Greer capiva perch avessero
catturato l'immaginazione di Roggeveen, Gonzlez,
Cook e La Prouse. Pi che d'arte si trattava di una
straordinaria dimostrazione di laboriosit. Scolpire centinaia
di giganti di pietra e poi posizionarli lungo le coste
dell'isola... un'impresa impossibile da immaginare.
Il sole, ormai alto nel cielo, picchiava implacabile sulle
parti del corpo scoperte e Greer infil gli occhiali scuri.
Per un'altra ora prosegu a cavallo lungo il sentiero
ostruito dai sassi, fermandosi una sola volta in un boschetto
di cespugli cosparsi di bacche rosse. Genere
Lycium, tir a indovinare. Era l'unica pianta selvatica in
mezzo all'erba, e ne tagli un ramo per infilarlo in un
sacchetto. Sui pendii pascolavano dozzine di cavalli e
capre. Super due fattorie con recinti per il bestiame,
dove smont e aggir gli steccati conducendo il cavallo
per le briglie, e vide diverse pernici saltellare nell'erba.
A mezzogiorno aveva raggiunto Anakena, una mezzaluna
di sabbia bianca che ospitava diversi picnic. I
due americani del giorno prima prendevano il sole
sdraiati sopra un plaid, divisi l'uno dall'altra da una
piccola radio. Pi lontano alcune donne in bikini giocavano
a palla. Un palmeto ombreggiava il punto dove finiva
la spiaggia - aveva letto che le palme erano state
piantate pochi anni prima - e tre donne anziane appoggiate
a un enorme tronco si facevano aria con degli opuscoli.
Si godevano la minuscola chiazza d'ombra, la prima
che Greer vedesse da quando era partita. In realt la
sbalordiva il modo in cui l'isola si offriva completamente
al sole. Come se anche le ombre fossero estinte. L'unica
oasi era quella spiaggia sottile con il suo baldacchino
di fronde di palma. L Hotu Matua, il primo a insediarsi
sull'isola, era approdato con la sua canoa e l aveva stabilito
il proprio campo la famosa spedizione britannica
scomparsa. Greer aveva programmato di pranzare all'ombra,
ma adesso cambi idea. Troppi turisti. Non era
venuta per fare fotografie, per dire agli amici a casa:
"Sono stata all'isola di Pasqua". Era l per capire qualcosa
di importante.
Si allontan dalla spiaggia seguendo la ripida salita.
Nell'ora successiva si tenne vicino alla linea costiera,
poi lasci la pista per immergersi in un intrico di erba e
rocce. Il cavallo saliva lentamente. Dal mare arrivava un
vento forte e salmastro, sferzante. Il rumore del vento e
delle onde copr per un po' il tonfo degli zoccoli del cavallo.
Sopra la testa di Greer gli uccelli marini volavano
in picchiata in un silenzio soprannaturale. Ma presto il
vento si calm e lei sent un sibilo cupo. Dalle rocce un
getto d'acqua si lanciava dritto nel cielo: uno sfiatatoio.
Secondo la sua cartina si trovava a circa met strada da
Hanga Roa, un buon posto per fermarsi a pranzare.
Una pista molto battuta scendeva gi verso l'oceano,
cos smont e leg il cavallo alla testa rotta di un moai.
Fiss le cinghie dello zaino e scese lungo la scogliera
procedendo con cautela sui massi pericolanti. Infine
giunse a una spianata, e si era appena sfilata lo zaino
quando sent un debole suono di passi contro il basalto
ruvido. Guard verso la parete rocciosa e vide un vecchio
con un paio di ampi pantaloni cachi e un pullover
beige che si arrampicava sugli scogli in direzione del
sentiero, il passo leggero e veloce, notevolmente pi sicuro
del suo. Un isolano. Aveva i capelli folti e grigi, le
sopracciglia arruffate. Le lanci qualche occhiata nervosa
e spar dal suo campo visivo. Proprio allora una brezza
port il profumo di cibo: carne arrosto, l'odore dolce
delle patate americane. Poco distante sulle rocce individu
un piatto con un coperchio di metallo dai cui bordi
uscivano volute di vapore. Era strano quel pasto abbandonato,
d'altronde l'isola sembrava governata da regole
e rituali propri.
Greer sedette e prese dallo zaino il pranzo preparato
da Mahina: due banane, un panino al formaggio, una
bibita calda in bottiglia. In lontananza vedeva un piccolo molo protendersi nell'acqua, dalle rocce pendevano
corde sfilacciate. Sotto di lei il mare spruzzava gli scogli,
e ascoltare il ritmo delle onde le dava un incredibile
senso di appagamento. Aveva sempre amato l'oceano e
a Marblehead, in quegli ultimi mesi, quando veniva sopraffatta
dalla confusione del lutto per Thomas, era stato
l'oceano a calmarla. Eppure l, sopra quel mare infinito,
in quel posto cos remoto, non era soltanto calma ci
che provava, era il ritorno di un primo, minuscolo accenno
di gioia. Era riuscita a raggiungere Pasqua e stava
facendo la sua prima ricerca sul campo da sola. Prese
il taccuino e cominci a scrivere:
Primo giorno. Valutazione iniziale dell'attuale vegetazione
della costa nordoccidentale dell'isola: coltura estensiva di
graminacee e felci, senza apparente piantagione di arbusti o
copertura del terreno. Un campione (Al) di possibile Lycium
preso a due miglia oltre il villaggio di Hanga Roa. (Le bacche
sono commestibili per l'uomo? Quali sono gli altri possibili
predatori di frutta? Mezzi di dispersione?)
Terreno eroso e secco. Circa due dozzine di palme da cocco
crescono sulla spiaggia di Anakena, sulla costa settentrionale
dell'isola, ma oltre quel punto non c'...
Lo sfiatatoio emise un altro fischio, uno spruzzo d'acqua
marina le cadde addosso, e quando alz lo sguardo
vide una figura spettrale china sopra il piatto fumante.
Era una vecchia scalza, pallida e magra, con un grembiule
sudicio. Il vento le agitava i lunghi capelli bianchi.
Mentre sollevava il piatto, pieg le gambe con cautela.
Poi si volt verso Greer.
Iorana! grid Greer. C' vento. Viento! Fuerte!
Non si poteva mai sapere che differenza riusciva a fare
una parola cordiale. Il panorama disse Greer allargando
le braccia verso l'oceano, ... el mar, hermoso.
La vecchia scrut l'orizzonte.
Hermoso ripet Greer.
Vai kava nehe nehe disse la donna, la voce bassa e
fioca, quasi soffocata dal fragore delle onde. Si volt
verso la scogliera e scomparve.
Scivolando in avanti Greer vide che nella parete rocciosa
c'era una piccola fessura, una scheggia di apertura.
Ma certo, una grotta. L'intera isola era punteggiata di
tracce del suo passato vulcanico: condotti di lava creati
dal magma migliaia di anni prima. Sotto l'erba gialla,
sotto il basalto, quelle grotte formavano un mondo sotterraneo
di elaborati passaggi nascosti alla vista, ingombri
di scheletri di antichi isolani. Secondo le narrazioni
orali le grotte erano servite come rifugio e nascondiglio
nei periodi pi turbolenti; le famiglie vi avevano dormito
e cucinato e aspettato e, se necessario, seppellito i loro
morti. Anche i primi cristiani, pens Greer, comprendendo
i vantaggi di una rete sotterranea, scavarono catacombe
sotto la Roma antica, poi, durante le persecuzioni
religiose, vi si rifugiarono, vicino ai morti. Strano come i
mausolei diventassero spesso santuari.
Si riteneva che le grotte dell'isola non ancora esplorate
fossero numerose. Quella che aveva di fronte sembrava
servire da casa alla vecchia. Chiss quante erano abitate?
Si affrett a finire il suo pasto - si stava facendo tardi -
e riprese a scrivere le osservazioni della mattinata. Descrisse
nei dettagli il sentiero, la durata del percorso, il
numero di cavalli visti. Si era ripromessa di prendere appunti
copiosi, di documentare ogni passo della sua ricerca
come se in realt fosse sua responsabilit passare degli
appunti all'inesistente associazione che finanziava la ricerca.
Ma ora, a pi di pagina, aggiunse una piccola nota
poco adatta a un resoconto ufficiale, il genere di nota
che avrebbe fatto scuotere la testa a Thomas.
Una vecchia che vive in una grotta  venuta a prendere un
piatto di cibo caldo lasciato sulle rocce per lei da un uomo anziano.
Sembra una specie di eremita. Interessante.  pallida,
con i capelli bianchi. Di razza oho-tea.
Vai kava nehe nehe: tradurre.
Sorridendo tra s Greer chiuse il taccuino, impacchett
i resti del pranzo e torn verso il villaggio mentre
il sole cominciava a tramontare.
Dopo aver consegnato il cavallo al suo proprietario,
percorse le strade di Hanga Roa in direzione del residencial.
Erano le otto di sera e i pochi negozi dell'Avenida
Policarpo Toro erano chiusi. All'angolo un ristorantino
cominciava ad animarsi. Un uomo che indossava una
camicia marrone abbottonata al collo stava trasportando
sedie e tavoli nella strada polverosa, agit le tovaglie
di cotone a quadri sopra i tavoli, poi depose le saliere e
le pepaiole facendole tintinnare. Alcuni turisti si erano
gi accomodati e adesso si liberavano di visiere e macchine
fotografiche a tracolla, impilando guide sui tavoli.
Nella strada si mescolavano parole in spagnolo, tedesco
e inglese. A parte i turisti non c'era altro segno di
vita. Voltando in Te Pito O Te Henua Street Greer vide
Vicente Portales che camminava con un giornale ripiegato
sotto il braccio. Not l'eleganza del suo portamento.
Non era alto, ma il modo in cui teneva le spalle poteva
ingannare. La salut con la mano e le si avvicin con
aria sicura di s.
Visto? L'isola  piccola.
Cos pare.
Lui not il suo zaino rigonfio. Si direbbe che abbia
avuto una giornata di esplorazione intensa. Divertita?
S disse Greer, ma non poteva certo dichiarare di
aver preferito soffermarsi a guardare l'oceano piuttosto
che i moai di fama mondiale.  un posto interessante.
La parola giusta: interessante. Bello no. Per davvero
molto, molto interessante. Forse il posto pi interessante
che abbia mai visto.
Da quanto si trova qui?
Domanda difficile. Per lavoro, da cinque mesi. Ma,
come sa, faccio escursioni sulla terraferma con il volo
della Lan Chile. Be', mi piacerebbe molto sapere qualcosa
di pi sul suo lavoro, sull'argomento dei suoi studi.
La sociedad sembra sapere poco delle persone che ospita,
tuttavia scambiandoci le nostre conoscenze non faremo
che valorizzare il nostro lavoro. Mi fa compagnia
per un pisco sour?
Greer aveva accumulato abbastanza domande sull'isola
da essere tentata di parlarne con qualcuno che conoscesse
il territorio. E come aveva detto lui, era un posto
piccolo. Guard l'orologio. Mahina aveva avvertito
che la cena quella sera era alle nove, perci aveva un'ora
di tempo.
Che cos' esattamente un pisco sour?
 la tipica bevanda cilena, dottoressa Farraday! Deve
assolutamente provarla. Purtroppo, qui non ci sono bar.
Vittorio, laggi indic l'uomo che apparecchiava, sta
cercando di avviare un buon ristorante. Ma  per turisti.
Noi prenderemo un drink in stile Rapa Nui. Le va?
Vada per la bevanda cilena.
Si avviarono al negozio dove lei aveva fatto la spesa.
La porta adesso era chiusa, ma Vicente buss. Iorana!
Mario? Vicente aqui! Poco dopo Mario emerse con un
sorriso assonnato. Ah! Marblehead! Iorana! Hola, Vicente!
Una botella de pisco sour chiese Vicente.
S, s. Mario scomparve nel negozio buio per tornare
un momento dopo con una bottiglia e due bicchieri
di latta.
Maururu disse Vicente.
Scesero la collina verso la caleta, dove una dozzina di
piccoli pescherecci si allargavano a ventaglio dai moli, e
sedettero sul muretto di pietra che dava sul porto.
Vicente apr il giornale fra loro e lo sfogli fino a quando
un articolo non attir la sua attenzione. Questo l'ho
letto. Appiatt la carta e vi mise sopra la bottiglia e i
due bicchieri.
Visto? Indic la data del giornale. E vecchio di tre
giorni. Un oggetto piuttosto prezioso a Rapa Nui. Cercheremo
di non sporcarlo. Apr la bottiglia. Allora, so
soltanto che  venuta qui per prelevare campioni. Ha
creato qualche problema alla sociedad chiedendo un frigorifero.
Uno dei loro burocrati pensava che fosse per
conservare il cibo. Mentre parlava si tolse dalla tasca
una bandana, che us per pulire i bicchieri. Molte accuse
vengono mosse ai ricercatori statunitensi con tutte
le loro pretese. Ovviamente uno dei loro esperti gli ha
subito spiegato che i campioni devono essere conservati
al freddo.
In effetti sono qui per studiare i pollini fossili. Mi
piacerebbe scoprire che piante crescevano sull'isola e
quanto tempo fa, che cosa ne ha provocato la scomparsa.
Un campione lacustre decente pu contenere pollini
di diverse migliaia di anni.
Ah, s, le piante disse lui versando il liquido opaco
nei bicchieri. Un pezzo importante del mistero. Ci porter
pi vicino a comprendere l'isola.
E lei?
Io sto cercando di decifrare il rongorongo.
Le misteriose tavolette.
Nessuno finora  stato capace di decifrarle. Ma capire
che cosa sta scritto su quei pezzi di legno migliorerebbe
di molto la nostra comprensione di quello che 
successo su quest'isola.
Di che genere di legno sono fatte?
Ah, una domanda da botanica! Crediamo che alcune
siano di toromiro. Altre di lauro e mirto. Credo che
una sia di frassino. Certo, ne sono rimaste solo ventuno.
I missionari del diciannovesimo secolo obbligarono gli
isolani a bruciarle. Si dice che molte furono nascoste
nelle grotte, e non sono mai state trovate.
Mi piacerebbe darci un'occhiata. Un'occhiata al legno,
voglio dire.
La prossima volta che sar in Europa, forse. A Londra,
Parigi, Berlino, Vienna, Leningrado. Sono nei musei.
In questo emisfero ne restano solo tre. Due a Santiago
e una a Concepcin. Io le ho viste la prima volta a
Santiago, molti molti anni fa, ed  stato quell'incontro a
suscitare il mio interesse per la decifrazione. Ero giovane
e il loro mistero mi affascin. Ma adesso... Le pass
un bicchiere. Il suo pisco sour, senora.
Gracias.
Vicente la guard portarsi il bicchiere alla bocca. Il liquido
era aspro e forte, come un margarita con succo di
limone.
 buono disse lei con voce stridula.
Il pisco si produce con uva moscato della valle Elqui,
che noi chiamiamo Zona Pisquera, a nord di Santiago.
Una regione stupenda per fare escursioni o andare
in deltaplano, con cascate che scendono direttamente
dalle Ande. In Cile beviamo tutti pisco. Ma la maggior
parte degli stranieri non lo ama senza un tocco di
aspro...  troppo dolce per loro. E troppo forte. Pisquo 
una parola aborigena che significa "uccello che vola".
Spiega la sensazione che si prova nella testa quando si 
ubriachi. Capir fra qualche momento. Sorridendo
bevve un sorso, indugiando con lo sguardo sul bicchiere.
Le piace questa nostra piccola taverna rapa nui?
Molto bella.
Qualcosa nel modo in cui lui assaporava quel momento
di piacere - seduto su un muretto di pietra a versare
da bere in bicchieri di latta - indusse Greer a pensare
che fosse di famiglia ricca. Come se per lui i veri lussi
fossero le cose semplici e arcaiche.
Ma se sull'isola non ci sono tavolette, perch resta?
Intende dire che l'isola non le sembra il genere di
posto su cui restare a vivere per sempre? S, ottima domanda.
Sembrava che se lo fosse chiesto molte volte.
Certo, all'inizio speravo di trovare altre tavolette. Ormai
ci ho rinunciato. Sa, se il testo non  alfabetico, se 
simbolico, allora  probabile che in origine i simboli fossero
rappresentazioni di oggetti che avevano a che fare
con i primi rapa nui. Naturalmente il modo migliore
per determinare la relazione fra i caratteri e le cose del
mondo reale  esaminare le cose del mondo reale. Il linguaggio
si relaziona alla vita. Emerge dalla vita. Per
esempio, adesso i rapa nui hanno una nuova frase: peti
etahi. Significa "pesca uno" o, come dite voi "simile a
pesca". Peti  entrato nel linguaggio solo di recente, perch
la barca cilena dei rifornimenti ha portato sull'isola
un prodotto nuovo: le pesche in scatola. Qui non le avevano
mai viste. Adesso sono ovunque e la gente ne va
matta! Qualsiasi cosa buona, qualsiasi cosa a loro piaccia,
 peti etahi.
Ha trovato delle correlazioni?
Molti simboli sembrano essere uccelli, oppure parte
uccello e parte uomo. Altri sembrano pesci. E a dire la
verit, molti sembrano alberi.
Alberi?  sorprendente.
Questa, per,  la mia interpretazione. Il rongorongo
 un grande mistero, la realizzazione pi spettacolare di
quest'isola. I moai attirano i turisti. Ma il rongorongo,
be'... stiamo parlando di una cosa avvenuta soltanto
cinque volte nella storia del mondo. Vicente alz un
pugno in aria e a ogni nome apr un dito. Mesopotamia,
Messico, Egitto e Cina. Gli unici posti dove sia stata
inventata una scrittura. Qualsiasi altra scrittura  stata
presa in prestito, o adattata, da queste quattro. Quattro
invenzioni spontanee di scrittura. E qui, sulla mia isola
preferita alz il pollice, la numero cinque. L'unica
non ancora decifrata.
Questo  compito suo disse lei.
S,  compito mio.
Si direbbe un'evoluzione convergente disse Greer.
Gergo biologico?
Gli stessi sviluppi si verificano in specie diverse su
continenti separati, persino in epoche diverse. Il cactus
americano e l'euforbia platifilla africana sono distanti
oceani, eppure uno giurerebbe che siano imparentati.
Stessi fusti gonfi, stesse areole. Oppure la poligaia e il
pisello odoroso. Famiglie del tutto diverse, ma nove botanici
su dieci non riescono a distinguerne i fiori. La
stessa cosa con i semi a elica di acero, frassino e tipu.
Specie diverse, posti diversi, ma tutti fatti a elica. Certi
sviluppi hanno un senso.
Come la creazione della scrittura.
Esatto.
Che  nata soltanto in cinque posti. Uno dei quali 
proprio questo disse lui dando una pacca al muretto di
pietra.  incredibile.
Gi disse Greer. Spero soltanto che le sue tavolette
non si rivelino come alcune delle cuneiformi. Antiche liste
di generi alimentari, libri mastri. Sarebbe fantastico
se invece ci raccontassero veramente qualcosa. Si
port il bicchiere alle labbra, bevve un lungo sorso, e
sent l'alcol andarle alle tempie. Si pass le dita fra i capelli.
"Romeo ama Giulietta", come minimo. "Antonio
ama Cleopatra." Qualcosa di piccante.
Non "Romeo diede a Giulietta quattordici polli".
Combiniamo le due cose: "Romeo diede a Giulietta
quattordici polli perch l'amava", e allora s che abbiamo
qualcosa. L'inizio di un poema epico.
Vicente rise. Greer sent che la stava guardando e si
scost. Non voleva fare la civetta, era solo un po' alticcia.
La decifrazione sembra un ottimo progetto disse
abbassando il bicchiere. Una sfida.
Sarebbe molto bello sapere che cosa dicono. Anche
Vicente pareva contento di superare quel breve attimo
di imbarazzo. Comunque, anche se riusciremo a decifrare
il testo, rimangono poche tavolette da leggere. Da
quest'isola sono scomparse tante cose. Vuole sapere come
mai tutti quei moai sono ancora qui? Perch sono
troppo pesanti per essere portati via.
Greer rise.
Tutti i primi visitatori sono ripartiti carichi di oggetti
preziosi. Gli isolani scambiavano i loro manufatti con
cappelli e fazzoletti.  tragico. Chi sa quanta roba  ancora
sparsa per il mondo? Attualmente sto lavorando
per ottenere documenti che sembrano poter localizzare
altre tavolette. Ha sentito parlare della flotta tedesca che
gett l'ancora qui durante la Prima guerra mondiale?
L'ammiraglio von Spee. Per la verit era anche un
naturalista. Teneva diari botanici dei porti che visitava.
Non ho letto quei resoconti. Mi sono concentrato soprattutto
sulla sua corrispondenza navale, sul giornale
di bordo. I dettagli del suo carico. Un naturalista, dunque.
Era un uomo interessante. Part con la prima missione
colonizzatrice tedesca nell'Africa Occidentale. Fu
promosso contrammiraglio nel 1912, con destinazione
Tsingtao, ed  l che si trovava allo scoppio della guerra.
Un uomo di mondo. Certo, alle Falkland and a fondo
con tutta la sua flotta. Commise un terribile sbaglio...
cerc di darsela a gambe. Ancora oggi nessuno sa perch.
La paura non  una ragione abbastanza valida? Se
ricordo bene, era inseguito dall'intera flotta britannica.
Nonch da quella francese, russa e giapponese. Eppure
era un grande ammiraglio, dottoressa Farraday. Veramente
grande. Uomini cos non conoscono la paura.
Tutti hanno paura.
Nei rapporti dei suoi ufficiali e persino in quelli dei
suoi nemici von Spee viene descritto come un uomo di
straordinario coraggio.
Ma il coraggio, pens Greer,  un sentimento, non
un'indole. Nessuno, per quanto abile, pu evitare la
paura. Chi avrebbe mai immaginato che Thomas Farraday
avrebbe avuto paura del fallimento?
Comunque  stato qui disse Greer, che si stava divertendo
e non voleva rovinare l'atmosfera. L'ammiraglio
galante, coraggioso e incline alla botanica. All'isola
di Pasqua. Qual  il collegamento con il rongorongo?
Si ritiene, e spero che questi documenti lo confermino,
che la flotta abbia lasciato l'isola con oggetti preziosi.
Secondo le leggende locali molte cose sono scomparse
dall'isola con le navi da guerra.  mia speranza che i
preziosi oggetti in questione - le tavolette, ne sono convinto
- fossero stati spediti in Germania.
Greer alz lo sguardo e vide che nel cielo notturno
cominciavano a brillare le stelle. Una brezza fresca arrivava
dall'oceano. Che cosa poteva desiderare di pi:
una bella conversazione in un posto nuovo con una persona
nuova. Pieg le gambe e si sedette all'indiana. I
tedeschi ammetteranno di averle?
No disse Vicente. Secondo me, non vorranno mai
ammettere di aver nascosto le tavolette. Ma se ho i documenti
per provare che sono in loro possesso, allora la
situazione  diversa.
E vorrebbe restituirle all'isola?
S disse Vicente. Anche se la situazione con il Cile
 difficile. Sa, il Cile le reclamer, accampando un diritto
di propriet.
Agli isolani potrebbe non piacere.
Io sono cileno. Molte persone a Rapa Nui sono cilene
o figlie di cileni. Non c' antagonismo fra Rapa Nui e
il Cile. Non ancora. Per da parte degli isolani c' il sentimento
crescente che noi non dovremmo essere qui. Ci
chiamano mauku, pasto in spagnolo. Conosce questa parola?
Significa "malerba". Significa che roviniamo le cose
buone.
Qui ci sono un sacco di erbacce. Parlando di flora. E
ricordi che ci che per una persona  una malerba per
un altro  un fiore.
Be', anche se  una terra spoglia, gli isolani vorrebbero
averla per s. Dopotutto appartiene a loro. Negli
anni Cinquanta e Sessanta il governo proib agli isolani
di viaggiare. Cos alcuni rapa rui rubarono delle barche
a remi alla Marina cilena, altri costruirono persino barche
a vela e canoe, e salparono per Tahiti completamente
sprovvisti di strumenti di navigazione. Pu immaginare
l'orrore quando svegliandosi, all'alba, il villaggio
scopr che molti uomini erano partiti. Vicente scosse la
testa. Alcuni non lo avevano detto nemmeno alle loro
famiglie, per paura di essere trattenuti. Le barche non
fecero ritorno. Un altro capitolo terribile, per gli isolani.
Tanti uomini in gamba, uomini che avrebbero potuto
essere capi, dispersi cos.
Lei non sembra molto pr Cile.
Amo Rapa Nui. A Rapa Nui sono a casa mia. Questa  la verit, quello che sento dentro. Si tocc il petto. E mi piacerebbe che l'isola appartenesse alla sua gente. Comunque so che anche se sar capace di decifrare il rongorongo ci sar del risentimento. Non sono un isolano. Rimarr sempre un pasto.
Pensa davvero di riuscirci? A decifrarlo, voglio dire?
Immagino di doverlo credere, altrimenti non ci proverei nemmeno. Aspetto qualcosa di nuovo su cui lavorare. Spero di avere anch'io la mia stele di Rosetta.
La stele di Rosetta era di basalto. Quest'isola  basaltica.  di buon auspicio.
Speriamo disse Vicente, sorseggiando ci che era rimasto del suo pisco.
Adesso il cielo sopra di loro era nero, e le stelle cos luminose che sembravano sul punto di cadere. Un lampione lontano gettava una luce fioca, ma Vicente rimaneva in ombra. Greer tolse la torcia elettrica dallo zaino, l'accese e l'appoggi sulle pietre che li separavano. Cos va meglio disse.
Lui rise. Ah, dottoressa Farraday, si abituer presto all'oscurit di qui. Io non ce l'ho nemmeno. Afferr la torcia e la esamin. E lei? Prelever dei campioni?
Sembra il tipo di lavoro che produce risultati precisi e affidabili.
Una volta superata la fase faticosa e caotica dell'estrazione.
Un'occupazione mentale accompagnata da fatica fisica. Mi piace.
Anche a me, fino a quando non mi ritrovo in un pantano fino alle ginocchia.
Be', qui di pantani non ce ne sono.
I laghi dei crateri presenteranno qualche problema, ne sono sicura.
I laghi dei crateri?
I campioni vanno prelevati in una zona umida. Nell'acqua i pollini si possono conservare per migliaia di anni.
Ah, s. Nei crateri c' acqua fresca. Altrove il terreno  arido. E sa che cos' che vuole trovare?
A questo evito di pensare, in modo da non influenzare la mia analisi. Per mi interesserebbe capire perch qui non ci sono alberi n arbusti.  successo qualcosa - un'eruzione, un terremoto - che ha distrutto la vegetazione.
 come ho detto io: tutto scompare da quest'isola. Anche le piante.
Cos pare. Dovr studiare un campione. Estrarre pollini a varie profondit, contare i granuli e analizzarli. Cos potr cominciare a determinare che aspetto aveva l'isola in passato.
 un ottimo progetto disse Vicente. Sono un grande ammiratore della scienza botanica. Quando il proprio lavoro arriva a un'impasse, il lavoro altrui sembra sempre pi eccitante, pi importante, non trova?
Greer rise. Le graminacee hanno sempre pi clorofilla...
Vicente inarc le sopracciglia.
Gergo botanico: l'erba  sempre pi verde.
Ah, s, ho sentito questo detto. L'erba del vicino...  vero. Io non posso non essere affascinato dalla flotta tedesca. Perch sono venuti qui? Che cosa hanno fatto? Capita anche a lei di nutrire tante perplessit?
Greer annu. Mi piace pensare che non si tratti di perplessit. Che a volte la mente abbia bisogno di fare una deviazione per trovare un senso in quello che cerca.
S, be', allora forse vorr passare un po' di tempo a guardare le foto del rongorongo, mentre io mi dedicher a estrarre un paio di campioni. Mi sono sempre interessato al suo campo. Come sa ero un ammiratore di Thomas Farraday. Vicente la guard. Suo marito?
S.
Ho letto molto della sua opera.
Non abbastanza da sapere che  morto, le venne voglia di rispondere.
Mi dispiace di averla scambiata per lui. Certo, c'era scritto solo "Dott. Farraday". Ho fatto una deduzione sbagliata. Spero vorr perdonarmi.
Ma certo disse Greer. Non poteva sapere che era lo stesso errore che commettevano tutti. Comunque l'accenno a Thomas le peggior di colpo l'umore. Guard l'orologio. Spero che mi scuser. La cena  alle nove. E ho bisogno di rivedere i miei appunti di oggi.
Non deve fare tardi a uno dei banchetti umu di Mahina.
Conosce Mahina?
Ah, dottoressa. Tutti conoscono Mahina. Una donna straordinaria. Come ho detto,  un'isola molto piccola.
Allora grazie per il drink. Greer batt il bicchiere contro il suo. E per la conversazione. Alzandosi si infil lo zaino sulle spalle e prov un leggero capogiro.
Una bevanda alcolica nello stomaco vuoto dopo una lunga giornata... una pessima combinazione. Ci vedremo sicuramente al laboratorio. E altrove.
Senta, dottoressa Farraday, vorrei solo che sapesse che sono ancora seduto qui sul muretto perch penso che lei preferisca tornare da sola.
Una traduzione giusta disse lei.
Paragonato al rongorongo, il resto  facile.
Era affascinante, doveva ammetterlo. E in un altro momento forse Greer avrebbe desiderato che l'accompagnasse.
Sono solo di umore solitario disse.
 concesso. Comunque sappia che per me  dura.
Gli uomini cileni non sono abituati a permettere che una donna torni a casa a piedi da sola.
Be', questa donna americana  perfettamente abituata a tornare a casa da sola.
Mi sembra giusto. Per il momento. Paese che vai...
Tutta un'altra faccenda. Greer sorrise. Mi dia il tempo di imparare le usanze.
Lei mi ha piantato in asso, ha insultato le mie tradizioni e la mia virilit, dottoressa Farraday, il tutto in meno di un minuto. Che cosa diavolo ci aspetter i prossimi mesi?
Il lavoro.
Credo che lei avr un'influenza estremamente positiva su di me. Molto bene. Vicente si vers ancora da bere e volt la pagina del suo giornale socchiudendo gli occhi. Ah, ieri c' stata un'elezione e non sapremo chi ha vinto fino all'arrivo dell'aereo della prossima settimana. Vede come tutto qui pu diventare un mistero?
Buona notte, Vicente.
Lui alz il bicchiere. Salud, mi amiga. Sono molto curioso di sapere che cosa trover sotto il suo microscopio.
Anch'io rispose Greer. Anch'io.
E seguendo il fascio sottile di luce della sua torcia arriv fino alla strada.
...
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CAPITOLO 7.
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...
Il problema, fin dall'inizio, furono i rifornimenti.
L'equipaggio, duemila uomini tra ufficiali e marinai che aspettavano istruzioni da von Spee, avevano bisogno di cibo e acqua fresca. Le armi necessitavano di munizioni. E soprattutto, senza carbone, i cinque incrociatori corazzati non potevano avanzare neanche di un pollice.
Il carbone: un combustibile derivato da fossili di antiche piante che avrebbe deciso il destino di von Spee. La sola Scharnhorst, la nave ammiraglia, bruciava in un'unica giornata circa il venticinque per cento delle sue duemila tonnellate di combustibile che poteva trasportare. La nave aveva bisogno di gettare l'ancora e riempire le stive a meno di una settimana di navigazione.
Per l'impero germanico disponeva soltanto di una base di rifornimento fortificata in tutto il Pacifico: Tsingtao, il porto da cui lo squadrone stava fuggendo.
Nel Pacifico c'erano alcune Etappen, paesi neutrali con cui i tedeschi avevano accordi di rifornimento, e le isole Apia, Yap e Rabaul, colonie tedesche. Ma era solo questione di tempo prima che gli Alleati le conquistassero e facessero tacere il telegrafo e le stazioni radio isolando von Spee da ogni potenziale fonte di rifornimento.
Era il 6 agosto del 1914 quando la squadra tedesca dell'Asia orientale, la Kreuzergeschwader, prese il mare, cominciando il suo lungo e periglioso viaggio attraverso il Pacifico diretta alla base di Wilhelmshaven, verso la Germania, verso casa. Contro di loro erano alleate Russia, Gran Bretagna e Francia, le cui navi sbarravano rapidamente gli oceani di tutto il mondo ai mercantili e alle navi da guerra tedeschi. Soltanto il Baltico, lontano migliaia di miglia, restava sicuro.
"Da questo momento in poi" scrisse von Spee nel suo giornale di bordo, "sono solo." Lasciando Tsingtao aveva abbandonato ogni speranza di poter comunicare con la patria. Il suo radiotrasmettitore copriva un raggio di alcune centinaia di miglia e le stazioni erano poche e lontane tra loro. Isolato, von Spee avrebbe seguito le indicazioni stranamente profetiche impartite tanto tempo prima dal Kaiser ai comandanti che si trovassero in acque straniere in caso di guerra: Da quel momento egli sar solo a decidere... la tensione costante logorer le forze dell'equipaggio; le gravi responsabilit dell'ufficiale in comando saranno accresciute dall'isolamento della nave; voci di ogni natura nonch consigli di
persone apparentemente ben intenzionate in taluni casi faranno apparire la situazione disperata. Tuttavia il comandante non deve mostrare nemmeno un momento di debolezza. Deve ricordare costantemente che l'efficienza dell'equipaggio e
la capacit degli uomini di sopportare privazioni e pericoli dipendono principalmente dalla sua personalit, dalla sua energia, e da come adempir ai suoi doveri...
Quindi von Spee fece il suo dovere. Decise di attraversare il Pacifico, di doppiare la costa del Sudamerica e lanciarsi verso l'Europa.
La prima sosta dello squadrone in questo lungo viaggio fu Pagan, un'isoletta di propriet tedesca nelle isole Marianne. Qui trovarono bestiame e maiali, verdure fresche, farina, whisky, vino e tabacco. Gli uomini scesero a terra, durante la notte ascoltarono le canzoni degli isolani, guardarono la luna salire in cielo. Per qualche giorno fu come se la guerra non fosse ancora cominciata.
Ma quando le quattro navi con i rifornimenti di cui erano in attesa non arrivarono perch erano state catturate dagli alleati, tutti, von Spee prima degli altri, capirono che la caccia era cominciata.
Flotta sventurata: Graf von Spee e l'impossibile ritorno a casa.
...
.
...
FINE Parte 1.